Milioni di Iva evasa. Dal “polo marchigiano” che gestiva tutte le operazioni, alla contestazione di associazione per delinquere di cui devono rispondere 23 indagati, ai sequestri per circa 25 milioni di euro sia su conti di alcuni degli indagati che ad aziende. Nelle carte dell’inchiesta della procura europea di Torino emerge come la presunta evasione milionaria dell’Iva sia stata orchestrata da due degli indagati. 

Il primo, presunto istigatore, un imprenditore del Maceratese, arrestato ieri insieme ad altre dieci persone. Per la procura europea, che gli contesta 49 capi di imputazione nell’ordinanza di oltre 500 pagine emessa dal gip Paola Vetro del tribunale di Torino, l’imprenditore farebbe parte del cosiddetto “Polo marchigiano”.

Con lui il polo marchigiano avrebbe fatto capo anche a una donna residente anche lei nel Maceratese, pure lei arrestata ieri e in carcere a Pesaro dove, domani ci sarà l’interrogatorio di garanzia per la donna. Nella lista degli arrestati anche un uomo di circa 50 anni di Sant’Elpidio a Mare. A tutti gli arrestati viene contestata l’associazione per delinquere.

 

Sempre secondo la procura il “polo marchigiano” di cui facevano parte anche altri sette arrestati si sarebbe dotato di innumerevoli società create al solo scopo di fungere da schermo e rendere difficoltosi gli accertamenti fiscali, svolgere ruoli ben determinati all’interno del programmato schema di frode carosello. Si parla di «un numero considerevole di ditte o società create ad hoc per essere inserite nel sistema illecito di false fatturazioni» che sarebbero state tutte gestite di fatto dai due tramite prestanome che avrebbero eseguito le loro direttive.

 

 

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