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Tessile-abbigliamento in sciopero
per il rinnovo del contratto nazionale

CGIL – Il segretario nazionale della Filctem, Emilio Miceli, accusa Sistema Moda Italia e Confindustria di avere interrotto il negoziato e rilancia sul destino dei lavoratori del settore
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“Abbiamo deciso di andare ad un ulteriore sciopero per battere le resistenze di Smi-Sistema Moda Italia, che si è assunta la responsabilità di tenere fermo il negoziato, e quelle dell’associazione degli imprenditori calzaturieri che ci hanno proposto l’ennesima pausa di riflessione. In ballo c’è il futuro del contratto collettivo nazionale di lavoro e dei minimi salariali, che non possono diventare marginali”. Così a Milano ha esordito Emilio Miceli, segretario generale della Filctem-Cgil, alla manifestazione dei lavoratori del settore tessile-abbigliamento per il rinnovo del contratto scaduto il 31 marzo scorso.

“Siamo – ha proseguito Miceli – e restiamo convinti del fatto che i tessili debbano costruire un proprio modello di relazioni industriali e un proprio modello contrattuale e che non possono importare da nessuno le scelte fondamentali del contratto, né tantomeno prendere in prestito opinioni da altri”. Il riferimento al contratto dei metalmeccanici è nemmeno troppo velato. “Noi non possiamo prendere a riferimento un contratto di quella natura, nonostante il nostro rispetto, ma non possiamo assumerlo come modello perché lo consideriamo arretrato, non esportabile. Il salario non deriva da un’equazione, è figlio della contrattazione. Questo è l’asse portante della nostra politica contrattuale ”.

Ma è di diverso avviso è “la nostra controparte, la quale – ha insistito il leader sindacale – con un atteggiamento sostanzialmente rinunciatario ed appiattito su Confindustria ci propone di copiarlo, oppure non se ne fa nulla. In questo modo la buona scuola ultra-decennale delle relazioni industriali dei tessili sarebbe irrimediabilmente svilita. Questo è il motivo che ci ha portato ad indire lo sciopero per capire quali saranno poi le condizioni che ci riporteranno eventualmente al tavolo”.

“Noi pensiamo – ha ribadito Miceli – che ci sia bisogno di costruire un contratto che abbia delle coordinate chiare; il salario si negozia e non si registra, non è una sede inerte che raccoglie la registrazione degli aumenti in busta paga e le disposizioni di legge. Se hanno in testa questa cosa – ha concluso Miceli – non ci saranno spazi per fare il contratto, che noi invece vorremmo fare, ma negoziando il salario e le condizioni normative”.


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