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SPECIALE
Le regole della ‘Bestia nera’,
viaggio nel covo dello sfruttamento

giovedì 1 Dicembre 2016 - Ore 23:07
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black beast finanza

 

di Giorgio Fedeli

Un clan malavitoso organizzato gerarchicamente e con un controllo del territorio studiato in ogni minimo dettaglio, dalle “vedette” alla ripartizione di spazi e aree di influenza. La maxi operazione del gruppo di Fermo della guardia di finanza ha alzato il sipario su quella che è stata ribattezzata dai Finanzieri “Black beast”, la bestia nera, congrega oligopolisitica della prostituzione operante sulla costa fermana e elpidiense. L’organizzazione, piombata nel Fermano un paio d’anni fa, si è subito messa all’opera per occupare gli spazi lasciati liberi a seguito dell’operazione Transilvania. E ci era praticamente riuscita. In pochi mesi, a suon di minacce e accordi con organizzazioni minori, dei veri e propri patti di non belligeranza, era stata capace di scalare posizioni e porsi a capo, o quantomeno in una posizione di predominanza, della prostituzione sulla costa arrivando addirittura a appaltare alcune tra le postazioni più redditizie per il meretricio.black beast finanza

Quelli della “Black beast”, undici persone, erano quasi tutte accomunate da quel tatuaggio distintivo: un felino gigante, antropomorfo, che avvinghia, ringhiando, una giovane donna. Questo, infatti, facevano quelli del clan. Reclutavano, con la forza o anche con più subdole forme di circuizione, le ragazze per poi costringerle a prostituirsi. Ne controllavano una trentina, sparse sul territorio costiero. Tutti ne avevano almeno una al proprio servizio. I più scaltri anche tre o quattro. Tutte rumene. E considerando che ognuna di loro garantiva in media 500 euro di proventi al giorno, con picchi anche di 1.500 euro per prestazioni occasionali domestiche, è facile arrivare al capitale criminale che si trovavano a gestire. I più lungimiranti capitalizzavano il denaro inviandolo quasi sempre in Romania, quelli più goderecci se li spendevano in gioco, slot machine e auto di lusso (la Finanza di Fermo, nel corso della sua operazione, ne ha sequestrata anche una di grande valore, una Mercedes). Ma le attività della Black beast non si fermavano al meretricio. Sì perché erano in grado anche di offrire altri servizi ai clienti come il reperimento di sostanze stupefacenti (per questo motivo le fiamme gialle nella loro operazione, di certo non facile a causa delle mille sfaccettature criminose, hanno chiesto l’intervento anche dei reparti cinofili). Ma non solo servizi a richiesta. Di mezzo c’era anche l’estorsione. E’ facile ipotizzare che, per farsi consegnare del denaro, ricattassero i clienti delle loro lucciole minacciandoli di far sapere a tutti, ad esempio, che le prostitute, dopo i rapporti sessuali, erano rimasta incinte. E a quel punto per le vittima di turno, magari con a casa moglie e figli ad attenderli, diventava eticamente e moralmente impossibile, quantomeno imbarazzante denunciare il fatto. A riprova della meticolosa struttura anche logistica della Black beast c’era anche quel reticolo di vedette sul territorio. Uomini e donne incaricati di tenere informata la cupola sugli spostamenti delle forze dell’ordine sul territorio ma anche, e soprattutto, su eventuali manovre sospette da parte della concorrenza con la quale i rapporti sono sempre stati tenuti “ovattati”.black beast finanza seccia caruso

