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‘No’ alla riforma costituzionale, in tanti ieri all’appuntamento targato Forza Italia

PORTO SAN GIORGIO - Al tavolo dei relatori il vicepresidente della Camera dei Deputati FI, l’on. Simone Baldelli, il Capogruppo FI in Consiglio regionale, Jessica Marcozzi, il Capogruppo FI in Consiglio comunale, Carlo Del Vecchio e l’avv. Giovanni Vittorio Galeota. A moderare l’incontro è stato il coordinatore comunale FI, Francesco Pavoni
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Una numerosissima platea ieri sera, alle ore 21, ha partecipato all’incontro organizzato da Forza Italia all’hotel Caminetto di Porto San Giorgio per il “no” al referendum sulla riforma costituzionale voluto dal Governo Renzi. Al tavolo dei relatori il vicepresidente della Camera dei Deputati – FI, l’on. Simone Baldelli, il Capogruppo FI in Consiglio regionale, Jessica Marcozzi, il Capogruppo FI in Consiglio comunale, Carlo Del Vecchio e l’avv. Giovanni Vittorio Galeota. A moderare l’incontro è stato il coordinatore comunale FI, Francesco Pavoni:
L’on. Simone Baldelli nel suo intervento ha spiegato: “Cambiare non è necessariamente un bene. La riforma velocizza il meccanismo legislativo? C’è chi lo dice. Il Senato blocca? La verità è che se la maggioranza non ha maggioranza, le leggi non vanno avanti. La nostra Costituzione è stata scritta in base a un accordo sui valori tra tutte le componenti culturali e politiche. Questa volta invece è stata riscritta da una parte, anche di notte, senza opposizione. Questa riforma è un enorme pasticcio. Ecco perché cambiare in peggio non può significare migliorare il sistema o velocizzare l’iter legislativo. Che verrà velocizzato è una balla colossale. I testi rimbalzano solo quando la maggioranza va sotto o quando c’è un errore macroscopico che il testo stesso va cambiato. Il nuovo Senato, fatto di cento persone, non verrà più eletto. E se coincidono le riunioni di Consiglio regionale e di Senato, gli attuali consiglieri regionali dove vanno? Per non parlare dei sindaci. Ma è normale fare due lavori tra mille problemi quotidiani da risolvere. E quanta confusione in materia di competenze territoriali su cui si rischia l’assoluto immobilismo. Berlusconi è stato chiaro: è per il no. Ricordiamoci che non c’è il quorum. Il referendum avrà un esito. E chi vuole dare una mano al no deve andare a votare”.

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E’ stata poi la volta del Capogruppo Jessica Marcozzi: “Con questa riforma le Regioni saranno ridotte a enti amministrativi, non avranno più alcun potere politico di fare le scelte. Non ci sarà il fantomatico risparmio da 450 milioni di euro ma solo di 40 milioni di euro. Il Senato non verrà abolito ma diventerà una Camera debole, abolito sarà il voto dei cittadini. Si ridurrà lo spazio democratico. Renzi da mesi se ne va in giro per l’Italia a promuovere il referendum senza minimamente affrontare i problemi dell’Italia. Un dato incontrovertibile: il Governo non riesce a far uscire dalla crisi il Paese. Per questo motivo deve andare a casa. Nelle scorse settimane ha addirittura fornito dei dati errati sull’economia: il Governo parla di 1,6% nel 2016 e 1,4% nel 2017 come percentuali di crescita quando invece i dati dell’Istat parlano di 0,8 e 0,7. Non fa parola dei 170 mila italiani che nell’arco di nemmeno due anni sono emigrati in altri Paesi europei in cerca di occupazione. E non dimentichiamoci che con il decreto salva-banche hanno annullato azioni e obbligazioni. Forza Italia non è contraria a prescindere a una riforma costituzionale ma questa non può essere promossa da un Governo insediatosi sulla scia di un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale. Stanno facendo anche terrorismo sugli imprenditori minacciando presunte ripercussioni dall’Europa, di cui l’Italia è Stato fondatore, che non ci saranno in alcun caso”.

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A dare il suo contributo anche l’avv. Giovanni Vittorio Galeota: “Come presupposto vanno considerati gli articoli 131, 138 e 139 della Costituzione, che di fatto la rendono a schema rigido. Questo referendum, con un solo quesito, salta tutti i passaggi di revisione costituzionale e va a modificare addirittura in un solo colpo 47 articoli della Carta. Solo questo per dare l’idea di quanto sia ragionevole dire no al referendum. Va anche considerato che si è arrivati al referendum e all’idea di modifica della Costituzione a colpi di maggioranza. Questo è inaccettabile in uno Stato democratico quale quello che ci è stato regalato dai Padri costituenti. Tutto ciò nasconde una deriva autoritaria perché si vorrebbe tornare ad accentrare allo Stato, a una sola Camera, funzioni delegate alla Regione quali ad esempio la Sanità con uno schiacciamento verso il basso delle eccellenze che in questi anni si sono formate in Italia”


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