«La Polizia di Stato rinnova il proprio impegno al fianco dei giovani, delle scuole e delle famiglie, promuovendo la cultura della legalità, del rispetto e dell’ascolto, affinché ogni ragazzo possa sentirsi accolto, protetto e libero di esprimere se stesso». E’ quanto fanno sapere dalla Questura di Fermo, guidata dal questore Eugenio Ferraro, a margine dell’evento “Sarò la tua voce. La storia di Dea: il dolore trasformato in speranza” organizzato, ieri mattina al teatro dell’Aquila dal comitato Famiglie Sicurezza. Presenti, per la Polizia di Stato della questura di Fermo, il vicario del questore, Edoardo Polce, il vicequestore aggiunto Maria Raffaella Abbate e numerosi agenti.

«Un intenso incontro dedicato alla sensibilizzazione e alla prevenzione, che ha coinvolto gli studenti delle scuole superiori e le autorità del territorio. L’evento, organizzato dal Comitato Famiglie Sicurezza, con il patrocinio del Comune di Fermo e del XIX Ambito Territoriale Sociale, e in collaborazione con la Polizia di Stato – ricordano dalla Questura  – ha affrontato temi fondamentali quali il bullismo, il cyberbullismo e la tutela dei giovani in rete, ponendo al centro l’importanza dell’ascolto, del rispetto e della consapevolezza.
Dopo l’introduzione e i saluti iniziali da parte del Comitato Famiglie Sicurezza, è intervenuto il dirigente della Divisione Anticrimine, vicequestore aggiunto Maria Raffaella Abbate, che ha illustrato ai ragazzi le opportunità, i rischi e gli strumenti di tutela legati a un uso consapevole del web e dei dati digitali. Momento di profonda commozione ed empatia è stato dedicato alla testimonianza del cav. Mirna Bruna Mastronardi, presidente dell’associazione Deaxsempre e mamma di Dea. Attraverso il racconto della storia di sua figlia, delle fragilità adolescenziali e di un dolore profondo, trasformato oggi in speranza e impegno sociale, ha rivolto ai giovani un accorato invito all’autenticità: non lasciarsi condizionare dai social network, ma riscoprire il valore di essere se stessi, imparando ad accettarsi e a riconoscere la propria unicità».
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