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Situazione e prospettive economiche del fermano: alla Camera di Commercio i dati di Bankitalia

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Da destra: Andrea Santori, Gabriele Magrini Alunno, Eleonora Cutrini, Enrico Paniccià

Da sinistra: Andrea Santori, Gabriele Magrini Alunno, Eleonora Cutrini, Enrico Paniccià

 

di Nunzia Eleuteri

A pochi giorni da una riflessione sul futuro della Camera di Commercio di Fermo (leggi articolo), la stessa ha visto ieri pomeriggio una platea illustre di amministratori, professionisti, bancari e imprenditori impegnati in una tavola rotonda sulla situazione e le prospettive dei distretti calzaturieri, alla presenza del direttore della Banca d’Italia sede di Ancona.

Il vice presidente della CCIAA, Sandro Coltrinari, dopo gli onori di casa, ha lasciato la parola al direttore della Banca d’Italia di Ancona, Gabriele Magrini Alunno, che ha dato il via alla presentazione dell’analisi economica delle Marche elogiando le piccole banche di credito cooperativo del territorio e la Cassa di Risparmio di Fermo per le scelte effettuate in questi anni. Momenti in cui si pensava che la globalizzazione non lasciasse spazio alle piccole realtà locali schiacciate dai colossi bancari. La Cassa di Risparmio di Fermo, non solo ha resistito ma ha raggiunto risultati più che positivi nonostante la congiuntura economica sfavorevole soprattutto per il calzaturiero, attore principale del nostro settore produttivo. Testimonianza di come una profonda conoscenza del territorio possa essere determinante sotto tutti i punti di vista.

 

Il report della Banca d’Italia sui dati economici della nostra regione non è rassicurante (leggi articolo): siamo in una situazione di lieve ripresa che stenta però a partire in modo più deciso.

Un discorso approfondito numericamente da Alfredo Bardozzetti e Davide Dottori responsabili dell’area ricerca economica della Banca d’Italia di Ancona:”Le tensioni Russia e Brexit hanno avuto ripercussioni pesanti che ancora oggi vedono al ribasso la crescita del commercio internazionale. Nel contempo la ripresa dell’accumulazione del capitale delle famiglie non coincide con un aumento di investimenti. C’è ancora cautela in tal senso, la domanda di credito da parte delle imprese presenta infatti un segnale debole. Generalmente possiamo parlare, quindi, di una lieve ripresa ma la situazione congiunturale delle Marche non è variata molto rispetto agli anni precedenti. Abbiamo un quadro eterogeneo con maggiori difficoltà proprio in alcuni settori come quello dell’edilizia e delle calzature nelle esportazioni”.

 

E proprio sulle calzature è tornato il direttore della Banca d’italia, Magrini Alunno:“La capacità artigianale di alta qualità di questo territorio è il punto di forza che rende questo settore un’eccellenza e che ha consentito uno sviluppo nonostante i tempi difficili. Questo distretto non è uguale a nessun altro, non è omogeneo: ci sono piccole e grandi imprese, imprese familiari ma anche holding con presenza di fondi. Questa diversità ha consentito di introdurre un processo di trasformazione possibile solo quando c’è flessibilità. Caratteristiche non riscontrabili in altre parti d’Italia. Durante la crisi le imprese del fermano si sono riposizionate spostandosi verso segmenti di mercato più elevati. In otto anni le imprese calzaturiere hanno anche ridotto drasticamente gli indebitamenti. Un passaggio molto importante che in altri settori non è stato riscontrato. Le aziende hanno anche saputo diversificare gli investimenti trasformando completamente, a volte, il prodotto finale. I margini di profitto sono certamente ridotti rispetto al passato ma questo tessuto imprenditoriale ha tutte le carte in regola per reagire come ha già dimostrato di saper fare”.

 

Concreto e propositivo Enrico Paniccià, titolare della Giano Srl:“Le aziende di piccole dimensioni hanno bisogno di essere sostenute sul piano dell’innovazione e sull’aspetto occupazionale. Il costo del lavoro così elevato è una morsa per le imprese. Poche aziende riescono ad utilizzare la cassa integrazione e spesso le istituzioni sono di ostacolo. L’industria calzaturiera ha oggi necessità di essere flessibile per potersi trasformare e seguire la stagionalità che la caratterizza. Il mercato non aspetta e gli imprenditori devono correre dietro ad esso. I grandi marchi si rivolgono a noi per la produzione perché presentiamo velocità di azione e di pensiero nel rispetto di una grande qualità. Questa è una bella prospettiva ma dobbiamo essere pronti con personale qualificato e formato, dobbiamo affrontare anche le nuove opportunità offerte dai fondi di investimento e cercare di anticipare i tempi. Investire sul territorio e sulle persone è una priorità per la nostra azienda e in questa direzione vogliamo procedere ma certamente ci aspettiamo un cambio di rotta sulle normative del lavoro; sono necessari sgravi fiscali che possano permettere nuove assunzioni”.

 

“Quarta generazione per la Santori Pellami con i suoi oltre 100 anni – ha raccontato Andrea Santori, titolare dell’omonima impresa ed ex presidente di Confindustria Fermo – oggi però anche le realtà più strutturate sono in sofferenza. La burocrazia con cui bisogna costantemente confrontarsi non è certo un aiuto ma un ostacolo. Abbiamo panorami normativi diversi persino da regione a regione. Quindi alle problematiche estere si aggiungono persino quelle interne. Tra imprese e banche non rileviamo tensioni sul territorio ma collaborazione. Voglio però concludere con una frase del presidente nazionale di Confindustria, Squinzi, quando chiede ‘dateci un Paese normale’!”.

 

E’ stata, infine, Eleonora Cutrini, professore associato di economia applicata all’Università di Macerata a sottolineare come da questo distretto partano i prodotti di più alta qualità verso l’estero:”Su questo aspetto bisognerebbe lavorare. Queste competenze vanno rigenerate e rivitalizzate. Vanno al contempo analizzate le prospettive del mercato, così come si dovrebbe studiare la cultura dei paesi emergenti. Questo comporta un investimento inevitabile per chi vuole avere una politica di produzione e posizionamento di lungo periodo”.

L’ultima parola a Sandro Coltrinari, vice presidente di una Camera di Commercio che qualcuno vorrebbe far scomparire e che rappresenta invece un importante presidio per il territorio con le sue oltre 25.000 aziende. Una Camera di Commercio che rappresenta essa stessa un’eccellenza per la qualità dei servizi a costi contenuti e per la intraprendenza nell’internazionalizzazione e la promozione del territorio.

Così Sandro Coltrinari ha congedato una platea illustre:”Siamo di fronte ad una sfida che vogliamo vincere!”. Forse si riferiva al contesto economico ma la frase si sposa perfettamente a tutto il resto che dovremmo difendere con le unghie e con i denti.


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