È un piccolo esercito che non fa clamore, ma i cui numeri iniziano a raccontare una storia nuova: quella di una generazione che non si limita a fuggire, ma che sceglie di tornare. Il focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro (“Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze”), elaborato sulla base dei dati Istat, delinea un trend in consolidamento: oltre 129 mila giovani italiani tra i 18 e i 39 anni sono rientrati in patria nel quinquennio 2021-2025. E se a livello nazionale i rimpatri rappresentano ormai 40 giovani ogni 100 che partono, la provincia di Fermo registra un netto progresso nella capacità di riassorbire i propri talenti.
IL FERMANO: CRESCITA COSTANTE DEI RIENTRI E CALO DEGLI ESPATRI
Analizzando il dettaglio statistico regionale, le Marche hanno visto il rientro di 3.053 giovani (+30% rispetto al quinquennio 2016-2020). All’interno di questo scenario, la provincia di Fermo mostra un segnale di tenuta e controtendenza importante. Nel quinquennio 2021-2025, i giovani che hanno riportato la propria residenza nel Fermano dall’estero sono stati 314, a fronte dei 257 del quinquennio precedente, segnando una crescita del +22,2% (le altre province marchigiane: Ascoli registra un +47,2%, Ancona con +44,5%, Pesaro-Urbino +19,3% e Macerata +16,9%).
Un dato significativo emerge dal confronto con la spinta all’espatrio: diversamente da altri territori, nel Fermano le uscite verso l’estero sono diminuite dell’1,8% (passando da 988 a 970 espatriati). Questa combinazione — crescita dei rientri e calo delle partenze — ha spinto il tasso di rientro locale da 26 a 32,4 ogni 100 partenze, avvicinando il territorio fermano ai ritmi di ricambio osservati a livello regionale e nazionale.
I MOTIVI DEL RITORNO – I dati del focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro confermano che non si tratta di un “ritorno di rinuncia”, ma dell’esito di un percorso di maturazione. Con un’età media nazionale al rientro di 29,6 anni, la maggior parte dei giovani rientra dopo aver completato fasi di formazione o prime esperienze lavorative di rilievo, svolte principalmente in Paesi come Regno Unito (16,4%) e Germania (15,1%).
Il motore della decisione di tornare va spesso ben oltre la sola retribuzione economica. Sebbene solo il 42,9% giudichi i salari italiani adeguati al costo della vita rispetto a quelli esteri, a pesare in modo determinante sulla scelta sono i fattori legati al benessere complessivo: motivazioni familiari e personali (67,7%) e qualità della vita (23,5%); la ricerca di un migliore bilanciamento tra lavoro e vita privata (work-life balance per il 75% degli intervistati); un clima e un contesto di lavoro favorevoli (67,9%) e maggiori tutele (64,3%).
Se ne può dedurre quindi che in contesti come quello fermano, la dimensione comunitaria, il ritmo di vita sostenibile e le radici territoriali e familiari rappresentino leve attrattive fondamentali, in grado di bilanciare le rigidità o le differenze retributive del mercato del lavoro locale.
«Il bilancio di chi sceglie di rientrare – come sottolinea la Fondazione – è ampiamente positivo: oltre il 70% dei giovani dichiarano di essere più soddisfatti della propria situazione personale in Italia, e il 53,5% giudica la propria posizione professionale pari o superiore rispetto a quella vissuta all’estero».
Ciononostante, la sfida centrale resta quella della sostenibilità nel lungo periodo. Come evidenziato dal presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca: «Quello dei rimpatri è un fenomeno sempre più rilevante per il Paese. Per questo è importante non solo favorire il rientro – percorso già in atto – ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all’estero. Intercettare e trattenere questa “fuga al contrario” rappresenta un’opportunità strategica: i giovani che tornano portano con sé competenze internazionali, reti di contatti e un know-how prezioso per il tessuto produttivo e sociale locale».
m.n.g.















