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Ete Vivo, scatta la diffida
sui lavori anti-esondazione:
chiesti danni per 300 mila euro

mercoledì 8 marzo 2017 - Ore 10:23
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L’Ete a marzo del 2015

Il comitato Val D’Ete passa alle carte bollate. Dopo i ripetuti fenomeni di esondazione dell’Ete Vivo, per il comitato dei proprietari dei terreni lungo il fiume è giunta l’ora di far scattare la diffida, rivolta agli enti che a vario titolo potrebbero avere competenze in materia, per effettuare i lavori necessari a contrastare il fenomeno di esondazione che pesa come un macigno sulle aree e i terreni attraversati dal corso fluviale. E contestualmente si avanza una richiesta di risarcimento danni di 300 mila euro. 

“La scorsa settimana l’avvocato Villeado Craia, incaricato da un nutrito gruppo di proprietari o affittuari di terreni  posti lungo la valle dell’Ete Vivo, ha inviato una lettera di diffida a tutti gli enti che direttamente o indirettamente potrebbero avere qualche responsabilità sulla situazione di degrado del fiume e, in particolare, per i consistenti danni provocati agli stessi proprietari. Gli stessi proprietari – fanno sapere dal comitato Val D’Ete – si sono costituiti in comitato e la diffida rappresenta l’atto propedeutico all’avvio dell’azione giudiziaria. L’atto, inoltre, mira a provocare una reazione concreta da parte delle istituzioni, sino ad oggi, pressoché “latitanti”. Purtroppo sfugge non solo alle istituzioni ma anche alla pubblica opinione lo stato di disagio e di precarietà che vivono queste persone che assistono ogni giorno alla distruzione di quanto costruito con il lavoro e i sacrifici di intere generazioni. Sfugge il fatto che ogni pioggia, anche di modesta entità, provoca loro uno  stato di ansietà per il potenziale e incombente pericolo. Non vanno sottovalutati gli ingenti danni economici passati, presenti e futuri”.

L’Ete il 7 marzo 2017

ECCO IL CONTENUTO DELLA LETTERA-DIFFIDA spedita al presidente della Regione, Luca Ceriscioli, a quella della Provincia, Moira Canigola, ai presidenti del Consorzio di Bonifica e del Comprensorio D e ai sindaci di Belmonte, Fermo, Grottazzolina, Monsampietro Morico, Monteleone di Fermo, Monte Giberto, Montelparo, Montottone, Porto San Giorgio, Ponzano di Fermo e Santa Vittoria in Matenano

I signori (riferito ai proprietari ed affittuari interessati dai danni), quali proprietari o affittuari dei terreni latistanti il fiume Ete Vivo, mi hanno incaricato – scrive l’avvocato Villeado Craia – di inoltrare agli Enti, per quanto di rispettiva competenza, la richiesta di risarcimento dei danni nonché la diffida ad eseguire le opere tecnicamente idonee ad evitare il ripetersi dei fenomeni di esondazione ed erosione a danno dei fondi medesimi. Riepilogo brevemente la vicenda, peraltro già nota a seguito delle ripetute richieste formulate dagli interessati e delle iniziative pubbliche promosse per affrontare la relativa problematica, alle quali, peraltro, non ha fatto seguito l’intervento concreto. Innanzitutto, mi corre l’obbligo di segnalare che la situazione venutasi a creare e tutt’ora in atto, rappresenta una grave minaccia anche per l’incolumità delle persone, in considerazione del fatto che il fiume per lunghi tratti ha completamente distrutto i vecchi argini ed eroso gran parte dei terreni coltivati, ponendo in una situazione di instabilità lo stesso fronte collinare in ragione del mutato assetto dei terreni a valle.

L’Ete il 7 marzo 2017

Qui insistono anche delle abitazioni, delle strade, degli impianti, nonché i frutteti e le ulteriori coltivazioni, sicché l’ulteriore fenomeno di espansione del fiume costituisce una seria, imminente, grave minaccia per le opere predette e per l’incolumità delle persone che risiedono in loco e che, comunque, svolgono attività lavorativa. Il denunciato fenomeno è purtroppo conseguenza degli interventi eseguiti da Enti che hanno comportato una modifica del letto del fiume, dei vecchi argini e che hanno di fatto potenziato la capacità distruttiva delle acque in occasione dell’ingrossamento del fiume per eventi meteorologici. Gli esperti, infatti, hanno riscontrato che a seguito dei lavori, la mutata velocità di scorrimento delle acque, la mancanza delle protezioni da sempre rappresentate dagli argini e dalla vegetazione che sugli stessi insisteva (e che inopinatamente è stata divelta) hanno prodotto le conseguenze catastrofiche sopra descritte, che mai in precedenza si erano verificate. Poiché il fenomeno tende a ripetersi in occasione di ogni evento meteorologico significativo e, addirittura, senza tracimazione delle acque, è piuttosto evidente il collegamento tra gli interventi sopra descritti e i danni lamentati che in precedenza non si erano mai verificati.
Tutto ciò rende necessario l’indifferibile e immediato intervento volto a ripristinare le condizioni di sicurezza e ad evitare il ripetersi dei fenomeni che hanno già compromesso, con riferimento ad alcune aziende agricole, la potenzialità produttiva. In relazione ai danni già verificatesi, mi corre altresì l’obbligo di precisare che tutte le proprietà alle quali faccio riferimento hanno subìto il fenomeno dell’erosione e per alcune di esse in particolare la superficie di terreno complessivamente asportata ha dimensioni tali da giustificare una richiesta di risarcimento di danni per oltre 300 mila euro. Invito, quindi, codesti spettabili Enti a voler adottare le immediate decisioni ed eseguire gli interventi tecnicamente idonei, oltre naturalmente a risarcire i danni già ad oggi verificatosi”.

 


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2 commenti

  1. 1
    Fabrizio Cimadamore via Facebook il 8 marzo 2017 alle 11:08

    Una soluzione definitiva no è ! ? 😞

  2. 2
    Giuseppe Soricetti via Facebook il 8 marzo 2017 alle 14:10

    Di quale anno è questa foto? Sono stato a vedere 10 minuti fa’ le careggiate sono integre… stanno lavorando come stavano facendo.

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