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Rogo dell’Adriamar, la titolare:
“Sono distrutta, non ho più nulla”

PORTO SANT'ELPIDIO - Intanto sulla natura dell'incendio il comandante della compagnia dei carabinieri di Fermo, il capitano Roland Peluso, conferma l'ipotesi iniziale, quella che parla di incidente: "Incendio partito dall'interno, dal centro del fabbricato. Non sono nemmeno stati trovati acceleranti per le fiamme"
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“Posso solo aspettare il responso, altro non posso fare. E francamente mi fa male parlarne”. Sara Benigni, la giovane titolare dell’azienda Adriamar, il cui capannone è stato divorato dalle fiamme la notte di Capodanno, è distrutta. “Non ho idea di come possa essere successo, non ho proprio voglia di parlarne, sto malissimo. Per me è finita”. Una giovane lavoratrice stremata, un’attività divorata dal fuoco. Oggi non chiedetele se ha la forza di ripartire, non se la sente nemmeno di pensare al domani, davanti a quell’ammasso di lamiere carbonizzate, tanto infatti resta della sua Adriamar in via dell’Informatica, azienda che si occupa della lavorazione di prodotti ittici, non sa dove troverà le forze per andare avanti. Intanto ieri mattina carabinieri e vigili del fuoco hanno effettuato gli ultimi sopralluoghi nel fabbricato. E ormai sembra certo si sia trattato di un incendio accidentale. Già domenica il comandante della compagnia dei carabinieri di Fermo, il capitano Roland Peluso, non lasciava molto spazio a altre piste, anche se per correttezza investigativa, ha atteso i sopralluoghi di ieri prima di chiudere il cerchio.

Il capitano Roland Peluso

“Le fiamme – le dichiarazioni rilasciate domenica da Peluso – si sono propagate con certezza dall’interno, in particolare da un punto in cui quadri elettrici e motori dei frigoriferi (accesi h 24) hanno creato sicuramente un corto circuito, probabilmente per surriscaldamento”. Da domenica a ieri, nel post-verifica: “Nel sopralluogo di ieri mattina non sono stati trovati acceleranti. Quindi diciamo che al 99,99% è stato un incendio accidentale. Perché resta lo 0,01? Per rispetto del lavoro della magistratura. E’ il pm che decide se incaricare ulteriori approfondimenti o meno. Avrei potuto, sì, pensare all’ipotesi dolo se le fiamme avessero avuto un’origine esterna al capannone. E invece sono partite dall’interno, dal centro del fabbricato, proprio dove c’è un quadro elettrico. L’ingegnere dei vigili del fuoco mi ha parlato di fiamme partite dal ‘cuore’ del fabbricato. E l’allarme non è nemmeno scattato (quindi nessuno è entrato)”. C’è chi giura di aver udito delle esplosioni: “Sì – conferma Peluso – quei boati sono stati provocati dallo scoppio delle bombole del gas refrigerante”.


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