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Il ritorno della Rsa, l’Ospedale dei Sibillini,
il successo di Diamanti a Tavola
:
Marinangeli e una città che riparte

domenica 12 marzo 2017 - Ore 19:47
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di Andrea Braconi

Con Adolfo Marinangeli ogni intervista può partire da un punto preciso (come la riuscita di un’edizione speciale di Diamanti a Tavola) ed arrivare a toccare temi di più ampio respiro, come le urgenze legate alla ricostruzione post terremoto ed alla situazione socio sanitaria dell’area montana.

E in questo dialogare senza filtri, mentre i cittadini continuano ad invadere il centro storico, ecco che la notizia di una riflessione partita poche ore prima con il presidente regionale Ceriscioli, su un passaggio fondamentale per l’intera comunità di Amandola: il ritorno della Residenza Sanitaria Assistenziale, oggi ospitata all’interno del presidio ospedaliero di Montegranaro.

Un segnale “psicologicamente forte”, lo definisce Marinangeli, che come tanti altri amministratori dei Sibillini continua a pretendere risposte alle istanze sollevate continuamente nel corso degli ultimi mesi. Intanto, però, ci si rimbocca le maniche e si creano le condizioni per riportare attenzione verso questa parte di Marche, soprattutto sul fronte turistico.

Marinangeli, Amandola sta diventando una sorta di brand e vi va dato atto di aver perseguito questa strada per primi tra i Comuni colpiti dal terremoto.

“Esatto, abbiamo giocato sul marketing anche sulla stessa parola Amandola. Penso, ad esempio, al progetto Amandola Riparte. Prima il nome della nostra città era stato usato per la parte negativa, ma ci siamo accorti che questo ci ha fatto conoscere in zone d’Italia che non sapevano dove fossimo e chi fossimo. Ultimamente c’è stata questa nostra visita a Legnano, dove abbiamo fatto il giro di 10 Comuni, incontrando sindaci, assessori e soprattutto la gente. E la loro risposta ci ha fatto riflettere molto. Quando sei lì la prima cosa è dirgli dove stai geograficamente, qual è la tua collocazione, portagli la guida di Amandola, fargli conoscere la sua storia. E abbiamo visto che la gente ha gradito: insomma, un salto avanti enorme dopo il terremoto. Quando si dice da una tragedia nasce un’opportunità…”

Una tragedia che da un lato ha stimolato continue azioni di solidarietà, dall’altro sembra aver fatto da collante ad una comunità.

“Sì, si è cementificata la comunità, è stata una spinta enorme per lasciare da parte le individualità che stavano facendo danni e per trovarsi insieme: il senso di dire se qui ci riusciamo, lo facciamo soltanto stando insieme. Questo la gente l’ha capito, perché stare insieme ti fa stare più sicuro da un lato e rafforza le possibilità di ripresa dall’altro. E noi che abbiamo responsabilità istituzionali lo sentiamo forte. Pensiamo ai commercianti: è la prima volta che si ritrovano insieme per fare qualcosa, non ci sono più divisioni e ti riconoscono come un’Amministrazione che sta sostenendo la città senza divisioni.”

Di fronte ai gravi ritardi sulla ricostruzione, però, questo senso di comunità, questo spirito di coesione non rischia di spezzarsi?

“Assolutamente sì, dobbiamo capire che questa è una luna di miele, la gente si sente più unita ma vuole risposte. Fortunatamente la normativa si è spostata verso i sindaci, sono 6 mesi che insistiamo e chiediamo di essere gli attori principali della ricostruzione, chiaramente con un commissario che pensavamo potesse essere il presidente della Regione e non altre strutture di governance che hanno appesantito la cosa. Adesso forse l’hanno capito; adesso il riferimento unico è il presidente della Regione, presente continuamente; adesso forse hanno compreso che attraverso i sindaci si arriva al territorio in maniera più puntuale. Attenzione però che la luna di miele finisce e se non partiamo subito, se non ci mettono nelle condizioni di spendere subito dopo tutto diventa un dramma.”

Questione ospedale: dalla paura iniziale che tutto potesse finire, adesso c’è la speranza che questa struttura diventi finalmente quello che tutti i sindaci chiedono da sempre: l’Ospedale dei Sibillini.

“Una struttura di un territorio montano di 750 chilometri quadrati e soprattutto di 20.000 persone che hanno bisogno di una loro identità e di servizi identici, come gli altri. Cittadini che sono custodi di un territorio che piano piano si sta svuotando e che dobbiamo premiare perché hanno deciso di rimanere. Quindi, io guardo con attenzione e con estremo piacere allo sforzo che sta facendo il presidente della Regione che, anche ieri sera, ha ridetto nuovamente che per la zona montana – e non per Amandola, il nome ospedale di Amandola, sono d’accordo con te, deve scomparire e deve diventare Ospedale dei Sibillini! – un ospedale si rifarà nuovo e che lui pensa nell’arco di poche settimane di poter dare questo annuncio. La cosa importante, però, è che sempre ieri è partita l’ipotesi di far tornare la Rsa nella zona montana. Si lavora ad un’ipotesi di rientro, in quali modi e quali tempi è prematuro dirlo, ma il presidente Ceriscioli ha liberato anche questa idea. E questo è un segnale psicologicamente forte. Perché se riusciamo a riportare la Rsa, a riaprire tutti gli ambulatori – domani mattina iniziano i lavori per la radiologia, che riaprirà in 15 giorni -, se c’è una disponibilità simile a ragionare su una riapertura… beh, ci siamo, possiamo veramente ripartire”.

 


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1 commento

  1. 1
    Fabrizio il 13 marzo 2017 alle 17:35

    Bene, bisogna ricominciare a credere davvero e concretamente nella ricostruzione post-sisma. Forza Amandola, ed a tutta la comunità montana del Fermano!

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