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Fermana, squadra operaia e gruppo
granitico: ecco le armi vincenti

SERIE D – L'unità tra società, staff e giocatori fa la forza. L'allenatore Flavio Destro è riuscito a far esprimere la rosa al massimo nonostante le tante assenze tra squalifiche e infortuni. I nuovi arrivi si potrebbero rivelare più utili di quanto si pensasse, in primis D'Angelo, con due gol messi a segno in altrettanti match
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FERMO – Lo stop della Vastese ad Agnone poteva essere messo in conto, quelli di San Nicolò e Matelica no. Anche se tutti i tifosi ci speravano, pochi credevano che la Fermana potesse festeggiare il Natale da capolista e da campione d’inverno. Non succedeva, in un torneo nazionale, da 23 anni (parliamo sempre della stessa squadra allenata da Carlo Ripari nel 1993/94 nell’allora CND, che fu 1° in classifica dalla prima alla penultima giornata), mentre in uno regionale da 5 stagioni (2011/12, allenatore Scarafoni). In questo secondo caso i gialloblù furono in testa da inizio stagione fino a gennaio, poi la società toscana si sfaldò e i canarini terminarono terzi, perdendo la finale playoff in casa del Tolentino.

Contro la Jesina, nonostante le assenze di Cremona e Forò squalificati, di Ferrante, Sene e Mandorino infortunati, nonché Urbinati e Maghzaoui non al meglio, che hanno costretto Destro a portare in panchina tre juniores e fare esordire nel finale un ’99, gli undici gialloblù prima hanno pian piano preso le misure dei biancorossi, che nel primo tempo avevano manifestato un’oggettiva supremazia nel giro palla, poi hanno capitalizzato le occasioni create. È sicuramente la vittoria del collettivo, del “gruppo granitico” di cui parlava il d.g. Conti alla vigilia del match. Una squadra operaia, senza grandi nomi, quelli attesi invano dai tifosi anche nell’ultimo giorno di calciomercato, tifosi la cui delusione per un mercato dal profilo basso è stata cancellata in 48 ore dai tre gol di D’Angelo, Molinari e Petrucci.

Per la verità l’innesto di Massimo D’Angelo ha innalzato il livello tecnico della squadra, come dimostra la prestazione contro la Jesina, i due gol nei primi due match giocati dall’ala lancianese e i suoi 37 centri in carriera; Clemente che ha esordito dal 1′ sull’out destro di difesa, e a centrocampo si aggiunge agli elementi presenti, può interscambiarsi con Maghzaoui. Le sue presenze in Lega Pro e nella Rappresentativa Nazionale dimostrano che la stoffa c’è; Gadda è ancora da vedere mentre il fantasista Mandorino, se riesce a tornare in forma come ai bei tempi, può rappresentare l’elemento in grado di fare la differenza nel finale di campionato.

Grande giorno per Petrucci che cresce ogni settimana, domenica ha siglato il suo 5° gol diventando vice cannoniere della squadra (davanti a Cremona con 4, Margarita, Marolda e Russo con 3) e ha servito l’assist per il 6° centro di Molinari. Il “gaucho” resta fino al termine della stagione, “questa è la mia famiglia” ha ripetuto ieri e in sala stampa lo abbiamo visto ricevere anche il plauso di patron Maurizio Vecchiola, quindi è chiusa la stucchevole telenovela sulla partenza. Il puntero argentino deve finire il lavoro a Fermo: ci sono almeno altri 6 gol da fare nel girone di ritorno, toccare le 300 partite in carriera e, come tutti si auspicano, anche qualcos’altro.

Infine Flavio Destro, l’allenatore, l’artefice, colui che ha plasmato questo gruppo a sua immagine e somiglianza: concretezza, lavoro, poche parole e idee chiare. Tutto tipico del buon piemontese, anche se trapiantato nelle Marche da trent’anni. In 26 partite, da quando è in gialloblù ha conquistato 18 vittorie e 56 punti, un record. Il suo modulo 4-2-3-1 concede vantaggio a tutti gli avversari a centrocampo, lo ammette anche il diretto interessato, ma è una supremazia sterile quando dietro hai guardiani come capitan Comotto, Bossa e il portiere Valentini che hanno finalmente registrato la difesa dopo gli svarioni di inizio stagione. Un modulo però che fa male quando la squadra riparte, sfondando sulle fasce con giocatori adatti proprio a questa tattica e che in attacco trasformano le occasioni. Il primo gol contro la Jesina non è giunto neanche in ripartenza, ma con la difesa avversaria schierata e due perle di D’Angelo che in pochi metri, prima ha saltato tre avversari, poi ha centrato il poco specchio libero tra palo e portiere.

Alle spalle di tutto una società sana, solida, che lavora in silenzio, senza proclami, ma che negli ultimi mesi finalmente, dopo i problemi passati, ha centrato la maggioranza delle scelte.

Paolo Bartolomei

 


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