facebook twitter rss

Licenziato per aver rifiutato di svolgere
mansioni superiori al suo profilo professionale

LA BATTAGLIA DI UN FERMANO - L'avvocato difensore Corinna Biondi: "Questa vicenda, che ha visto il lavoratore vincere in tutti e tre i gradi di giudizio (peraltro in tempi brevi 2013/2016), conferma che nonostante tutto sembri remare contro i lavoratori al giorno d’oggi, se il principio che si difende è giusto, vale la pena lottare per affermarlo e ottenere giustizia
Print Friendly, PDF & Email
tribunalediascolipiceno

Il tribunale di Ascoli

 

corinna-biondi

L’avvocato del lavoro Corinna Biondi

di Paolo Paoletti

Una sentenza quanto mai importante per il mondo del lavoro, arrivata in tutti e tre i gradi, e partita dalla denuncia di un lavoratore fermano, assistito dall’avvocatessa di Porto San Giorgio Corinna Biondi.

Il 7 Ottobre scorso è stata depositata una sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, che afferma un importante principio: il lavoratore non è costretto a svolgere mansioni superiori, che comportano un’assunzione di maggiore responsabilità, se al relativo ordine di servizio non corrisponde il giusto compenso.

Una conquista quanto mai importante partita dalla denuncia di un lavoratore di Fermo che si è affidato all’avvocatessa sangiorgese Corinna Biondi. Legale che spiega come: ” Il lavoratore, che nel 2012 si presentò nel mio studio legale per una consulenza, era alle dipendenze di una grande azienda e da troppo tempo era ‘costretto’ a svolgere mansioni inerenti un profilo professionale superiore a quello che gli veniva riconosciuto dalla datrice di lavoro. Preoccupato per le responsabilità inerenti quel ruolo delicato per cui non veniva nemmeno adeguatamente retribuito, sceglieva di rifiutarsi di farle, ciò solo dopo aver avviato un contenzioso con l’azienda per il riconoscimento del giusto livello di inquadramento. L’azienda lo licenziava, sostenendo che si fosse reso inadempiente dei suoi obblighi di dipendente“.

Da qui è partito l’iter:”Avviavo dunque la causa di lavoro in cui impugnavo il licenziamento – spiega l’avvocato Biondi – ritenendolo ingiusto, visto che quella esercitata dal lavoratore era la classica ‘eccezione di inadempimento’ (non mi occupo più di quel particolare compito visto che non vengo per ciò retribuito e continuo a svolgere le altre mansioni proprie del mio inquadramento). La causa esitava in una prima pronuncia positiva del Tribunale di Ascoli Piceno sezione lavoro che in accoglimento del nostro ricorso condannava l’azienda a reintegrare in servizio il dipendente ingiustamente licenziato, con risarcimento danni relativo. La sentenza, appellata dall’azienda, veniva poi confermata dalla Corte di Appello di Ancona e infine, pochi giorni fa, anche dalla Corte di Cassazione sezione lavoro che respingeva il ricorso della datrice di lavoro”.

Un importante riconoscimento per i diritti dei lavoratori, spiega l’avvocato Biondi: “Questa vicenda, che ha visto il lavoratore vincere in tutti e tre i gradi di giudizio (peraltro in tempi brevi 2013/2016), conferma che nonostante tutto sembri remare contro i lavoratori al giorno d’oggi (innalzamento costi della giustizia, leggi sul licenziamento sempre meno favorevoli per i lavoratori, tempi lunghi della giustizia), se il principio che si difende è giusto, vale la pena lottare per affermarlo e ottenere giustizia”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page



1 commento

  1. 1
    Saverio Sbrolla il 13 Ottobre 2016 alle 16:06

    Leggo, piuttosto attonito, un commento dell’avvocato: ” … che nonostante tutto sembri remare contro i lavoratori …”. chiedo all’avvocato, che sicuramente avrà molta più esperienza di me, se ha mai sentito o visto un’azienda vincere contro un lavoratore, io mai.

Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti


X