«Ci avevano detto “potevate studiare”, quando chiedevamo di chiarire le tante ombre di una fusione al ribasso approvata in fretta e furia. Ridevano, e si vantavano dicendo “ci abbiamo lavorato tanto”, ma non sapevano nemmeno cosa stavano votando, in quel Consiglio Comunale del 24 settembre. Non lo sapevano, almeno i più. Bollavano come polemiche le nostre perplessità sulla Put che passava da 5,3 milioni a 2,28; sull’assenza di un componente nel CdA; sulle anomalie degli utili di Astea Energia che poi si è scoperto erano gonfiati dai crediti di imposta. Fino all’errore marchiano. Nella delibera del Consiglio avevano scritto, volontariamente o per incompetenza amministrativa, ma resta pur sempre un fatto grave, che con la fusione avremmo ottenuto il 5%. Le calcolatrici dei Revisori, ai quali non era stato detto nulla, hanno invece svelato che le azioni concesseci da Astea avrebbero garantito il 4,9998%: l’artifizio che bastava per farci perdere tutti i poteri di controllo, già limitatissimi con il 5%. Ecco perché non volevano farci vedere il documento. Di qui la beffa di aver approvato un progetto errato nella forma e nella sostanza. Eppure in pubblico continuano a ostentare sicurezza, a dichiararsi nel giusto. Ancora in queste ultime ore».
E’ l’ultimo affondo, in ordine dei tempo, dei consiglieri comunali di centrodestra (FdI e Uniti) dopo l’ok dell’assemblea dei soci Solgas che ha dato il via libera alla fusione, e la conseguente conferenza stampa dell’amministrazione Scarfini, questa mattina in Comune.
«Nonostante il tragicomico epilogo di ieri, nell’ultima Assemblea Straordinaria di Solgas, dove un colpo di mano ha dovuto modificare le azioni di Astea Energia, pena la nullità sicura dell’intera procedura e la figuraccia certificata dalla perdita di ogni controllo. Le 7.391 azioni che hanno votato in Consiglio sono diventate magicamente 7.392. “Abbiamo risolto il problema”, dicono. Resta agli atti una delibera del Consiglio Comunale falsata. Sarà l’autorità giudiziaria a valutare l’annullamento. E l’arroganza amministrativa che irrideva è diventata l’imbarazzo con cui, nel chiuso di una stanza, la penna di un notaio ha dovuto correggere quel che l’Amministrazione comunale di Fermo non aveva visto, o non aveva voluto vedere…Avranno almeno l’onestà intellettuale di chiedere scusa?».
















