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Il presidente Mattarella ai sindaci:
“Faremo quel di più che chiedete”

L’applauso dei sindaci della regione al presidente Mattarella



dal nostro inviato Maurizio Verdenelli

(Foto Federico De Marco)

«Vi sono stati in questi mesi esempi straordinari di generosità ma anche impegni organici, sistematici della Protezione civile, della Regione, del Commissario straordinario. Ogni volta è richiesto di più. E l’impegno che voglio esprimere davanti a voi è che questo di più troverà una soddisfazione; si farà fronte a quelle esigenze sempre maggiori». Questo il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al presidente della Regione Luca Ceriscioli e ai sindaci della Regione che ha incontrato questa mattina durante un’assemblea blindata, durata poco più di mezz’ora anzichè un’ora come previsto dal programma. 

«Ringrazio il Rettore per l’ospitalità che ci accorda qui nella sede dell’ateneo – ha detto il presidente – rivolgo un saluto molto più che cordiale spero, anzi conto di salutarvi singolarmente adesso. So bene, ed emerge dalle parole del presidente della Regione e del vicepresidente dell’Anci qual è la condizione che i sindaci affrontano: dei 55 comuni della provincia, se non sbaglio 44 sono stati colpiti dal terremoto. Ciascuno di voi sindaci svolge, in condizioni normali, un compito delicato di frontiera, di raccordo tra le comunità di base più importanti del nostro Paese: quelle comunali e le istituzioni nel loro complesso. Il lavoro dei sindaci è sempre decisivo per la buona salute della nostra democrazia e del nostro Paese. Ma in questo periodo il vostro lavoro è moltiplicato,particolarmente difficile, e con sfide inconsuete, inedite impreviste, di grande portata».

 

Le parole del presidente verso i sindaci sono state di comprensione e incoraggiamento: «Mi rendo conto di quel che vuol dire il contatto con le vostre comunità far fronte alle esigenze con tre serie di forti scosse che si sono ripetute a distanza di due mesi o poco più l’una dall’altra, mi rendo conto della difficoltà, nel vostro compito, di fronte non soltanto all’emergenza del momento ma che cosa vuol dire ogni volta interrompere l’azione di sistemazione di inizio di ricostruzione o per lo meno di programmazione della ricostruzione, di tutela delle attività economiche,per ritornare di nuovo nell’emergenza immediata dei soccorsi; mi rendo conto di che cosa vuol dire ogni volta dover rifare la verifica della condizione di tutti gli edifici già ritenuti agibili;dover ricominciare, quindi, in larga misura, la progettazione del futuro per la ricostruzione.

Tutto questo naturalmente complica una condizione di lavoro a voi richiesto e già difficile in partenza dopo il primo terremoto. Questo comporta un altro risvolto, anch’esso in larga misura sulle vostre spalle: una condizione così mette a dura prova la resistenza psicologica dei vostri concittadini e voi siete chiamati, pur essendo partecipi della loro sofferenza, del loro disagio, delle loro difficoltà, a dare una risposta, a dar loro una prospettiva, a darla non verbalmente o in maniera illusoria ma in concreto. In questo avete diritto a tutto l’aiuto possibile, a tutto l’aiuto delle altre istituzioni, aiuto che si cerca di garantire in pieno».

 

L’arrivo con il rettore Flavio Corradini

In merito alle difficoltà di tipo finanziario: «I comuni, nelle condizioni di contabilità in cui si trovano, non possono affrontare emergenze così straordinarie, e neppure è possibile affrontarle da parte delle altre istituzioni. So che la Regione in questi giorni ha avuto una forte anticipazione di somme per quanto riguarda le spese straordinarie. Il governo ha intenzione – per quel che so – di provvedere con un provvedimento ulteriore che riguardi procedure e risorse. Quel che vorrei dirvi è che il vostro compito,lungi dall’essere ignorato, è tenuto in grande considerazione e trova tutto l’appoggio politico e istituzionale, ma anche umano e psicologico. Avete tutto l’appoggio, anche quando avete, legittimamente e comprensibilmente, la sollecitazione non soltanto a evidenziare con forza le esigenze, le carenze e le cose che non vanno, ma anche quando protestate, perché anche questo può essere utile».

