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Tatiana, 17 anni, faccia a faccia col terremoto:
“La paura e la nube che si è levata da Visso”

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Tatiana Sisini di Villa Sant’Antonio

 

di Claudio Ricci

Il futuro è un’incognita lacerata dalla paura di ricominciare, ma sta a noi scegliere da quale parte vogliamo stare. Sta a noi vedere la distruzione come una rinascita. Una rinascita che si può affrontare insieme”. Tatiana Sisini, ha 17 anni e vive a Villa Sant’Antonio una delle frazioni di Visso centro quasi totalmente distrutto dopo le scosse iniziate il 26 ottobre. La sua casa come quella di altri vicini per fortuna non si è lesionata “Perchè sono nuove” racconta. Ma la sua vita è comunque cambiata perché Visso non è più a Visso. Gli abitanti sono quasi tutti sulla costa. Ed è qui che la comunità sta cercando di ripartire per poi tornare nella sua casa, tra le montagne. Anche se l’abitazione non è compromessa Tatiana con la madre Rita e la sorella Maila vive al momento in un appartamento in affitto a Civitanova. “Perchè é qui che le elementari e le medie ora fanno le lezioni – spiega – e mia sorella deve seguirle per non perdere l’anno”.

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Cumuli di macerie a Villa Sant’Antonio

Il padre Romolo è idraulico e non può lasciare Villa, qui ha la sua ditta e tutto il suo lavoro. La sera delle prime forti scosse Tatiana era a casa con i suoi. “Avevamo organizzato una cena di famiglia, in tutto 8 persone – racconta –  Eravamo a tavola. Con la potente scossa delle 21, la casa ha tremato, è andata via la luce e molti oggetti sono caduti a terra. Ci siamo spaventati. La preoccupazione è stata subito per parenti ed amici perchè abbiamo visto una nube di polvere levarsi da Visso e abbiamo cominciato un giro di telefonate per assicurarci che tutti stessero bene. La fortuna è che con la prima scossa delle 19 molti erano già usciti di casa”. Ma Tatiana non ha paura. Lo si sente dalla voce: giovane eppure senza esitazioni. Nel terremoto vede la speranza e già immagina la sua Visso rinata e bellissima. Oggi ha ricevuto dalla sua scuola, è alla 4° liceo al Linguistico di Camerino una telefonata: “Il preside è fiducioso nella ripresa delle lezioni il 21”, rivela tradendo l’entusiasmo di rivedere i compagni e finalmente ricominciare una vita normale. Di seguito la sua lettera. Nelle parole la luce di chi ha già buttato lo sguardo oltre le macerie e la paura e vede nella distruzione un’opportunità di rinascita.

villa-santantonioE’ stato un susseguirsi di emozioni, che hanno riempito il momento del sisma, causate dal tremore del terreno, la mancanza di luce e il rumore degli oggetti che cadevano. O peggio, il rumore delle case che inermi crollavano. La sensazione di sentirsi ancorati al terreno, mentre tutto intorno è in movimento. La paura incastrata al sollievo di essere salvi. Le lacrime che si consumano con gli abbracci. Il sollievo di sentire una voce, al di là del telefono, che rassicura di star bene. Lo stupore mescolato con il terrore, nel vedere in faccia la distruzione. Il futuro è un’incognita lacerata dalla paura di ricominciare, ma sta a noi scegliere da quale parte vogliamo stare. Sta a noi vedere la distruzione come una rinascita. Una rinascita che si può affrontare insieme. Dentro ad ogni luce c’è oscurità, così come ogni oscurità ha in sé una certa luce. E’ una questione di prospettiva, da un opposto ne nasce un altro. E credo che non ci sia contrasto più bello. E’ una propria scelta, poter vedere un nuovo inizio all’interno di una fine, e voler creare qualcosa dal niente. Così fa la natura ogni giorno, e così possiamo farlo noi. Prendiamo in considerazione, ad esempio, un tramonto e un’alba. Sta a noi vedere la notte come una fine, o la spinta per un nuovo inizio. Sta a noi la scelta di costruire il nostro futuro. La terra che si muove deve essere una spinta per far muovere le menti. Si devono muovere le persone, i cittadini, la bandiera della nostra nazione. Si devono muovere di un’andatura armonica al fine di poter fare sbocciare migliaia di ginestre dalle macerie. Al fine di poter dare ai bambini un’occasione di restare insieme uniti e di far passare quest’esperienza tragica, in una lezione di vita. Dalla vita, nasce vita. Se non lo si vuole fare per noi stessi, lo dobbiamo fare per loro. Tra paesi completamente distrutti non sarà altro che pura magia, poter assaporare di nuovo lo scorrimento quasi impercettibile della vita che riprende indisturbata il suo corso”.

(foto di Riccardo Emiliani)

 

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