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La ricostruzione di una comunità,
il futuro di un territorio: Amandola e il dopo terremoto

martedì 7 febbraio 2017 - Ore 18:41
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Si terra domenica 12 febbraio ad Amandola il convegno “Terremoto: Ricostruire Chi e Cosa?”, organizzato dalla Fondazione San Giacomo della Marca in collaborazione con la Compagnia delle Opere Marche Sud, Caritas Diocesana di Fermo e COSVIM Group. L’appuntamento è per le ore 10 all’Auditorium Virgili.

Diverse le testimonianze che si alterneranno nel corso della mattinata: da Padre Gianfranco Priori, Rettore del Santuario Madonna dell’Ambro, a Patrizia Vita, proprietaria di una struttura ricettiva di Ussita, fino a Roberto Di Mulo, imprenditore di Amandola nel settore caseario.

Moderati dal giornalista Adolfo Leoni, interverranno anche il sindaco Adolfo Marinangeli, il presidente della Fondazione San Giacomo della Marca Massimo Valentini, Vincenzo Marini Marini della Fondazione Carisap, Lando Siliquini del Laboratorio della Dieta Mediterranea, Stefano Castagna della Caritas Diocesi di Fermo, il presidente della CDO Marche Sud Emanuele Frontoni, il presidente della Camera di Commercio di Fermo Graziano di Battista e Marco Simoni del Cosvim.

Al termine è in programma un pranzo all’Osteria del Lago, in località San Ruffino (per prenotazioni: segreteria@fondazioncsgdm.it).

“La sfida del terremoto – dichiara Valentini – può essere sostenuta solo da un soggetto e quindi da una comunità sociale capace di far emergere una possibilità di costruzione in questa situazione e, quindi, di generare percorsi di lavoro che sappiano valorizzare le risorse dei Monti Sibillini. Solo una comunità che genera lavoro può permanere radicata in un territorio e avere un futuro. Occorre pertanto ripartire da quelle esperienze ove tale dinamica è già in atto”.

“È necessario, doveroso e obbligatorio ricostruire – aggiunge Frontoni – ma sarebbe sbagliato pensare ad una semplice ricostruzione ‘fisica’, senza ipotizzare la ricostruzione di un modello sociale ed economico, per dare alla gente gli strumenti giusti per tornare ad occupare, a riconquistare i loro spazi in modo tale da dare a paesi e borghi un nuovo futuro”.

“Quello che più mi preoccupa – rivela Marini Marini – è la circostanza che questo terremoto, oltre ai gravissimi danni provocati direttamente alle persone, alle abitazioni, al patrimonio architettonico e culturale, e indirettamente all’economia (penso alle numerose attività turistico ricettive presenti nel nostro territorio, che formalmente non hanno avuto alcuna crepa ma che stanno vedendo crollare il proprio fatturato) sta mettendo a rischio di scomparsa il modello antropologico su cui si è basata la sopravvivenza di intere comunità dal secondo dopoguerra in poi. Tali comunità – ed in particolare le comunità dell’area montana – rappresentano un insieme di valori, di cultura e di tradizioni che si manteneva vivo grazie ad un equilibrio efficace ma fragile. Il sisma pone il problema della possibile estinzione di tutto ciò”.


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