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Ecco la lettera del coordinamento 5 luglio
al Fatto Quotidiano e la risposta
della giornalista Sandra Amurri

FERMO - L'inviata del quotidiano diretto da Marco Travaglio: "Elogio della libertà di informazione"
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sandra-amurri

Sandra Amurri

“Caro direttore – l’incipit della nota della giornalista del Fatto Quotidiano, Sandra Amurri, al direttore di Cronache Fermane, Paolo Paoletti – torno a chiederti ospitalità dopo la mia del 30 novembre (leggi l’articolo) sulla tragica vicenda di Emmanuel in cui invitavo al confronto dialettico quanti avevano preferito offendermi. Lo faccio per informare che la sola risposta ricevuta è quella inviata, dal Coordinamento antirazzista 5 luglio, al direttore del mio giornale, Marco Travaglio. L’evidente intento dei paladini dell’antirazzismo, firmatari in rappresentanza del Coordinamento, era, ovviamente, di screditarmi agli occhi del mio direttore, magari con la speranza che prendesse provvedimenti disciplinari, forse, fino al mio licenziamento e, dei lettori, visto che chiedevano la pubblicazione della lettera in cui, oltretutto, veniva attaccato anche un altro giornale nazionale-locale. Lettera in cui, i possessori del patentino antirazzista conquistato sul campo con la manipolazione della realtà, si arrogano anche il diritto di sostituirsi alle autorità giudiziarie nell’emettere sentenze, citando alcuni responsi e, ignorandone altri, come l’autopsia, ad esempio, ma di questo qui non voglio parlare, ne ho già scritto e continuerò a farlo. Altro è difendere, come dovrebbe fare qualunque persona che voglia definirsi civile, la memoria di Emmanuel, morto a seguito di una violenta rissa, scaturita da un epiteto razzista. Una cosa è certa: rivendico ciò che ho scritto con assoluta correttezza. Secondo gli autori della lettera, invece, io sarei colpevole di aver scritto che il contenuto dell’informativa (presenza di membri della Black axe ai funerali) fosse vero (non vi è un solo mio commento) e, di conseguenza, mi sono resa complice nell’aver alimentato “la “zona grigia” plagiando “le deboli menti”, (cittadini) “ vittime designate di questo tipo di informazione…”, fino ad invitare, calorosamente, il direttore Travaglio a “non sottovalutare la vicenda della nostra piccola città…” affermando “Il suo giornale, che conta tra i firmatari di questa lettera numerosi lettori abituali” tacendo che altri, firmatari, come Rossi, il 21 luglio su facebook lo definiscono “rivoltante…e pensare che c’è qualcuno che lo considera un giornale progressista. Almeno posso dire che personalmente non ci sono mai cascato”. Evviva l’ipocrisia! Perchè, proseguono, “Fermo e i moti della sua opinione pubblica possono offrire un osservatorio privilegiato di uno spaccato profondo che rappresenta la pancia dell’intero paese, di come si diventa nazisti ..”, sottolineo, nazisti. Sembra uno scherzo? Invece, è realtà, come si evince dalla lettera, che segue. (alla quale ho tolto le sole parti riguardanti un’altra testata giornalistica).

(la nota del Coordinamento antirazzista 5 luglio è stata inoltrata anche alla nostra redazione. Ma Cronache Fermane, poiché la nota stessa muoveva critiche dirette a altre testate giornalistiche, ha deciso di non pubblicarla. A diffonderla è la stessa giornalista del Fatto Quotidiano, Sandra Amurri con gli opportuni Omissis in presenza di riferimenti a altra testata giornalistica)

“Lettera aperta al Direttore de “Il Fatto Quotidiano”
“Il 5 luglio u.s. Fermo è stata teatro dell’omicidio di un richiedente asilo nigeriano in presenza della moglie, in seguito ad un insulto razzista ad essa rivolto. A differenza di vari precedenti di minore gravità (atti intimidatori contro parrocchie impegnate nell’accoglienza, aggressioni e insulti ai danni di immigrati) o di maggiore gravità (uccisione di due lavoratori kosovari attirati in casa da un imprenditore), l’assassinio di Emmanuel è salito alla ribalta nazionale scatenando immediatamente una campagna di stampa tesa a screditare le vittime e ad avvalorare le versioni dei fatti fornite dall’ omicida e dalla difesa…..Omissis ….Il suo giornale, che conta tra i firmatari di questa lettera numerosi lettori abituali, il suo giornale, che si è distinto tante volte nella produzione di inchieste sui più marci retroscena della vita politica ed economica del paese, il suo giornale, che così spesso ha corrosivamente polemizzato con la stampa asservita, ha assecondato quella campagna che un’abile regia ha orchestrato contro la verità e l’evidenza e che trova rispondenza in una parte grande della città, rivelando così la profondità della crisi morale e della decadenza intellettuale che attanagliano il paese….Omissis… Ma le omissioni sono gravi, il suo giornale non ha mai rilevato come tutte le testimonianze convergenti sulla tesi della legittima difesa siano in contrasto insanabile con i dati della polizia scientifica e dell’autopsia : sull’arma che avrebbe impugnato la vittima (un paletto della segnaletica stradale divelto) risulterebbero solo le tracce dell’omicida, le varie lesioni sul corpo della vittima vanno ben oltre il pugno che determina la caduta e quindi il decesso. Ma domenica 27 il suo giornale ha toccato il fondo ….. e ispirando una nuova fase della campagna di cui sopra. Ai funerali di Emmanuel, questo lo scoop, avrebbero presenziato esponenti della mafia nigeriana (black axe) in divisa rosso-nera ( è noto ai più che il rosso è il colore che si indossa ai funerali in segno di rispetto in alcuni Paesi africani, in particolare Nigeria)per rendere l’ultimo omaggio al confratello . Ad un dialettico sottile, quale lei è, non sarà sfuggito il passaggio dal condizionale , doverosamente utilizzato per riferire un’ipotesi tutta da verificare, all’indicativo (“è una beffa che membri di black axe ….”) , passaggio che trasforma l’ipotesi in una certezza. Conquistata con tanto rigore e onestà intellettuale tale certezza la vostra inviata può diffondersi sulle nefandezze dei bevitori di sangue umano sicuramente condivise dal confratello Emmanuel. L’effetto immediato e prevedibilissimo sulla “zona grigia”, cioè sulle deboli menti vittime designate di questo tipo di informazione, è “l’apertura di nuovi scenari” (secondo la difesa) : il razzista diviene un giustiziere, la vittima un criminale e magari (si è sentita anche questa) doveva morire anche la moglie. Assumiamo per un momento la fondatezza di quella ipotesi ( tanto grottesca e ridicola quanto la pista anarchica con cui avete intitolato il pezzo sugli attacchi alle parrocchie), la qualità della vittima modificherebbe in qualche modo la dinamica dell’aggressione o le motivazioni dell’aggressore e le sue responsabilità? Dr. Travaglio non sottovaluti la vicenda della nostra piccola città. Per un giornalismo intelligente e civilmente impegnato, Fermo e i moti della sua opinione pubblica possono offrire un osservatorio privilegiato di uno spaccato profondo che rappresenta la pancia dell’intero paese, di “come si diventa nazisti”, del misterioso fenomeno per cui una massa di persone “normali”, nel tempo di una crisi che non termina mai, finisce per acclamare il linciaggio dei diversi: tutti usurai o tutti ladri di lavoro o tutti mafiosi poco importa”.

