Un ruolo cruciale nella storia economica e sociale del territorio, quello della Cassa di Risparmio di Fermo S.p.A., istituzione profondamente legata alla città di Fermo in un legame che si riflette anche nel patrimonio architettonico e artistico custodito nei suoi edifici storici, aperti al pubblico in occasione dell’edizione 2026 di “È Cultura”.
Ieri, infatti, la Cassa di Risparmio di Fermo Spa, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, ha aperto, a più riprese, al pubblico Palazzo Matteucci, Torre Matteucci e il Giardinetto, in occasione di “È Cultura”, la manifestazione nazionale promossa dall’Abi e dall’Acri per valorizzare il patrimonio storico e artistico delle banche e delle fondazioni di origine bancaria.
A Palazzo Matteucci, sede storica della Banca in via Don Ricci 1, i visitatori hanno potuto scoprire gli ambienti del Palazzo, le collezioni artistiche e gli affascinanti resti dell’antico Teatro romano, custoditi nei sotterranei dell’edificio. Il percorso ha consentito inoltre di ammirare importanti opere d’arte, tra cui la Natività di Vincenzo Pagani, restituita alla fruizione del pubblico dopo un accurato intervento di restauro. Tra le principali novità dell’edizione 2026 figura l’allestimento della mostra “Impronte d’autore. L’arte dell’incisione nella donazione Angelini della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo”, ospitata nel salone della Filiale di Fermo sede. L’esposizione offre l’opportunità di conoscere e approfondire una parte del patrimonio artistico della Fondazione, attraverso le opere della donazione Angelini e il linguaggio dell’incisione.
Particolare attenzione è stata riservata alle nuove generazioni: nella mattinata infatti ci sono state visite dedicate agli alunni delle scuole primarie, che hanno potuto vivere un’esperienza di scoperta e conoscenza di alcuni dei luoghi più significativi della storia cittadina. Prosegue inoltre la collaborazione con la Sezione Provinciale dell’Ente Nazionale Sordi di Ascoli Piceno-Fermo, attraverso una visita guidata alle ore 11 con interpretariato nella Lingua dei Segni Italiana (LIS). Un appuntamento che conferma l’attenzione di Carifermo a rendere il patrimonio culturale sempre più accessibile e a favorire occasioni di partecipazione e inclusione.
Nel corso della giornata è stato possibile accedere anche al piano terra di Torre Matteucci, con ingresso da Corso Cavour. La Torre, unica testimonianza superstite delle numerose torri medievali che un tempo caratterizzavano il centro storico di Fermo, rappresenta un importante elemento della memoria architettonica della città.
Il percorso culturale è proseguito nel Giardinetto della Cassa di Risparmio, lungo Corso Cavour, dove i visitatori potranno ammirare “Boccacce” di Giulia Poppi, mostra che si inserisce nel programma di valorizzazione dell’arte contemporanea promosso dalla Banca. Lo spazio ospita inoltre “Germinal” di Mario Airò, installazione permanente donata dall’artista a Carifermo, che contribuisce ad arricchire il Giardinetto e a consolidarne il ruolo di luogo aperto alla cultura e all’incontro.
LA STORIA
Fondata nel 1857, la banca fermana si prepara a celebrare nel 2027 i suoi 170 anni di attività, un caposaldo del Fermano, con una sede che da sempre è a Palazzo Matteucci, uno degli edifici più rappresentativi del capoluogo del Fermano.
Già negli anni ottanta dell’ottocento, la Cassa di Risparmio di Fermo aveva avviato alcuni interventi di modifica della struttura, ma fu negli anni trenta del novecento che il palazzo venne interessato da un profondo restauro. I lavori culminarono, nel giugno del 1940, con l’inaugurazione della nuova facciata, destinata a diventare l’ingresso principale dell’istituto di credito.
L’intero complesso fu oggetto di un’importante opera di riqualificazione, finalizzata a trasformare i diversi piani in uffici e ambienti di rappresentanza della banca.
Durante la visita, a colpire è soprattutto la fusione tra lo stile architettonico degli anni trenta e gli elementi settecenteschi e ottocenteschi conservati all’interno del palazzo. Un dialogo tra epoche differenti che restituisce il fascino di un edificio attraversato da secoli di storia.
