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Don Franco Monterubbianesi,
il “dopo di noi” e
l’incontro privato con Papa Francesco

CHIESA - Il fondatore della Comunità di Capodarco impegnato sul fronte dell'agricoltura sociale e del turismo dei valori, attraverso il protagonismo dei giovani
venerdì 10 marzo 2017 - Ore 08:59
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Cari Amici,

l’udienza con Papa Francesco, il 25 febbraio, è stata bellissima, per il significato che ha assunto per tutta la Comunità di Capodarco, finalmente riconosciuta nel suo valore cristiano dal Papa.

Siamo veramente, al di là delle diverse fedi con cui ci apparteniamo, un popolo che cammina nella Storia, sotto lo sguardo di Dio, per animare anche la Chiesa nel suo essere veramente per i poveri. Questo riconoscimento ci deve dare profonda gioia e stima di noi.

Il Papa ci ha detto di continuare così, per il bene della società e della Chiesa. Su questo cammino per i disabili nel “dopo di noi” e con i giovani, oggi i veri emarginati, dobbiamo continuare con la sua benedizione, ed il suo aiuto, perché la Chiesa sta sposando di più, uscendo dall’assistenzialismo, l’aspetto della integrazione, di cui noi da sempre siamo portatori.

Io andrò a parlare con Papa Francesco in un incontro privato, come mi è stato promesso. Il giorno 24 febbraio ero già andato al nuovo Dicastero che lui sta creando per il Servizio allo Sviluppo Umano integrale dei Poveri, con l’aiuto dell’economia.

Ci stiamo accordando per un programma che nella mia libertà di Fondatore della Comunità, come movimento di Capodarco, cercherò di portare avanti anche a livello nazionale. Per cui già il 28 febbraio sono stato invitato nelle Puglie e sul tema della “Tierra”, una delle tre del Papa, ci siamo ritrovati con la nostra Comunità di Nardò. In armonia con la Chiesa, gli interlocutori che troveremo nei vari territori saranno i protagonisti del costituire tale popolo in cammino con la Chiesa.

Così ieri e ieri l’altro sono stato in Campania, dai nostri della Comunità di Trentola Ducentola, per parlare col Vescovo di Aversa, che oltretutto è vicepresidente della CEI per il Sud, ed in quel contesto ferve tanto lavoro nell’agricoltura sociale, nelle terre confiscate alla Camorra. Anche loro possono sposare la causa del “dopo di noi” come ho proposto in Puglia. E così ho ritrovato un sacerdote che sta già lavorando sul “dopo di noi”. Poi c’è Liliana di Aversa, vecchia comunitaria di Fabriano, che collaborerà anche con dei suoi giovani dedicati alla politica.

Al Vescovo abbiamo chiesto di aiutarci anche con una nuova pastorale familiare, basata sul valore della nostra esperienza per far sì che le famiglie ed i giovani si facciano protagonisti di tale progetto. Il “dopo di noi” è una grande sfida per tutta Capodarco, e per me che devo condurre la battaglia sino in fondo, anche a far ritrovare la speranza che stiamo perdendo. Al Papa chiederò la partecipazione a tale spirito, perché l’operare di Dio con noi rifulga nei progetti che porteremo avanti con forza. Da Roma ai Castelli Romani, nel Lazio, e pian piano in tante regioni. Sempre con l’aiuto di Dio.

Oggi ho consegnato all’amico mons. Tino Scotti la lettera con cui chiedo insistentemente al Papa di ricevermi. Per questo accompagnatemi con la preghiera, ed abbiate più fiducia.

Anche nelle Marche dovremo operare per la ricostruzione, a partire dalla montagna, con il nostro operare con le famiglie dei disabili, ed i giovani che si possono coinvolgere. Ma di ciò, come ci organizzeremo, parleremo concretamente con gli amici delle Marche. Anche qui l’agricoltura sociale ed il turismo dei valori, come è successo in Puglia, devono fiorire col protagonismo dei giovani.

Don Franco Monterubbianesi


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