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La Cisl scrive a Renzi: “Non solo elogi per la gestione dell’emergenza terremoto, dignità contrattuale per i dipendenti degli enti Locali”

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Dignità contrattuale per gli operatori della sanità ed i dipendenti degli Enti Locali delle Marche che  risultano penalizzati economicamente perché i fondi contrattuali, necessari per remunerare le indennità legate allo straordinario e alla produttività, vengono ridotti. Questa la richiesta contenuta della lettera aperta che il  segretario generale regionale CISL FP Marche, Luca Talevi e il Segretario regionale – area sindacale di Ascoli Piceno e Fermo, Giuseppe Donati, hanno inviato al premier Matteo Renzi. Ecco il testo integrale:

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri dott. Matteo Renzi,
in questi ultimi mesi, dal 24 agosto ad oggi, molti territori di Marche, Umbria, Lazio, sono stati colpiti dalla tragedia immane del terremoto. Nel Lazio e nelle Marche, il terremoto del 24 agosto si è portato via 300 persone che hanno perso la vita in pochi secondi, lasciando sgomento, sofferenza e pianto tra i famigliari e gli amici. Le scosse successive, quelle del 26 e 30 ottobre, grazie a Dio, non hanno fatto registrare morti ma tanta distruzione e la perdita considerevole di beni mobili, immobili ed attività produttive di intere popolazioni.
Il Presidente della Repubblica ha giustamente elogiato i tantissimi volontari della Protezione Civile, i Vigili del fuoco ed il personale dell’Emergenza sanitaria che si sono e si stanno adoperando per assistere le quasi 30.000 persone che si trovano senza casa, senza lavoro e senza più un tessuto sociale che appartenga loro.
Caro Presidente, il quadro lo conosce benissimo. Il Governo che Lei presiede si è subito attivato per stanziare fondi e dare direttive normative cogenti per affrontare l’emergenza, ma ha dimenticato, nel contempo, che l’applicazione di alcune Leggi preesistenti sta creando imbarazzo e sconcerto tra gli stessi operatori sanitari e dipendenti degli Enti Locali. Tra quei lavoratori chiamati a massima responsabilità e collaborazione, senza limite d’orario, per essere presenti, giorno e notte, tra i nostri connazionali in difficoltà.
Gli stessi operatori della sanità ed i dipendenti degli Enti Locali delle Marche, in queste settimane, vengono prima elogiati dalle massime cariche dello Stato per la solerzia e l’infaticabile lavoro che hanno svolto per soccorrere i circa 25.000 sfollati presenti in Regione ma poi, allo stesso tempo, risultano penalizzati economicamente perché i fondi contrattuali, necessari per remunerare le indennità legate allo straordinario e alla produttività, vengono ridotti drasticamente in misura corrispondente ai risparmi realizzati ai sensi dell’art. 9 comma 2 bis del DL 31 maggio 2010 n.78 convertito, con modificazioni, in legge 30 luglio 2010, n. 122 come modificato dall’articolo 1, comma 456 della legge n.147/2013 e di quanto chiarito dal M.E.F. con la circolare n. 20 del maggio 2015.

Una schizofrenia pura e semplice che non tiene conto minimamente del contesto attuale e dell’estrema necessità di mettere in campo tutte le risorse economiche possibili per agevolare chi, giorno e notte, resta vicino alle popolazioni colpite. Perché, caro Presidente, Funzione Pubblica nei territori colpiti dal sisma, oltre ai tantissimi volontari, dal 24 agosto ad oggi, chi si è adoperato senza sosta per soccorrere, curare, consolare, accompagnare, svolgere pratiche, effettuare servizi di ristoro ed accoglienza, sono stati i dipendenti delle pubbliche amministrazioni e della sanità pubblica. Gli stessi che in molte occasioni, sbagliando, sono stati definiti “fannulloni”. Nelle Marche, il taglio dei fondi contrattuali del personale della sanità, qualora fossero seguite pedissequamente le indicazioni date dalla circolare n.20/2015 del M.E.F, rischia di sfiorare i 3 milioni di euro. Altrettanti tagli, hanno interessato i fondi della contrattazione integrativa dei dipendenti degli Enti Locali. Se la norma, fino al 24 agosto era contestabile sotto il profilo della legittimità e dell’opportunità, visto che si abbatteva su una categoria che da sette anni attende il rinnovo contrattuale, oggi, davanti all’immane tragedia che ha colpito anche le Marche e tenuto presente che molti dipendenti sono anche terremotati, la riduzione dei fondi appare di un’ iniquità senza limiti. Viene letta come una sorta di beffa.
Soprattutto alla luce di quanto visto e letto in materia di riduzione degli stipendi dei parlamentari e delle loro indennità, considerati diritti acquisiti e quindi intoccabili. Egregio Presidente, dapprima come cittadini marchigiani poi come rappresentanti  sindacali dei dipendenti pubblici di questa Regione, Le chiediamo fortissimamente, anche alla luce degli eventi legati al terremoto, di rivalutare la norma di legge che impone alle Amministrazioni Locali ed agli Enti del S.S.R. delle Marche, di ricalcolare i fondi contrattuali in base alla differenza di personale presente in servizio. La richiesta non è motivata, ci creda, da interessi corporativi ma da un’oggettiva necessità del pieno utilizzo di tutte le risorse economiche e contrattuali possibili da poter destinare al personale pubblico impegnato – purtroppo lo sarà a lungo – nei luoghi e nelle situazioni di massima criticità che l’esodo di migliaia di persone dall’interno alla costa, genererà.
Lo chiediamo a nome dell’ Organizzazione Sindacale, la CISL FP MARCHE, che rappresentiamo. Ce lo chiedono i tantissimi iscritti del Fermano, dell’Ascolano e delMaceratese, territori dove 30.000 persone sono senza casa ed ospitate nei centri di raccolta, nei camping, negli alberghi della costa. Abbiamo bisogno che giunga un messaggio di forte e concreta vicinanza delle Istituzioni nazionali ai dipendenti pubblici dei territori colpiti, che spesso sono dipendenti e contemporaneamente sfollati. Molti paesi e borghi delle Marche, geograficamente, non ci sono più ma i loro cittadini hanno tanta speranza di ricostituirsi socialmente e di rimanere uniti.
Egregio Presidente, nello sforzo che tutta l’Italia sta producendo per fronteggiare una calamità subdola ma devastante, i lavoratori degli Enti Locali e della sanità vogliono ricoprire un ruolo da protagonisti. Intendono onorare fino in fondo il loro essere  pubblici ma per farlo hanno bisogno di sentirsi apprezzati e non vessati da norme non più “realisticamente accettabili” nel contempo attuale.


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