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«Ribaltiamo La Città – per una nuova area Ex Dlf». Si chiama così il progetto del centro sociale autogestito “Officina Trenino 211” che verrà presentato martedì prossimo alle ore 21 al Gran Ferro Caffè.

«Il progetto di trasformazione dell’area ex dopolavoro ferroviario di Porto San Giorgio nasce – spiegano dall’Officina Trenino 211 – come un esempio concreto di una diversa politica urbana. Questa proposta risponde alla necessità di convertire la destinazione d’uso di uno spazio strategico per restituire alla comunità un’area verde e sociale. L’obiettivo è chiaro: ribaltare l’idea di una città progettata solo in funzione delle esigenze dell’industria turistica di luglio e agosto, cambiando direzione rispetto a una visione del territorio condizionata dalle conseguenze della speculazione edilizia».

«Il significato politico di questo progetto è preciso: dimostrare che lo spazio urbano – rimarcano dal centro autogestito – non è solo una merce destinata alla rendita, ma una risorsa per tutti quelli che attraversano la città, la cui funzione però si misura sulla qualità della vita di chi ci abita tutto l’anno. Questo intervento parte da un principio: l’amministrazione pubblica, avendo la disponibilità di quest’area, ha l’opportunità di gestire e riattivare direttamente gli spazi per finalità sociali, anziché subire passivamente le esigenze delle dinamiche di mercato. L’area si dovrà configurare come un’infrastruttura sociale in grado di rappresentare benessere e socialità e questa progettualità vuole essere un invito a riprogettare insieme l’identità di Porto San Giorgio, affidando il disegno del futuro della città nelle mani della comunità stessa. Al contrario, delegare ancora ai privati significherebbe affidare la cura alla stessa causa che ha generato i problemi abitativi e di vivibilità della città, emersi chiaramente anche dalle recenti analisi sullo spopolamento e la crisi abitativa locale. Questo progetto indica invece che l’azione e l’attivismo dal basso possono orientarsi verso il quotidiano di chi Porto San Giorgio la vive dodici mesi all’anno, riducendo la dipendenza dalle tossiche strategie di consenso elettorali e rendendo la città capace di accogliere e trattenere i suoi abitanti».

Porto San Giorgio

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