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Sisma, Gualtieri: “Anche noi vogliamo
essere inseriti nel cratere”

MONSAMPIETRO MORICO - Il primo cittadino: "In attesa della definitiva firma del decreto ho formalmente proposto alle competenti autorità, in particolare al commissario straordinario Vasco Errani, formale istanza d'inserimento del nostro Comune nell'area del cratere"
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Il sindaco Romina Gualtieri a Roma

Il sindaco Romina Gualtieri a Roma

Anche Monsampietro Morico vuole stare tra i Comuni presenti nel “cratere sismico”. “Ieri, in attesa della definitiva firma del decreto – fa sapere il sindaco Romina Gualtieri –  ho formalmente proposto alle competenti autorità, in particolare al commissario straordinario Vasco Errani, formale istanza d’inserimento del nostro Comune  nell’area del cratere. Medesima richiesta ho inoltrato al presidente della Regione Marche, in qualità di vicecommissario, insistendo in particolare, nella rivisitazione urgente della macrosismica per la classificazione delle aree  interne dell’ intero Fermano, in relazione al fatto che i nostri magnifici, seppur fragili, borghi, rischiano lo spopolamento e l’abbandono se non adeguatamente ricostruiti e tutelati. In particolare, copiose strutture ed infrastrutture nel territorio di Monsampietro Morico, in seguito al sisma del 24 agosto e successivo sciame, hanno riportato significativi danneggiamenti tanto da condurre all’emissione di numerose ordinanze d’inagibilità totale, (con bilancio in attesa di completamento per l’emissione delle schede Aedes), tra cui il teatro comunale Gigli, la chiesa di san Michele Arcangelo, unica nelle Marche ad avere un doppio campanile di oltre 40 metri e custode del polittico di Crivelli “1469, Chiesa di San Pietro e Antonio abate”, e la chiesa di San Pietro e Antonio abate. Senza dimenticare che immediatamente dopo il sisma, il gruppo comunale di Protezione civile, cui volgo ancora un sentito ringraziamento, unitamente ad altri gruppi comunale, ha con grande generosità collaborato per l’allestimento della tendopoli negli impianti sportivi al fine di procurare i temporanei alloggi a coloro che erano rimasti privi dell’abitazione”.


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