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Monterotti: ”Alla base del calcio
l’appoggio delle relative comunità”

IL PERSONAGGIO - L'ex dirigente della Folgore Veregra è diventato da poco il team manager del progetto di rilancio calcistico del Giulianova. "Nei piccoli centri di casa nostra è meglio essere contenti che felici, non saranno di certo le scalate verso l'alto a rappresentare le principali pretese"
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Renato Monterotti, ex team manager della Folgore Veregra campione di Eccellenza prima, comparsa in Serie D poi, in una foto all’interno dello stadio La Croce di Montegranaro

 

MONTEGRANARO – Renato Monterotti, meglio conosciuto nell’ambiente calcistico come “Pippo”, è appena approdato al Real Giulianova (leggi l’articolo) del presidente Luciano Bartolini, ricoprendo in organigramma il ruolo di team manager. Figura polivalente, in curriculum vanta niente meno che la disputa di due finali di Coppa Marche di Eccellenza come presidente del Caldarola, una delle quali portata a casa trionfalmente. Poi l’avventura nella Folgore Falerone prima, divenuta in seguito Folgore Veregra attraversando il passaggio intermedio della Folgore Falerone Montegranaro, al cui vertice onorario spiccava lo stesso Bartolini. Il tandem conosce così la vittoria del campionato di Promozione ai playoff, l’accesso in Eccellenza e la conseguente conquista del massimo campionato dilettantistico regionale sino all’avventura in D con addosso i colori gialloblù, dati dalla fusione tra i due comuni del fermano. Nella veste dirigenziale ha vissuto tutto il ciclo di massimo sviluppo folgorino, raggiunto con un posto play off al termine del girone di andata nell’interregionale scorsa, fino all’implosione e la conseguente retrocessione in Eccellenza. Da poco, ecco dunque ricomposto il binomio con Bartolini. I due fermani, con ruoli diversi, tentano dunque la scalata nella Promozione abruzzese per riportare, con un progetto a medio termine, i nobili colori giuliesi nei fasti del calcio professionistico di un tempo.

Monterotti, dopo un periodo di pausa, in cui ha comunque seguito il calcio dall’esterno, eccola di nuovo in pista. Come l’ha convinta il suo amico ed ex dirigente alla Folgore, Bartolini, a seguirla nell’avventura di Giulianova?

“Dall’inizio dei campionati di Eccellenza e Serie D non mi sono perso neanche un turno. Dopo anni di calcio vissuto sotto stress è stato bello seguire le partite da un’altra angolazione. Quattro anni fa ho avuto la fortuna di conoscere Luciano Bartolini, prima come uomo, poi come dirigente. Mi ha convinto dopo il primo minuto di telefonata, mi ha insegnato moltissimo e mi conosce evidentemente come pochi altri presidenti. Ho sempre creduto che il team manager debba essere prerogativa della proprietà, perché a mio parere è un ruolo atipico e conoscendo la mia persona lo è ancora di più. Ma altrettanto credo nella sua valenza nel contesto societario. Rispetto a Falerone, discorso diametralmente opposto quello di Giulianova dove il calcio ad altissimi livelli è considerato quasi obbligatorio. Esserne partecipe ed emozionarsi credo sia sinonimo di rispetto verso la storia scritta dalla città e dai suoi tifosi. Ma non dimentichiamo che il calcio è soprattutto sport. Inizio quest’avventura con l’entusiasmo che mi contraddistingue più di ogni altra cosa”.

Dal progetto trionfale abruzzese alla triste realtà folgorina di oggi, come è stato possibile piombare dal protagonismo della D agli zero punti del campionato di Eccellenza contemporaneo dibattuto con sole forze giovani?

“In merito alla realtà della Folgore attuale potrei solo parlarne da osservatore esterno, e in questi casi molto spesso si sbaglia quindi preferirei glissare. Dispiace per il modo più che per la sostanza. Mantenere la Promozione, che con tutta probabilità sarà, nel territorio credo possa già essere una vittoria. Ogni piccola realtà radicata nel circondario non potrà mai esistere a certi livelli senza il contributo di una comunità nonché delle collegate strutture comunali. Basti pensare che solo grazie alla disponibilità delle strutture di Montegranaro è stato possibile fare campionati a certi livelli. Dico questo assolutamente senza polemica, anzi. È stato bellissimo vivere questa esperienza insieme. A Falerone, come in altri paesini, non sarà certo l’Eccellenza o ancor meno la Serie D ad essere pretesa, ma essere sempre fieri di dove Falerone è stato portato nel calcio…questo si”.

Se così fosse, cosa le manca delle realtà di Falerone e Montegranaro?

“Personalmente porto con me ogni esperienza vissuta e tutte le persone che ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere, non è retorica. Entrambe le realtà poi, mi hanno permesso di crescere, oltre che parlare ed agire sin al di la dei miei compiti. Caldarola, Falerone e l’esperienza veregrense resteranno indelebili”.

Secondo lei, ci sarà un futuro migliore e radioso per l’attuale Folgore Veregra?

“Dire di no, non ci sarà un futuro più radioso di una Folgore Veregra a zero punti nel campionato di Eccellenza. Può sembrare un’offesa non si parlasse di categorie, ma augurarsi una Folgore il prossimo anno a 30 punti nel probabilissimo campionato di Promozione sarebbe umanamente un futuro che io reputerei da condividere e sottoscrivere già da ora a scatola chiusa. A volte è meglio essere contenti che felici. La prima sensazione dura di più, anche se la felicità, quella, non si dimenticherà mai”.

Paolo Gaudenzi


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