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Cineteatro Gigli,
l’opposizione abbandona l’aula:
“Quanti dubbi su quell’operazione”

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“Con buon senso e responsabilità queste forze politiche elette democraticamente in consiglio comunale mettono da parte le bandiere politiche, consapevoli della notevole importanza del tema che si andrà a discutere e hanno adottato una linea politica comune e trasversale per amore della propria città”. Inizia così la nota diffusa dalle opposizioni per criticare l’operazione con al centro il cineteatro Gigli, questa sera in consiglio comunale. Lettera a nome del gruppo di Forza Italia per conto del capogruppo Enzo Farina, del gruppo civico autonomo, il capogruppo Antonesio Diomedi, della lista civica l’Alternativa, per conto del capogruppo Giorgio Famiglini, del gruppo Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale per conto del cCapogruppo Andrea Balestrieri, per il Movimento 5 Stelle con capogruppo Massimo Spina e del consigliere Marco Fioschini. “Ci accingiamo – la protesta che ha compattato l’opposizione – a discutere in assise lo schema di convenzione che il privato ed il nostro Comune si apprestano a firmare, un accordo che vede protagonista il teatro Beniamino Gigli, edificio di pregio sia per bellezza che per la memoria storica che contiene al suo interno, dove la maggior parte dei cittadini può ricordare e raccontare momenti di vita come chi ancora ricorda la fila e numero di poltrona dove assisteva alle proiezioni insieme al suo papà, riconoscibile per il suo stile liberty che, oggi, malgrado tutto viene definito lo scatolone da buttare giù, simbolo dell’incuria e dell’abbandono di un paese che qualcuno, con una buona dose di supponenza, si definisce a vocazione turistica. Dove lo stesso proprietario del cinema dichiarava alla stampa che finché “campa” il Cinema resta così com’è, e che non aveva intenzione di muovere un dito definendo la nostra città morta.

L’accordo arriva oggi in consiglio comunale con grande fretta preceduto da una coltre di fumo e segretezza tipici dei migliori servizi segreti, bocche cucite fino all’ultimo, salvo convocare un consiglio comunale per il 28 dicembre e successivamente una commissione consiliare per il 22 dicembre, dove sono state date indicazioni di massima e documentazione sommaria che ha costretto noi consiglieri ed i nostri tecnici di fiducia a fare le corse per tentare di capire quello che oggi stiamo approvando.

Questa modalità tipica di chi non vuole far capire e cerca di mettere in difficoltà chi vuol chiarire ogni minimo dubbio per informare la cittadinanza ed espletare al meglio il proprio mandato secondo i principi di legge, ci lascia molti dubbi.

Proveremo a riassumere i primi dubbi emersi in questo poco tempo, con l’amaro di non essere stati messi nella condizione di approfondire nel modo che merita questa operazione così importante.

Meriterebbe ulteriore analisi la discordanza fra la stima dell’agenzia delle Entrate e quella fatta dal Comune per la valutazione del valore trasformato del Cine Teatro Gigli, superfici incongruenti tra le varie perizie sia per la Sul del fabbricato che per la corte esterna oltre a vari aspetti tecnici.
Inoltre non ravvisiamo nella convenzione la presenza di alcuna modalità di controllo diretto con cui il Comune potrà vigilare sull’esecuzione dei lavori sul cineteatro, considerando che ogni eventuale economia che l’impresa potrà attuare sull’intervento sarà a suo esclusivo vantaggio.
I computi metrici evidenziano scelte progettuali discrezionali avanzate dal privato che dovevano essere oggetto di un’ampia e dettagliata discussione e valutazione in quanto incidono sia sulla stima dei costi che sul conseguente prezzo d’acquisto per il Comune. I progetti del cinema se pur richiamati nella convenzione non sono stati forniti, se non per un computo metrico che per quanto esaustivo non rappresenta totalmente le scelte del tecnico anch’esse meritevoli di una valutazione.

Dubbia anche l’operazione con cui si chiede al privato la fornitura degli arredi e la realizzazione di opere pubbliche (rif. lotto via Mameli) in luogo di una evidenza pubblica o un acquisto tramite mercato elettronico violando i principi fondamentali degli appalti pubblici e, come se non bastasse, si concede per il privato sull’intera operazione un utile d’impresa dell’8% pari a 220 mila euro.
Un’operazione mascherata da permuta ma che altro non è che un affidamento diretto da oltre 2 milioni di euro, contro ogni regola.

L’operazione è anche da ritenersi delicata dal punto di vista finanziario così come evidenziato dall’organo dei revisori dei conti nonché dal responsabile servizio finanziario; sarà vostra la responsabilità di un possibile non pareggio di bilancio per gli anni 2018-2020, determinato da scelte politiche frettolose fin qui attuate, prive di condivisione con la cittadinanza sia per quanto riguarda gli obiettivi che per il loro peso finanziario.
Di certo non mancheremo di inviare il nostro contributo sia all’agenzia del Demanio preposta alla sola verifica di congruità del valore del cineteatro che agli organi preposti, Corte dei Conti e Autorità nazionale Anticorruzione per verificare la correttezza delle procedure messe in atto.

Se per la parte tecnica abbiamo forti dubbi vista la mancanza di tempo e le condizioni, viste le festività natalizie, non sono state le migliori per un’attenta analisi, dall’altra parte abbiamo una certezza, ed è la vergogna che proviamo assistendo ad un circo mediatico fatto di dichiarazioni sprezzanti che calpestano maldestramente la dignità dei cittadini e la storia di questa città definendo chi mostra un’idea difforme “partito del No” o ancora “loschi figuri”, altri sostengono che se i cittadini vengono interpellati non si fa mai nulla, dove la raccolta di 2.000 firme non ha sortito nessun effetto, dove la stessa cittadinanza non viene interpellata.

Quella che per noi è vergogna per  amministratori scollati dalla realtà e dalle dinamiche cittadine risulta normale, alla ricerca continua del consenso a tutti i costi basando le politiche sull’ormai tristemente famoso “basta fare purché si faccia”, non facendo un buon servizio alla cittadinanza che si rappresenta attuando operazioni opache povere di trasparenza e chiarezza, in barba alle regole di bilancio, anti economiche per la collettività, dove le autorizzazioni vengono appositamente dimenticate per non parlare delle documentazioni dubbie inviate alla Soprintendenza.
Gli amministratori sono gli stessi che sono convinti di portare il commercio nel centro città indebitando le casse comunali per vie dove il commercio non decolla anzi diventate al tempo stesso i principali protagonisti della scomparsa di attività commerciali erigendo muri del pianto e strade paraboliche.

Concludendo speriamo che abbiano capito le nostre perplessità e i molteplici elementi che ci spingono a chiedere il ritiro del punto, riproponendo la discussione in commissione consiliare dopo aver fornito tutti gli allegati richiamati dalla convenzione nonché i progetti architettonici e relativi allegati al progetto di riqualificazione del cinema. Legittimo sarebbe affrontare la discussione finale in una seduta di consiglio comunale aperta. Per queste motivazioni non ci assumiamo la responsabilità di esprimere una votazione su questo punto all’OdG, annunciando già da ora l’abbandono dell’aula”.

Maikol Di Stefano


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