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Le foto del fermano Eriberto Guidi
in mostra a Cattolica

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“Dopo i Viaggi nelle Marche della mostra di Ancona con tanti amici fotografi, dopo le due uscite nell’Unione Sovietica e le mostre a New York curate da Sadia Zampaloni delle edizioni Metonimia, dopo Testo d’immagini che raccoglie i suoi Racconti migliori, a quasi un anno dalla scomparsa, – fanno sapere gli organizzatori – alcune “Narrazioni” del fotografo fermano Eriberto Guidi intraprendono questo viaggio al termine delle Marche, all’inizio della Romagna, accompagnate da Marcello Sparaventi, venuto già a Fermo con i suoi amici di Centrale Fotografia, Fano e non solo Fano, proprio per conoscere questo autore che ritengono un vero interprete dell’eredità di Luigi Crocenzi. Guidi aveva loro mostrato in anteprima un lavoro inedito, Fermo città in verticale, che va ad integrare l’ormai famoso Fermo scene di teatro. Bibi Iacopini, Trentatré Edizioni, lo ripropone ad Intanto, nell’ex mercato coperto della città.
La mostra di Cattolica è ospitata nella Galleria Comunale attigua allo splendido Museo della Regina, Antiquarium e Marineria, che “racconta” la città, ascritta alla nostra stessa civiltà marinara adriatica e mediterranea. Proprio per questo il curatore ha scelto Il Canto delle Cose, un racconto fatto degli oggetti che il pescatore dissemina sulla spiaggia di sua pertinenza. E insieme agli ormai famosi Campi Quadrati, ci sono altri tre momenti della nostra terra: Polenta per tutti, “girato” nella Monterubbiano del 1965: accanto a lu callaro’, altrettanto neri, due vecchi con indosso la mantella-ferrajolo, in una festa che è soprattutto appannaggio dei ragazzi che si contendono, forchetta in mano, la spianatora. La ragazza di campagna che si fa suora è La novizia di un convento di santa Vittoria in Matenano. L’Omero di Elcito è una donna cieca che col suo canto sommesso incanta il fotografo capitato tra quelle mura di pietra. L’ultimo racconto, Metamorfosi bianca, vede una ragazza fermana aggirarsi attraverso i mutevoli scenari creati casualmente da bianchi teloni; bianchi altrettanto prodigiosi dei celebrati neri di questo autore di uomini e paesaggi, che in un breve filmato realizzato a Monte Vidon Corrado da Alessandro Giacopetti, intrattiene i visitatori della mostra sulla sua ”teoria” del rettangolino che uno deve avere nella testa prima ancora che sulla macchina fotografica”.

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