Mattarella ha invitato alla collaborazione: «Talvolta leggo di rimpalli di responsabilità. –ed è sempre utile quando vi sono confronti sulle responsabilità cui far fronte – ma io so che tra i sindaci alberga la ragione, il criterio che ciascuno, confrontandosi con gli altri,verifica anzitutto quello che in proprio si può fare. E quando i sindaci avvertono questa esigenza, hanno diritto al sostegno intenso, pieno,completo da parte delle altre istituzioni. Non voglio aggiungere altro. È solo un incontro che ho richiesto per un saluto, perché venendo qui, per l’Anno accademico dell’ateneo,non soltanto desideravo – come abitualmente -incontrare i sindaci del territorio, ma anche, in questa condizione particolare, far presente la vicinanza per i vostri compiti e le vostre difficoltà».

Ha concluso ribadendo la sua vicinanza ai primi cittadini e ai territori feriti: «​Io non ho, come è noto, poteri di governo diretti, ma ho un compito di esportazione di cui uso gli strumenti e le possibilità che questo offre. Ma so che vi è grande sensibilità e vorrei ringraziare il commissario Errani, la Protezione civile, la Regione, la Provincia e tutto quel coro di Istituzioni il cui contributo è indispensabile,sapendo che va sempre migliorato, che occorre trovare sempre di più il modo ottimale di svolgere ciascuno la propria parte. In questo – vi assicuro – vi sarà attenzione, e io personalmente vi sono vicino intensamente».

Il presidente della Regione Luca Ceriscioli

«Rinascere è l’imperativo del nostro nuovo orizzonte di governo, nelle Marche, nelle altre Regioni del Centro colpite dalle stesse calamità, in tutta l’Italia, che non sarà più la stessa se noi non ce la faremo». Così il presidente della Regione Luca Ceriscioli che ha ringraziato quanti lo hanno sostenuto in questi mesi e rivolgendosi al Capo dello stato: «Anche oggi la sua presenza è testimonianza di un impegno assunto e mantenuto nei confronti dei cittadini terremotati, già dal primo evento sismico. Dico il primo, perché, presidente, il terremoto del 18 gennaio è stato l’ultimo di una ormai troppo lunga serie, che, insieme con i gravissimi episodi di maltempo, continua a martoriare il nostro territorio. Abbiamo subìto calamità di dimensioni tali che mai si ricordano nella storia della nostra regione, che hanno messo a dura prova le istituzioni e i cittadini, donne e uomini che da quattro mesi lavorano senza sosta per sostenere una popolazione ormai allo stremo». Poi ha fatto il quadro della situazione:
«Siamo spinti dalla volontà diricostruire uno dei territori più belli d’Italia. Ma in questo lasso di tempo che ha visto susseguirsi un’emergenza dietro l’altra, cominciano a emergere i limiti e a scarseggiare le risorse ormai rimaste alle amministrazioni locali. Sono piccoli Comuni moltissimi di quelli duramente colpiti dal sisma e dalle altre calamità naturali, con solo due, se non, a volte, un dipendente comunale. Le Province sono ridotte ai minimi termini, senza risorse, ma con competenze vitali per la vita di una comunità. Questi Enti, insieme con la Regione, hanno bisogno del giusto riconoscimento e del giusto sostegno, per permettere ai nostri territori di cominciare a ricostruire l’identità e il senso di comunità, forte come quello che li ha sempre caratterizzati. Abbiamo bisogno che le istituzioni tornino ad essere protagoniste e per questo dobbiamo dotarle di risorse e mezzi. La stessa Regione, Presidente, è impegnata a far fronte all’emergenza esclusivamente con personale e forze propri. Ma non so quanti di questi uomini e donne potranno continuare a ritmi così sostenuti come hanno fatto finora dopo così tanti giorni di impegno e senza stregua.
Accanto, infine, alla nostra gente vittima del sisma e alla loro volontà di non mollare, accanto a questi uomini e a queste donne dell’emergenza e della ricostruzione, ci sono gli uomini e le donne della cultura, intesa a tutto tondo, che fino a oggi si è sostanziata nell’attività preziosa e prestigiosa dei nostri Atenei, mente e anima della nostra regione. Oggi l’Università Camerino, la più colpita, ma determinata a risorgere e a non mollare mai, è simbolo di quest’anima, che non può morire perché la nostra rinascita sia veramente compiuta. Per questo c’è la necessità imprescindibile di un piano articolato degli investimenti in cultura: per preservare la memoria, per pensare la ricostruzione, per dare forma al futuro».


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