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Fatture insolute e contatti violati,
‘usurpato’ il telefono dello chalet:
la truffa viaggia con la mail

venerdì 10 marzo 2017 - Ore 10:26
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di Maikol Di Stefano

“Egregio cliente buongiorno”. Iniziavano tutte così le mail che negli ultimi giorni hanno invaso la casella postale di tanti utenti della provincia di Fermo, ma non solo. Un tentativo di truffa online con il raggiro, in questo caso, tradito dal numero dell’ufficio amministrativo scritto in fondo alla stessa mail. Un numero telefonico sì esistente, ma che non faceva riferimento ad alcun ufficio, bensì ad uno chalet ristorante di Porto Sant’Elpidio.

A denunciare il fatto ai carabinieri sono stati proprio i gestori dell’attività ristorativa Moby Dick. “E’ iniziato tutto martedì mattina, quando il telefono ha iniziato a squillare ripetutamente. All’inizio pensavamo fosse un errore dopo la prima telefonata, alla seconda che potesse essere uno scherzo fino a quando abbiamo capito che c’era qualcosa sotto – spiegano i gestori dello chalet – La telefonata che ci ha fatto capire tutto è stata quella di una dipendente comunale di un paesino vicino Taranto. Ci ha detto di aver ricevuto questa mail, dove in allegato risultavano esserci dei documenti che sollecitavano il pagamento di fatture insolute per un totale di euro 500. Il tutto accompagnato alla fine col nostro numero telefonico. Mail spedita da una casella di posta che riportava un nome femminile, che con noi aveva ben poco a che fare. A quel punto ci siamo fatti spedire questa mail, l’abbiamo stampata e siamo corsi dai carabinieri a denunciare il fatto”.

Una piaga quelle delle truffe online, che negli ultimi anni ha avuto una crescita costante. “Egregio cliente buongiorno, da un nostro controllo contabile troviamo ancora insolute le fatture scadute elencate nell’estratto conto a seguito riportato. Vi chiediamo gentilmente di controllare e provvedere a stretto giro al loro saldo”. Questo il contenuto della famigerata mail, fatto pervenire alle forze dell’ordine. “I carabinieri una volta raccolta la denuncia, – conclude Riccardo Smerilli, gestore dello chalet Moby Dick – ci hanno spiegato che eravamo già i quinti, nel giro di pochi giorni ad aver fatto presente la questione”. Sull’accaduto indagano i carabinieri.


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