Certi della pubblicazione,

cordiali saluti.

Coordinamento Antirazzista “5 luglio”
Per l’accoglienza e la solidarietà, contro il razzismo, la xenofobia ed ogni forma di discriminazione
P.S. A questo coordinamento antirazzista aderiscono oltre un centinaio di cittadini di Fermo.

In rappresentanza del Coordinamento “5 Luglio”:

Elisabetta Baldassarri, Carlo Bronzi, Giuseppe Buondonno, Gabriella Caliandro, Alessandra Del Gatto, Del Papa Gianluca, Maurizio Di Cosmo, Angelo Ferracuti, Alessandro Fulimeni, Enrico Martini, Susy Marziali, Milozzi Marco, Giusy Montanini, Massimo Rossi, Valeria Sansolini, Irene Virgili, Alessandro Volponi

 

“Andiamo per ordine. A firmare la lettera, Sandro Volponi, Giuseppe Buondonno e Massimo Rossi, che sono insegnanti, oltre che impegnati in politica. Persone che – la replica della giornalista Sandra Amurri – conosco da tempo, con cui ho anche combattuto battaglie comuni e che mai, dico mai, incontrandomi o telefonandomi mi hanno espresso la loro opinione. Al contrario, Buondonno, da me sollecitato pubblicamente, l’ha buttata a ridere con pacche sulle spalle. Immagino che oltre alle loro materie insegnino il rispetto per le opinioni altrui e per la libertà di informazione, pilastro di una democrazia, (il che non vuol dire che non si possa denunciare un giornalista se scrive fatti falsi) poi utilizzano i più biechi metodi dell’intimidazione. Della serie: chi non la pensa come noi deve essere abbattuto, il fine giustifica i mezzi. Angelo Ferracuti, che alla mia richiesta su Facebook di spiegarmi dove avesse appreso la notizia che esisteva un legame certo fra le bombe davanti alle chiese e il caso Emmanuel (fatto smentito dal patteggiamento dei due imputati) nel rispondermi ha fatto sue, nientemeno, senza citarlo, le parole di Pier Paolo Pasolini nel famoso articolo sul Corriere della Sera del 14 ottobre del 1974 quando scrisse:” Io so, io sono uno scrittore…”. E ancora, Carlo Bronzi, Presidente provinciale dell’Anpi,l’associazione fondata dai partigiani, con il quale, ahimè, ho cofirmato il libro “Fermo racconta Mario”. Mario Dondero, che con la sua netta appartenenza, difesa ed esaltata con la forza della delicatezza, di fronte a tanta e tale loro volgarità e cattiveria si rivolterà nella tomba. Alessandro Fulimeni, coordinatore servizi Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) a cui l’amministrazione comunale di Fermo, appena insediatasi, ha aderito alla sua istituzione, Fermo città che lui descrive come culla di bacilli nazisti.Tralascio le donne che non conosco, alle quale dico quanto avesse ragione Franca Rame: “Le peggiori nemiche delle donne sono le donne”. Tra i firmatari ci sono anche, udite udite, il segretario provinciale della Cgil, Maurizio Di Cosmo e della Fiom-Cgil, Giusi Montanini, che si rivolgono al “padrone” (il direttore) affinché licenzi l’operaia (la giornalista). Cioè il sindacato, nobile ed indispensabile, difensore dei diritti dei lavoratori, che si comporta come un Marchionne qualunque. Per commentare il comportamento del cosiddetto Coordinamento antirazzista, faccio mia la definizione di Giovina Jannello, vedova di Paolo Volponi, che amava profondamente la nostra città, che in un’intervista (FQ 12 ottobre 2014), riferendosi a Renzi, mi disse:” Mi sembra che abbia il senso del comico, ma non del ridicolo. Un ringraziamento va a Marco Travaglio, per avermi rinnovato stima e affetto, nel dirsi sconcertato cestinando la lettera. Grazie per l’ospitalità. Sandra Amurri”

 

 

 


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