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Festa dell’Unità nazionale, Litantrace:
“Nelle difficoltà gli italiani
sanno collaborare”

GROTTAZZOLINA - Il presidente dell'associazione Combattenti: "Oltre che cittadini del mondo e dell’Europa, siamo fratelli e sorelle d’Italia. Non dimentichiamoci del significato di Patria"
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Domenica scorsa, posticipata di una settimana per problemi legati ai recenti eventi sismici, si è celebrata a Grottazzolina la festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Il giovane presidente dell’associazione grottese Combattenti, Giorgio Litantrace , dottore in Ricerca Storica e Risorse della Memoria e consigliere comunale a Grottazzolina, esprime, a nome dell’associazione, un grande grazie per la riuscita dell’evento: “Un sentito grazie al Comune col quale collaboriamo per la realizzazione dell’evento, al maresciallo di Fermo, Rizzo, e al maresciallo Capponi, alle associazioni patriottiche, ai Vigili del fuoco di stanza a Grottazzolina, al corpo bandistico e soprattutto grazie ai molti bambini e ragazzi delle scuole paesane insieme ai loro insegnanti e a tutte le persone intervenute. Una menzione specialissima poi per il nostro immarcescibile presidente onorario, Ennio Occhiodoro, classe 1922 e medaglia di bronzo al valor militare.

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Celebrare l’Unità nazionale e onorare i nostri caduti significa ricordare, la nostra identità e tramandarla alle giovani generazioni. Le parole “senza tempo” del nostro inno nazionale ci ricordano che l’unità e la libertà sono conquiste di ogni giorno. Già il titolo, “Fratelli d’Italia”, non è affatto casuale: siamo davvero parte di un’unica grande famiglia. E i momenti più difficili, come quello che stiamo vivendo col terremoto, spesso riescono ad aumentare la solidarietà fra noi, a far riscoprire ciò che ci unisce. L’impegno dei singoli Comuni, la partecipazione volontaria di tanti cittadini, la straordinaria solerzia della Protezione Civile e dei Vigili del fuoco, la famiglia italiana sa collaborare e bypassare le differenze tra persone: quelle caratteriali, quelle socio – economiche, quelle politiche. Restare uniti a volte è difficile, ma lo sappiamo fare se rimaniamo radicati in ciò che ci unisce. Il rischio è che troppo spesso però, nella quotidianità più serena, ci si rifugi nel cosiddetto “familismo amorale”, cioè nell’egoismo, nel pensare solo ad ottenere il massimo per sé e la propria famiglia. Ecco allora perché queste cerimonie patriottiche non sono anacronistiche, ma necessarie oggi più che mai: senza memoria comune perderemmo la nostra identità e rischiamo sempre più di dimenticare la storia e il senso del nostro camminare insieme. In fondo basterebbe ricordare il significato del termine Patria, troppo spesso erroneamente attribuito a specifici orientamenti politici. Patria, scriveva il grande patriota irredentista Nazario Sauro, è il plurale di padre: è tutto ciò che ci unisce. Oltre che cittadini del mondo e dell’Europa, siamo “fratelli e sorelle d’Italia”: camminiamo allora il più uniti possibile, come un’unica grande famiglia”.


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