«Il nuovo Rapporto Bes (Benessere Equo e Sostenibile) dell’Istat traccia un quadro allarmante per la sanità marchigiana: nella nostra regione il 12% dei cittadini è costretto a rinunciare a visite ed esami diagnostici pur avendone bisogno. Una percentuale in forte crescita rispetto al 10,6% della rilevazione precedente e ben al di sopra della media nazionale del 9,6%. Le Marche si piazzano così al secondo posto in Italia per tasso di rinuncia, subito dopo la Sardegna, registrando uno degli incrementi più marcati del Paese (+1,4%). È la certificazione del fallimento delle politiche sanitarie dell’esecutivo regionale».

A dichiararlo è il consigliere regionale del Partito Democratico, Fabrizio Cesetti, commentando gli ultimi dati rilasciati dall’Istituto nazionale di statistica.

«Quando denunciamo una sanità al collasso – continua Cesetti – quando presentiamo interrogazioni, che spesso sono frutto di segnalazioni che mi arrivano da cittadini e personale sanitario da nord a sud della regione, e quando proponiamo mozioni con proposte che potrebbero essere utili a migliorare la situazione, non lo facciamo per spirito di polemica, bensì perché i dati certificano che, sotto i governi regionali del centrodestra, la situazione nella sanità pubblica è andata costantemente precipitando. Queste non sono “voci”, ma chiari e impietosi dati statistici che il presidente Francesco Acquaroli, primo responsabile della politica sanitaria della Regione Marche, dovrebbe conoscere e a cui dovrebbe iniziare a dare tempestivamente risposta».

«Il dato drammatico che vede crescere costantemente e inesorabilmente le persone che rinunciano a curarsi – prosegue l’esponente dem – perché il nostro sistema pubblico non è in grado di dare risposte, mentre una fetta sempre più consistente di popolazione non può permettersi di ricorrere al privato, è una fotografia dolorosa: un indice di inciviltà di cui la Giunta regionale porta la responsabilità, non solo per le scelte fatte, ma soprattutto per la netta chiusura a ogni proposta proveniente dalla minoranza, che responsabilmente lavora in Consiglio regionale per trovare soluzioni».

«L’analisi delle cause individuate dall’Istat parla chiaro – prosegue Cesetti –: il fattore principale è rappresentato dalle liste d’attesa, che bloccano il 6,5% della popolazione. Seguono il costo delle prestazioni (5,2%), a dimostrazione di come la sanità stia perdendo il suo carattere universalistico, e anche le difficoltà logistiche e di raggiungimento dei servizi (1,4%), che penalizzano le aree interne e le fasce più fragili. Un ulteriore elemento di profonda preoccupazione riguarda poi il divario di genere. La rinuncia alle prestazioni sanitarie riguarda infatti in misura maggiore la popolazione femminile: l’11,2% delle donne marchigiane è costretto a sacrificare la propria salute, contro l’8,1% degli uomini».

«Urge un cambio di rotta – conclude Cesetti – con lo stanziamento straordinario di risorse economiche per l’assunzione di personale e l’ammodernamento delle attrezzature. Altrimenti la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente».

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