A dire la verità gli inquirenti hanno buone ragioni per pensare  che alcuni episodi criminosi registrati in passato, con estorsioni e rapine a danno di alcuni clienti delle lucciole, siano ascrivibili a una lotta soft, messaggi precisi ai competitor, una sorta di guerra fredda tra fazioni proprio per il controllo del territorio. Perché quel braccio di ferro non è mai sfociato in fatti di sangue? Perché si sarebbe alzato il livello di allarme. E questo avrebbe danneggiato soprattutto i criminali stessi con forze dell’ordine ancor più agguerrite nei loro confronti. Allora meglio raggiungere un patto di non belligeranza con tanto di spartizione delle aree. Tutto questo la guardia di finanza e la Procura lo sanno da tempo, e conoscono anche bene le dinamiche economiche legate al meretricio. Per questo motivo, oltre alla guerra in strada, la Procura e le fiamme gialle hanno avviato una guerra finanziaria, colpendo la criminalità dove più fa male, ossia sulla cassa, sul patrimonio, sui capitali. Ma anche andando a verificare tutto il contorno, dai contratti di affitto di alcuni appartamenti nel mirino ai più labirintici canali di circolazione del denaro. E le armi? Un’organizzazione del genere potrebbe disporre anche di un piccolo arsenale. Per il momento armi non ne sono state scoperte. Ma gli investigatori non escludono possano esserci, da qualche parte, ben occultate magari da qualche insospettabile che si è prestato a fare il “tesoriere”. Organizzazione di stile mafioso, quindi? Per molti versi sì anche se qualcuno, a differenza di quanto accade in quelle, ad esempio, della malavita siciliana, calabrese o campana, sarebbe in passato riuscito a uscire dal giro, non senza comunque aver ricevuto una buona dose di percosse.

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Gli affiliati alla “Black beast” si erano, infatti, dotati anche di un lessico segreto con cui comunicare. I più alti in grado erano i “fratelli” (termine usato anche in caso delle donne appartenenti al clan). Quelli di rango inferiore, invece, erano i “cugini”. E in passato ci sono stati anche degli screzi interni quando qualcuno, per offendere un fratello, lo ha chiamato cugino. Un’onta. C’era, ovviamente, anche un capo, (secondo gli inquirenti è tra i sette finiti in manette mercoledì). E c’era anche chi, tra silenzi e parole dosate col contagocce, aveva già dimostrato di avere la stoffa per succedergli. Insomma la Black beast aveva ben programmato anche il futuro, per evitare qualsiasi soluzione di continuità. E poi c’erano loro, le lucciole, vittime spesso anche di violenza morale e fisica, che in alcuni casi chiamavano i loro protettori con gli appellativi di “Papi” o “Papà”. Una sorta di reverenza? Un modo per cercare di confondere eventuali intercettazioni o più drammaticamente il segnale di una sindrome di Stoccolma che attanagliava alcune delle ragazze da marciapiede?

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Il procuratore Domenico Seccia

Gli investigatori non tralasciano alcuna ipotesi anche perché, come sottolineato dal procuratore della Repubblica, Domenico Seccia, le indagini sono ancora in corso. Tutti e sette gli arrestati dovranno rispondere di Tutti dovranno rispondere di associazione a delinquere, di favoreggiamento e di sfruttamento della prostituzione. Tre di loro anche di tentata estorsione aggravata. Ma il cerchio deve ancora chiudersi. Si cercano, da una parte, gli ultimi esponenti del clan, quasi sicuramente tutti all’estero (e contro i quali potrebbero essere emessi nelle prossime ore dei mandati di cattura internazionale) e dall’altra si studiano i movimenti della “concorrenza”. Come la Bestia nera ha occupato gli spazi lasciati vuoti dopo l’operazione Transilvania, che il 4 aprile del 2014 aveva portato i carabinieri di Fermo e i Ros di Ancona allo smantellamento di un’organizzazione transnazionale criminale con 26 indagati beccati tra Fermo, Porto Sant’Elpidio, Liguria, Piemonte, Veneto e Sicilia, anche oggi si è creato un vuoto di potere nel “mercato nero” su cui qualcuno, magari organizzazioni concorrenti, potrebbero aver già messo gli occhi, e non solo. E su cui la Procura e le forze dell’ordine promettono massima vigilanza.

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