«Ho sbagliato scelta nell’individuare il mio ex capo di gabinetto ma non conosco (e lo ribadisce più volte, a chiare note) mafia e corruzione». Questi i passaggi salienti dell’intervento del presidente della Regione, Francesco Acquaroli, a conclusione del consiglio regionale aperto tenutosi quest’oggi a Muccia. E rispondendo alle critiche della capogruppo Pd, Valeria Mancinelli, unica dell’opposizione rimasta in sala dopo che i colleghi di minoranza se n’erano andati a seguito di una bagarre con il commissario alla ricostruzione, Guido Castelli, il governatore ha rimarcato: «Non scappo né ho paura. Non è stato un errore politico. Io ho sbagliato la persona. Non mi sottraggo dalla vicenda giudiziaria che ha toccato le nostre istituzioni e che non mi riguarda. Non so cosa siano la corruzione e la mafia, non conosco questi termini. Ciò che è accaduto non è qualcosa di leggero e serve una riflessione profonda da parte di tutti. Serve chiarezza ma serve anche la realtà senza strumentalizzare le informazioni».
Il consiglio aperto a Muccia doveva essere un momento di ricordo, anche ahinoi di commemorazione, a dieci anni dal sisma. Ma inevitabilmente è virato sull’inchiesta giudiziaria che ha visto finire in manette anche l’ex capo di gabinetto del presidente, Pistarelli. «Non so se potete immaginare il mio stato d’animo di questi ultimi giorni, non lo auguro per nessuno. Forse sarebbe stato più opportuno rinviare questo Consiglio, ma abbiamo ritenuto importante esserci, mettendoci la faccia».
«Non mi sottraggo alla vicenda giudiziaria che ha toccato la nostra regione e le istituzioni che rappresento, ma che, da quello che mi risulta, non mi riguarda». Unico punto di accordo con la capogruppo Pd il richiamo al «dovere della chiarezza verso i marchigiani», aggiungendo la lealtà, nel senso di «non strumentalizzare le informazioni a vantaggio della propria parte».
Poi la ricostruzione dei fatti del governatore. La scelta di Pistarelli nel 2020 «nasceva dalla sua conoscenza del territorio e delle leggi: tre legislature da consigliere regionale, di cui una da capogruppo, e la professione di avvocato. L’elemento principale era la fiducia». Alla fine del primo mandato, al momento di rinominare lo staff, sarebbero emerse le prime perplessità: la scarsa disponibilità nei fine settimana, in un ruolo che «non ha sosta, né a Natale né a Ferragosto», e un problema di efficacia, con amministratori locali che avrebbero fatto presente al presidente pratiche che «tornavano indietro». Da qui la proroga pro-tempore, quasi un test, di tre mesi, firmata il 6 novembre. Proprio in quelle settimane, secondo il racconto del presidente, sono arrivate le prime «voci», una prima «molto fumosa», poi una seconda più circostanziata, su «un interessamento di Pistarelli ad alcune procedure». Voci che Acquaroli ha detto di aver inoltrato, come fa sempre, al segretario generale, chiedendo verifiche. «L’ho chiamato e gli ho detto che la sua presenza al settimo piano di Palazzo Raffaello era incompatibile: o dava le dimissioni o l’avrei rimosso io la sera stessa». Era il 2 dicembre 2025. «Se io l’ho nominato, sono stato pure io quello che l’ha rimosso» ha però rimarcato Acquaroli.
Sul nodo sollevato dalle opposizioni, perché non si sia rivolto subito alla magistratura, Acquaroli ha sostenuto che quelle segnalazioni «non configuravano notizie di reato» e che gli uffici gli avevano indicato che non era necessario procedere. Il presidente ha anche rimarcato più volte le «regole d’ingaggio date ai collaboratori: rispetto della legalità e mai entrare in procedure, appalti e bandi» riproponendo una frase ripetuta in ogni incontro: «Chi chiede di non rispettare le regole non viene a nome mio».
Il presidente ha sottolineato che, per quanto gli risulta, non sono indagati né lui né componenti della giunta, consiglieri o dirigenti regionali, e che nessuno dei reati ipotizzati negli uffici della Regione e della sanità sarebbe andato a segno. «Vuol dire che c’è gente perbene, che non si è piegata».
Poi in chiusura di intervento il messaggio alla comunità, non solo quella colpita dal sisma, che ha detto di aver servito per sei anni «instancabilmente, lealmente e con onestà».



































