di Giorgio Cisbani
(ex Senatore della Repubblica)
«Non credo che la scomparsa di Romano Folicaldi abbia sorpreso poiché alla veneranda età, da qualche tempo, si erano aggiunti seri acciacchi determinando una condizione pesante che lo straordinario affetto dei suoi poteva soltanto lenire. Così come credo che non abbia sorpreso la serenità negli occhi dei figli (ne ho incontrati due) facilmente riscontrabile da chi ha voluto/potuto porgli l’ultimo saluto. L’atmosfera in quell’ambito è quella di sempre, tranquilla, raffinata, profondamente serena, che neanche la mancanza dell’adorata Sandra e la grave condizione di Romano avevano minimamente scalfito.
Ho conosciuto Romano molti anni fa, quando sul finire degli anni ’60 ero nel consiglio di amministrazione dell’ospedale; quando le qualità professionali dei primari: Peruzzo-Diotallevi-Natale-Cossignani-Prignacchi, erano conosciute ben oltre i confini territoriali. Romano, aiuto di Prignacchi, già allora era conosciuto in primis come persona particolarmente per bene. Erano tempi che sembrava di poter toccare il futuro con mano. Nonostante certe strategie e violenze, colorate di nero e di rosso, cominciassero a colpire il nostro Paese.
Tempi che vedevano ribollire il nostro territorio grazie prevalentemente al settore calzaturiero, mentre Fermo, con le sue scuole, i suoi fantasiosi giovani e…il sindaco Annio Giostra (di cui Romano sarà profondo estimatore) sembrava esplodere per le incredibili coinvolgenti iniziative (come parziale esempio: la settimana di ”Fare Comunicazione” e la nascita di “Radio Città-campagna”)
Ho conosciuto la famiglia Folicaldi sin dalla residenza nei pressi del Duomo, ma con Romano non si può dire abbia avuto frequentazioni particolarmente numerose, però sono state costanti ed intense, contrassegnate da una stima profonda (senza falsa modestia: la sua nei miei confronti era eccessiva). Comunque in questa circostanza intendo limitarmi a dichiarare la mia soddisfazione per aver contribuito -penso in modo rilevante- alla sua scelta di candidarsi (1976), come indipendente nel lista del Pci per il consiglio comunale, per poi essere anche un apprezzato assessore (alla sanità).
Non ne parlo, altri lo faranno magari molto meglio di quanto potrei fare, tra l’altro rischiando di sconfinare nel melenso. Invece mi limito a parlare di Romano attraverso un episodio (quasi incredibile che -nientemeno- richiama aspetti preoccupanti dell’attualità) e portando alla luce curiosi suoi crucci e richieste che credo ben lo raccontino. Poi, più tardi, spero di pubblicare un vecchio mio scritto relativo ad una sua mostra, inedito ma che mi pare significativo. Lo spero, seppure la confusione di carte che mi connota è tale che potrei dovermi rammaricare.
Studenti dell’Iran: diversi anni fa, nel consegnarmi una grande cartella, dice “Ci sono delle foto dei giovani iraniani che hai invitato a Fermo” Lì per lì non capisco; poi ricordo. Comunque non ho invitato ma -semmai- ho favorito (ero assessore) la permanenza (alloggio, presso l’ex Sagrini in via Brunforte) a studenti iraniani che -sparsi per l’Europa- ogni anno -così aveva detto “il capo”- si ritrovavano per discutere di iniziative tese a “combattere il regime dello Scià”.
Era trascorsa una trentina di anni e quell’avvenimento era stato completamente da me rimosso quasi non fossi sicuro del reale accadimento. D’altro canto -ragionevolmente- si può pensare che -quasi improvvisamente- il Comune di Fermo dia ospitalità ad oltre cento giovani per tre giorni e conceda loro il Teatro? Senza quelle foto l’avvenimento si sarebbe perso nel nulla poiché ormai il principale testimone-protagonista (funzionario comunale) da tempo é scomparso e il sottoscritto mai si sarebbe azzardato a parlarne, certo di creare incredulità.
In una tarda mattinata del 1978, Romano così racconta, macchina fotografica a tracolla (la sua passione e “grandezza” anche come fotografo è nota), mentre raggiunge la sede comunale scorge la porta del Teatro aperta; entra e si sorprende nel vedere dei giovani sconosciuti su palcoscenico: ha appena fatto degli scatti, quando un giovane chiaramente straniero gli dice: “Per favore eviti di fare foto perché siamo ricercati dalla polizia dello Scià” Romano ovviamente smette ma gli scatti erano già avvenuti…e non sarebbero certo finiti in mano della polizia segreta dello Scià. Sono invece serviti a ricordare ancora una grande persona, oltre a far conoscere un momento particolare della vita della città (di ieri). E forse anche a far riflettere sulla complessità della storia, poiché molti di quei giovani, dopo aver generosamente e giustamente contribuito a abbattere l’odioso potere dello Scià, saranno probabilmente morti sotto i colpi del nuovo poter che si rivelò dittatoriale e sanfedista, seppure oggi impegnato contro l’assurda violenta arroganza degli Usa di Trump.
Al telefono una curiosa richiesta di Romano: “Senti Giorgio, si potrebbe avere il testo dell’intervento che ieri sera Gianni ha fatto a Montepacini”? La richiesta mi prende un po’ alla sprovvista anche perché, con mio fratello Romano ha un rapporto più che cordiale. Presso la sala di Montepacini, piccola, scomoda ma sempre viva, la sera prima veniva presentato da Nunzio Giustozzi la pubblicazione (ristampa) di Itaca Sparita – Fermo nelle opere di Luigi Di Ruscio (a cura di Gianni Cisbani). Gianni era intervenuto non soffermandosi sul testo bensì introducendo considerazioni non ad esso attinenti, Fermo era scomparso per far posto ad alcune relazioni che -secondo lui- intercorrerebbero tra Di Ruscio ed altri autori (noti e no). Il testo richiesto da Romano di lì a poco è stampato. Quando lo riceve è sicuramente soddisfatto ma una sfumatura lascia intendere che pensava che il nuovo testo fosse stampato tutt’uno con l’altro. E’ passato non molto tempo da allora. Esaurito “Itaca Sparita”, viene stampato con “Serata a Montepacini con di Ruscio”, come non ha richiesto ma avrebbe desiderato. L’altro giorno nel salutarlo gli abbiamo consegnato quella pubblicazione che senza sue indicazioni non avrebbe visto la luce.
L’ultimo incontro (prima dell’aggravamento): è strano, mi sembra contrariato nel mentre mi regala quella straordinaria sua ultima pubblicazione “Una storia unica. Come tante altre” (Foto di 60 anni fa: le valli e le persone del Comacchio). Prima di lasciare la sua abitazione mi è tutto chiaro: è molto contrariato perché qualche intoppo (non so quale) gli ha impedito di portare avanti l’iniziativa di cui parla da tanto tempo: un ricordo, adeguato, di Annio Giostra, sindaco e non soltanto, che per la città ha fatto tanto. Romano se ne è andato con questo rammarico, ma non è da escludere che qualcuno riprenda la sua idea, perché Annio veramente lo meriterebbe».

















