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Nel cuore di San Zenone: viaggio all’interno del campanile ferito
(il video racconto in esclusiva)

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Viaggio nelle ferite di San Zenone

 

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di Paolo Paoletti

E’ una delle chiese più antiche di Fermo per la quale i cittadini nutrono un particolare legame affettivo. In queste settimane San Zenone è diventata il simbolo del terremoto che ha colpito il comune capoluogo. Si tratta della zona rossa della città che comprende parte di Corso Marconi e Piazzetta. A preoccupare è l’incremento della pendenza del campanile e una serie di lesioni visibili solo in parte dell’esterno. Una ferita in movimento che, come spiegato nei giorni scorsi dal sindaco Paolo Calcinaro, si è aggravata. Dopo la scossa notturna di 4.8 di qualche giorno fa si è verificato il crollo di un muro interno nei pressi della porta di accesso alla torre campanaria oltre ad ulteriori distacchi che vanno ad aggiungersi a quelli precedenti. Un nuovo quadro più pesante che ha portato alla revisione di quello che doveva essere il primo progetto di messa in sicurezza.

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Il muro al primo piano della torre campanaria recentemente crollato

Nessuno, fino ad ora, a parte gli addetti ai lavori, ha avuto modo di entrare dentro il campanile lesionato e sul quale, ogni giorno, si concentrano centinaia di occhi dei passanti. Accompagnati dall’ingegnere Andrea Astorri, da Giordano Torresi dell’Ordine di Malta, a cui la chiesa è stata affidata da quattro anni,  e dal parroco Andrea Patanè, siamo entrati dentro al campanile per mostrare la situazione interna di San Zenone. Una visita fatta nel rispetto di tutti i criteri di sicurezza (il casco di protezione è d’obbligo) e accompagnati da un team di professionisti esperti.

Un viaggio iniziato dall’esterno e poi proseguito al primo piano, nella parte dell’organo e all’interno della torre. Tecnicamente, il problema strutturale di San Zenone è dovuto ad uno schiacciamento a pressoflessione con allargamento delle due fodere della muratura. In parole povere la parte interna e quella esterna dell’edificio si stanno allargando.  Un nucleo di 7 metri per 7 metri, quello della torre, con una canna interna di 3 per 3 quindi incredibilmente pesante e massiccia. “Da tempo questa torre ha avuto un progressivo movimento in avanti, modesto, ma c’è sempre stato – spiega l’ingegnere Astorri –  ed è stato sempre sotto costante monitoraggio. Le scosse del 26 ottobre e quella del 30 hanno comportato un rigonfiamento della parete, visibile da fuori, ma ancor più da dentro. Una deformazione di oltre 5 centimetri che evidenzia un ammaloramento”. Inclinazione che si presenta in modo più deciso. E’ una sollecitazione antica, perchè ci sono delle lesioni vecchie, però quello attuale è un forte aggravamento della situazione che ci ha preoccupato portando ad un progetto di pronto intervento per riportare la chiesa alle condizioni pre -terremoto”.

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Le immagini ben descrivono, più delle parole, le ferite che hanno inflitto la chiesa di San Zenone. Anche per questo, l’intervento predisposto dall’ingegner Andrea Astorri viene definito da molti come un ‘piccolo miracolo’. Una squadra al lavoro in una condizione di pericolo costante e con lo sciame sismico che prosegue.

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La crepa che evidenzia il distaccamento all’interno della torre campanaria

Ad avere un legame speciale è senza dubbio Giordano Torresi, che con orgoglio, grazie all’Ordine di Malta e all’Arcivescovo Luigi Conti, avevano riaperto San Zenone a cittadini, fedeli e turisti:”La chiesa è stata data in comodato dall’Arcivescovo all’Ordine di Malta dopo averla riaperta quattro anni fa – spiega Torresi –  San Zenone ormai è diventato un simbolo, la chiesa più antica, il primo duomo di Fermo. Credo che ad essere ottimisti dobbiamo riaprirla in tempi brevissimi, non solo per dare un segnale ma per riconsegnarla a tutta la comunità. In tal senso è importante l’impegno dell’Arcidiocesi e del comune di Fermo. Un grazie al sindaco, all’amministrazione, agli uffici della curia, all’Arcivescovo e all’ingegnere Andrea Astorri che si sta dedicando a tempo pieno a questo piccolo miracolo. Vogliamo riaprila perchè questa chiesa è circondata dall’affetto di tutti i fermani e non solo, credo che l’Ordine di Malta abbia un impegno e un obbligo morale per tutto quello che può servire alla riapertura immediata di questa chiesa”.

 

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L’ingegnere fermano Andrea Astorri

E’ poi l’ingegnere Andrea Astorri ad illustrare quello che sarà il futuro di San Zenone:”Si tratta del secondo progetto visto che il primo è stato superato dall’aggravamento provocato dalle scosse successive. Si compone di quattro parti. La prima fase è quella di mettere delle fasce in poliesteri che hanno una portata notevolissima e che permettono una prima condizione di sicurezza. Successivamente passeremo a bloccare la canna interna con un sistema di puntelli orizzontali e verticali in modo da confinare e bloccare le murature. Successivamente  faremo una cinturazione intorno, con un sistema a tubi e giunti. Saranno necessari circa 2.500 giunti di bloccaggio. La quarta fase sarà quella di posizionare un secondo giro di fasce tutto intorno per bloccare, e mettere in resistenza i martinetti che sono posti sulla struttura tubi e giunti ad ogni traversa orizzontale. Dall’esterno si vedrà un graticcio di tubi e giunti per un’altezza di sei metri circa. Questo sistema comprimerà dentro e fuori la muratura. E’ possibile, se riusciremo a dare tutta la pressione san-zenone-terremoto-5che serve, anche rimettere in ordine le murature. Questo sistema serve per ritornare al pre- terremoto, quindi gli effetti causati dal terremoto sulla torre vorremmo contenerli completamente. Stiamo lavorando molto intensamente. E’ stata scelta l’impresa Acciarri di Montalto che è un’ottima realtà Al momento il problema è il reperimento dei materiali che sono molto richiesti in questa fase. Speriamo entro la fine di novembre di arrivare in fondo al progetto per riaprire tutto quello che c’è intorno alla chiesa e che è stato bloccato“.

A dare speranza alla comunità di Santa Lucia, rimasta al momento senza un luogo di culto visti i gravi danni riportati da Sant’Agostino, è il parroco fra Andrea Patanè: “Abbiamo ritrovato il valore centrale dell’essere Chiesa viva fatta di persone unite nel reciproco amore. Impegniamoci a vivere veramente questi legami d’amore che diventano come i tiranti che tengono insieme le strutture murarie anche quando ci sono i terremoti”.

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