Accanto agli uffici, i vari ambienti custodiscono le preziose opere della collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, dipinti, strumenti musicali, carteggi, mappe, affreschi, oggetti di design e di antiquariato, cristalli e numerose altre testimonianze artistiche e culturali. Un patrimonio ricco ed eterogeneo, capace di affascinare i visitatori e raccontare l’evoluzione del gusto e della cultura attraverso i secoli.
Il palazzo deve il proprio nome alla famiglia Matteucci, che nel Rinascimento lo scelse come residenza. Capostipite della casata fu Saporoso Matteucci, condottiero e mercenario che per anni prestò servizio presso diverse corti europee. La famiglia occupava una posizione di primo piano nella vita politica, sociale ed economica della città e la collocazione stessa del palazzo ne testimoniava il prestigio.
Ma la storia di questo luogo affonda le radici in un passato ancora più lontano. Palazzo Matteucci sorge infatti su un’area che, in epoca romana, era occupata dal teatro della città. I suoi resti furono scoperti nel 1934, durante gli scavi per la realizzazione del caveau della banca, progetto che venne successivamente abbandonato in quel punto proprio a seguito del ritrovamento.
L’intenzione era quella di riportare alla luce l’intero complesso archeologico, ma la presenza di numerosi edifici costruiti nel corso dei secoli sopra le antiche strutture rese impossibile completare l’intervento. I resti del teatro romano, normalmente poco accessibili, sono stati tra le testimonianze più suggestive offerte ai visitatori durante la giornata di apertura.
Immancabile, lungo il percorso, il passaggio nella Sala dei Ritratti, che raccoglie i volti dei presidenti succedutisi alla guida della Cassa di Risparmio di Fermo e della sua Fondazione. Di particolare interesse anche l’ampia Sala del Consiglio, impreziosita dalle opere di artisti di rilievo.
Tra gli elementi architettonici più significativi del complesso spicca la Torre Matteucci, una delle testimonianze più importanti della Fermo medievale e unica superstite delle numerose torri che un tempo caratterizzavano il profilo della città. La torre fu ceduta alla Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo al prezzo simbolico di un euro, affinché l’ente potesse occuparsi del suo recupero e della sua valorizzazione.
La torre domina Corso Cavour, sul quale si affaccia anche il giardinetto storico, recentemente restituito al suo splendore grazie a un intervento di restauro. Lo spazio, di proprietà della Cassa di Risparmio di Fermo, si trova di fronte a quello che un tempo costituiva l’ingresso principale di Palazzo Matteucci e, successivamente, dell’istituto di credito, fino al 1940.
Prima dell’avvento delle automobili, era proprio qui che i clienti lasciavano le proprie carrozze o i cavalli prima di entrare in banca per effettuare le operazioni. Un dettaglio che racconta, attraverso le abitudini quotidiane, il cambiamento della città e della sua vita economica.
In occasione di “È Cultura 2026”, il giardinetto ha accolto anche le installazioni contemporanee dell’artista Giulia Poppi, creando un suggestivo incontro tra patrimonio storico e linguaggi artistici attuali.
Il progetto, intitolato “Boccacce”, richiama la smorfia irriverente di un bambino felice e invita il pubblico a entrare in un universo immaginifico, sospeso tra gioco, meraviglia e trasformazione.
Al centro del racconto artistico c’è proprio un bambino che segue con lo sguardo un millepiedi diretto a una festa, tra palme, frammenti argentati di festoni, glitter e luci. Un microcosmo ingigantito, nel quale la realtà cambia consistenza e chiede di essere osservata da vicino, senza distrazioni.
L’installazione suggerisce un mondo in continua metamorfosi, dove qualcosa sembra lanciarsi dalla torre e dove, nel silenzio delle acque sotterranee e tra la polvere delle antiche mura, si percepisce il mistero di qualcosa che sta prendendo forma.
Un dialogo tra passato e presente che riassume lo spirito dell’iniziativa, aprire alla città luoghi solitamente riservati, restituire visibilità a un patrimonio di straordinario valore e mostrare come storia, architettura e arte contemporanea possano convivere e continuare a raccontare l’identità di Fermo.



































