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Nero di sole, guai per Cerolini
Presentata istanza di fallimento

PORTO SANT'ELPIDIO - La società proprietaria dello chalet lamenta il mancato pagamento degli affitti e ha presentato l'istanza al tribunale di Roma contro la Effemme srl che gestiva il locale e ha sede nella capitale. Sulla carta di proprietà di una azienda americana, per la procura le quote societarie sono riferibili al patron della Civitanovese
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Lo chalet Nero di sole

Il sequestro dello chalet Nero di sole questa estate

 

di Gianluca Ginella

Affitti non pagati per lo chalet Nero di sole, i proprietari hanno presentato istanza di fallimento per la Effemme srl che ne aveva la gestione, le cui quote societarie sono riconducibili, secondo la procura di Macerata, al patron della Civitanovese, Giuseppe Cerolini. Il giudice si è riservato di decidere ma «è presumibile sarà dichiarato il fallimento, ci aspettavamo una reazione da parte della società, una offerta per il pagamento» dice l’avvocato Alfonso Valori che assiste la Mav snc, proprietaria del Nero di sole. Alcuni mesi fa, proprio in seguito al mancato pagamento degli affitti lamentato dalla Mav da parte della Effemme srl, azienda che ha la gestione di diversi locali (tra l’altro posti sotto sequestro nel corso delle indagini della procura di Macerata che coinvolgono Cerolini per presunte violazioni fiscali), era stata disposta l’immediata restituzione ai proprietari dei locali dello chalet di Porto Sant’Elpidio (leggi l’articolo). A deciderlo il giudice Luigi Reale del tribunale di Macerata al quale si erano rivolti i proprietari. In seguito però l’avvocato Valori, per conto della Mav snc, ha presentato istanza di fallimento al tribunale di Roma: la Effemme ha sede nella capitale. La società, in base a quanto emerge, ha un capitale sociale di 4 milioni di euro e risulta essere di proprietà di una azienda americana, la J. C. Oil. Ma le indagini della procura di Macerata hanno accertato che le quote societarie della Effemme sono riconducili a Giuseppe Cerolini. Quote che sono state sequestrate nel corso delle indagini sulle presunte violazioni fiscali. Recentemente un altro giudice ha disposto la restituzione ai proprietari del Caffè Venanzetti di Macerata, di cui Cerolini aveva la gestione.

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Giuseppe Cerolini

Gli inquirenti della procura di Macerata avevano disposto sequestri per equivalente per circa 21 milioni di euro tra il gennaio e il marzo di quest’anno. A gennaio la Guardia di finanza aveva eseguito un primo decreto di sequestro per equivalente, che in quel caso riguardava verifiche fiscali avviate nei confronti di una società operante nel commercio all’ingrosso di calzature e accessori (Mangusta srl) ed erano proseguite nei confronti di  altre società operanti nei settori del pellame, della plastica, della distribuzione di carburanti e di locali nel settore ristorazione che avevano portato alla contestazione di numerose  violazioni fiscali e tributarie. A marzo i nuovi sequestri per una presunta frode fiscale che sarebbe stata commessa con l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, la fraudolenta dichiarazione dei redditi, l’uso di fatture o altri documenti falsi, l’omessa dichiarazione, l’occultamento o distruzione di scritture contabili, l’indebita compensazione con debiti d’imposta. In questa inchiesta è coinvolta proprio la Effemme srl. Lo scorso luglio Cerolini e un suo collaboratore Giovanni Aldo Mellino, erano finiti in manette sempre nell’ambito delle indagini della procura che ha coordinato i militari della Guardia di finanza. L’ordine di custodia cautelare è stato emesso dal gip che ha ritenuto vi fosse pericolo di reiterazione del reato di frode fiscale, dopo che i finanzieri avevano accertato che Mellino avrebbe aperto una azienda in Bulgaria verso la quale due società legate al patron della Civitanovese avrebbero versato 410mila euro senza pagare l’Iva. Fatti che sarebbero avvenuti nonostante sul conto di Cerolini fossero già aperte due indagini della procura di Macerata, sempre per reati di natura fiscale.


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