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La Comunità di Capodarco ricevuta da Papa Francesco “Grazie per la testimonianza che date alla società”

sabato 25 febbraio 2017 - Ore 16:24
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Giornata storica quella di oggi per la Comunità di Capodarco. Una foltissima delegazione di ospiti e familiari delle diverse strutture italiane (circa 2800 persone), guidate dal presidente don Vinicio Albanesi, dal fondatore della Comunità, don Franco Monterubbianesi, e dal vescovo di Fermo S.E. Mons. Luigi Conti, è stata ricevuta questa mattina in udienza privata da Papa Francesco. Con la delegazione, presente anche l’arcivescovo di Caltagirone S.E. Mons. Calogero Peri, da S.E. Mons. Vincenzo Apicella, vescovo di Velletri, e da mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina. Un’ora circa di incontro nella Sala Nervi, che ha emozionato la grande famiglia di Capodarco. Un evento che giunge a poche settimane di distanza dalle celebrazioni per i 50 anni di attività della Comunità e che proprio a questo anniversario è collegato.
Nel suo saluto, don Vinicio Albanesi ha ringraziato il Pontefice “per la sensibilità e l’attenzione nei nostri confronti”. E ha continuato: “Siamo qui presenti da tutta Italia: dal Veneto alla Sicilia, dalle Marche, dall’Umbria, da Roma alla Calabria, ma anche dai paesi dell’Africa, rifugiati nel nostro Seminario di Fermo: insieme ai genitori preoccupati del futuro dei loro figli, ai nostri Parrocchiani, a quanti con noi credono e agiscono nel rispetto delle persone, senza scarti, come lei spesso ripete. Le chiediamo dopo la Evangelii Gaudium e Laudato si, una sua riflessione sulla dignità della persona, immagine di Dio. Il mondo sembra rinchiudersi in dettagli sempre più ristretti e angusti, preoccupati solo del loro esistere. Sarebbe bello un Sinodo incentrato sulle capacità umane, anche se frammisto a debolezze e contraddizioni”. 
E ha aggiunto: “Le chiediamo anche una riflessione sul dramma (scandalo) della disparità tra l’1% della popolazione che possiede le stesse risorse economiche del restante 99% della popolazione. La nostra morale ha da sempre insistito sulla ‘giustizia’: l’ha fatto in termini generali. Forse è arrivato il momento di chiarificare e chiamare con il loro nome l’ingiustizia che assale il mondo, indicando vie concrete di soluzione. Possiamo attenderci una sua Lettera apostolica su questo tema?”. “Le rivolgiamo un abbraccio caloroso, soprattutto in occasione di presunti portatori di verità che appaiono farisei, nemmeno scribi: invocano le regole che loro, per primi, infrangono, perché non comprendono le vie della misericordia che lei non si stanca di ricordare”.

Papa Francesco: “Contribuite a rendere migliore la società”. “In questi decenni la vostra Comunità si è messa in ascolto attento e amoroso della vita delle persone. Questo vostro approccio supera l’atteggiamento pietistico e assistenzialistico, per favorire il protagonismo della persona con difficoltà. Incoraggio a proseguire in questa strada”. Così il Pontefice ha accolto la Comunità di Capodarco. Aggiungendo: “Voglio ancora ringraziare per la testimonianza che date alla società, a partire dagli ultimi, dai più svantaggiati. Voi lavorate per l’inclusione con generosità e competenza, con l’aiuto di famiglie e volontari. Accogliendo tutti questi piccoli voi riconoscete in loro dei testimoni della tenerezza di Dio dai quali abbiamo molto da imparare e che hanno un posto privilegiato anche nella Chiesa”. Poi, ricordando che la Comunità “ha avuto origine dai pellegrinaggi a Lourdes e Loreto con il fondatore don Franco”, Bergoglio ha chiesto che i suoi membri continuino ad avere lo “stile del Vangelo”, con “tenerezza, premura, vicinanza, ma anche coraggio e spirito di sacrificio, perché non è facile camminare accanto a chi vive un disagio”.
Prima il Santo Padre aveva sottolineato: “Voi avete scelto di stare dalla parte di queste persone meno tutelate. In questo modo contribuite a rendere migliore la società. La qualità della vita di una società si misura da come include coloro che sono più deboli e bisognosi. La maturità si raggiunge quando l’inclusione è una cosa normale. La persona con disabilità deve partecipare alla vita della società. Soltanto se vengono riconosciuti i diritti dei più deboli una società può dirsi costruita sul diritto e sulla giustizia”. 

Don Franco Monterubbianesi: “Siamo il popolo della speranza”. “Dobbiamo credere a questa giornata intensa, dove il meglio del popolo di Capodarco sparse in Italia (dalla Sicilia alle Marche) vuole vivere con la Chiesa il cammino della liberazione”. Così il fondatore della Comunità di Capodarco, don Franco Monterubbianesi, si è espresso in attesa dell’udienza con il Pontefice. “Consegno un documento scritto quando ho voluto celebrare il nostro passato con i protagonisti di 50 anni fa; alcuni di loro sono in Cielo. È un documento sulle tre virtù soprannaturali, fede, speranza e carità. Al Papa diciamo che siamo il popolo della speranza, che portano le persone deboli nella società. Siamo animati da tre ‘r’: ribellione per essere liberi, nella resistenza per portare avanti i nostri sogni, e nel riscatto dei poveri come i bambini abbandonati e i disabili”.

I DONI

A Papa Francesco la delegazione ha portato in dono quattro cose: un piatto di ceramica con l’immagine di don Luigi Sturzo e le chiavi della città dei ragazzi di Caltagirone (la comunità inaugurata da don Vinicio Albanesi in Sicilia); una statuetta in legno di pietà popolare, proveniente dall’Ecuador e rappresentante san Francesco; una copia del libro “Il diaconato alle donne. E’ possibile?”, scritto da don Albanesi; un quadro d’autore da parte della parrocchia di San Marco alle Paludi.
In merito al libro donato, nel suo saluto don Vinicio Albanesi ha affermato: “Il diaconato, pur facendo parte del sacramento dell’ordine, è un ministero: molte religiose e monache, catechiste e insegnanti, studiose e ricercatrici, madri di famiglia, donne dedite alla carità, donne capaci di gestione, possono ricevere il diaconato. So bene che è stata istituita una Commissione per studiare il tema(…). Il diaconato, dichiarato grado del sacerdozio, è stato sempre escluso dal sacerdozio ministeriale: la conclusione è che un ministero e come tale nulla impedisce che sia conferito alle donne”.


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