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“Coraggio!
Con la perseveranza
salveremo la nostra vita”

LETTERA - Il messaggio di Natale a firma dell'Arcivescovo Luigi Conti
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mons. Luigi Conti

 

di Mons. Luigi Conti*

A tutti i fratelli e le sorelle della Chiesa fermana, auguro Buon Natale e felice Anno Nuovo.  Sinceramente, verso il compimento del mio ministero episcopale con voi e per voi,  durante questi giorni drammatici, sono stato tentato di rinunciare a scrivere un messaggio. Ho  avuto timore di trasmettere afflizione invece che speranza perché ancora la paura abita in me.  Sento però il bisogno di condividere il frutto della mia preghiera personale nell’ascolto della  Parola di Dio. Mi conforta, ogni giorno che passa, quanto attesta l’apostolo Paolo: “La notte è  avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della  luce.” (Rm 13, 12).
Che sia notte, è evidente. Non possiamo nasconderlo. Il Natale di quest’anno è  diverso. Molte case della zona montana e della media collina sono distrutte e inagibili e le famiglie sfollate, circa 200 chiese sono inagibili. Alberghi e residenze turistiche del nostro  litorale adriatico, da Porto Potenza a Pedaso, sono affollati di famiglie evacuate a forza dalle  loro case non certo per un turismo fuori stagione. Questi luoghi realizzati per le vacanze, il  riposo e il divertimento sono contenitori di dolore. Rammentano peraltro quello che ha  vissuto lo stesso Gesù che, non solo è nato lontano dalla sua casa di Nazareth ma anche,  custodito da Giuseppe e Maria, è emigrato in Egitto per poi fare rientro, finalmente, a casa sua.
Ma … “il giorno è vicino” afferma l’apostolo Paolo. I molteplici incontri con le comunità della fascia montana delle nostre parrocchie, i dialoghi e le liturgie condivise con gli  sfollati nelle parrocchie del litorale, i contatti con le autorità preposte alla ricostruzione, il  protrarsi del sisma mi fanno pensare che, in realtà, non si fa mai giorno. Si è moltiplicata  l’angoscia nel mio cuore e mi sono chiesto se non ci sia, per noi credenti, una nuova chiamata.  Mi è tornato così alla mente un altro oracolo di Isaia che domanda: “Sentinella, quanto resta  della notte?” La sentinella risponde: “Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare,  domandate, convertitevi, venite!” (Is 21, 11-12).
Noi cristiani siamo chiamati ad essere sentinelle del mattino. Non vogliamo fingere che non sia notte, ma la nostra speranza non delude: il Natale parla di un Dio che assume in  Gesù la nostra condizione umana, ci illumina e ci permette di vedere con chiarezza a che  punto siamo della notte. Non è una tenebra eterna ed assoluta, non siamo neanche all’inizio  della notte, ma siamo nella sua parte finale: un nuovo giorno, un tempo favorevole per il  Vangelo, per la solidarietà che si manifesta in mille modi e una storia nuova di giustizia, di  corresponsabilità e di amore, stanno venendo. Non si tratta dunque di una luce in fondo al  tunnel ma di un’alba, di una nuova aurora. Dipenderà tutto dalla testimonianza della nostra  fede e dalla nostra speranza: “Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si  rimarginerà presto” dice ancora il profeta Isaia (58, 8). Per questo il sentimento che prevale in  me e del quale vorrei contagiare tutti è il rendimento di grazie.
Grazie a tutti quelli che hanno indossato le armi della luce. Grazie ai parroci delle  comunità di montagna che il sisma ha disperso perché sono rimasti a condividere con il  piccolo “gregge” residuo, forti del “non temere” evangelico. Grazie ai miei più stretti  collaboratori, ai Vicari e ai responsabili dell’economato e dei Beni culturali. Grazie alle  comunità monastiche che hanno accolto le “Sorelle” sfollate dai monasteri inagibili. Grazie ai  Vigili del fuoco e alla Protezione civile, veri “angeli del soccorso”. Grazie agli sposi che, anche  nella privazione di tutto, custodiscono la vita e la fede dei padri insieme all’amore per i figli.  Grazie ai nostri coraggiosi sindaci che si spendono con dedizione, tenacia e tenerezza per le nostre città, paesi e contrade più isolate e che perseverano nel costruire il bene comune.
Grazie a tutti coloro che nel territorio della diocesi e, soprattutto negli ospedali e case di cura, donano dignità, assistenza e conforto ai numerosi anziani e malati. Grazie ai giovani che non si  rassegnano e non perdono la speranza ma perseverano nel costruire il futuro. Grazie a tutti  coloro che nella Caritas diocesana e nelle Caritas parrocchiali accolgono i poveri, si donano e  si prendono cura degli sfollati. Grazie agli imprenditori che rapidamente sono intervenuti per  portare lavoro nelle zone gravemente colpite e generare futuro. Grazie a tutti quelli che si  impegnano per l’unità dei nostri paesi e delle nostre parrocchie anche promuovendo il  costruttivo inserimento degli immigrati.
A tutti voglio dire che il giorno è vicino proprio perché nella notte santa potremo  riconoscere vera la parola di Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande  luce” (9,1); le tenebre hanno provato ad aggredire la luce della nostra fede, ma non sono  riuscite a spegnerla. A tutti gli uomini e le donne che vivono nei territori della nostra diocesi  auguro di sentirsi, in questo Natale, cercati, amati e trovati da Dio che in Gesù si accampa con  la sua tenda in mezzo a noi. L’aurora che avanza e la luce che risplende è quella del suo amore  per ognuno di noi.
A tutti formulo questo augurio: “Coraggio! Come sentinelle e profeti del giorno ormai  vicino, con la nostra perseveranza salveremo la nostra vita”.

*Luigi Conti, Arcivescovo di Fermo


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