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Noi giovani, che difendiamo i diritti degli altri, di chi è escluso e di chi “non riesce a vedere”

lunedì 13 marzo 2017 - Ore 10:20
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di Andrea Braconi

Una vicenda assurda, per la violenza della morte e per il modo in cui parte della città ha reagito. “L’omicidio di Emmanuel ha generato quella che potremmo chiamare una cagnara mediatica non solo fermana – ha rimarcato ieri lo scrittore Alessandro Leogrande, invitato a Fermo dalle ragazze e dai ragazzi del comitato Noisette – ma in linea con altri casi nazionali in cui si tende a rovesciare quanto accaduto. Mi sembra, però, che anche lì solo raramente sia emersa la dimensione umana di Emmanuel, il fatto che sia scappato dalla violenza di Boko Haram, un elemento che accomuna tante persone in questa loro fuga dalla terra d’origine”.

Un pomeriggio, quello vissuto ieri al Ricreatorio San Carlo, tra letture e musica (molto apprezzata la performance della band Fang Out), all’insegna di un continuo confronto tra generazioni con Leogrande intento sia a tracciare un quadro complessivo delle dinamiche migratorie, sia a giocare il ruolo di intervistatore nei confronti degli stessi giovani.

“Voglio che siate voi – ha chiesto – a raccontare come è nato il vostro comitato, quello che fate e il dibattito che c’è tra voi”.

E la risposta, molto determinata, non si è fatta attendere. “Siamo nati proprio dopo quell’episodio – ha sottolineato Eleonora – ma non ci sentiamo legati soltanto a questo. Sì, è stato un evento che ci ha colpito, lasciandoci senza parole, ma siamo nati soprattutto per difendere i diritti degli altri e di chiunque in questa società sia escluso e anche di persone come noi, di quei giovani che vedono con occhi diversi qualcuno che è differente da te solamente perché ha la pelle più scura o perché è arrivato qui con un barcone. Personalmente ho avuto la possibilità di conoscere delle ragazze straniere, con le quali abbiamo conversato e provato a parlare in italiano. Ho cercando di insegnare loro alcune parole chiave e ascoltato i loro racconti, la loro storia: questo mi ha aperto gli occhi, dandomi una visione del mondo che non conoscevo. Sono persone che hanno sofferto molto, ma hanno ancora voglia di vivere. E soprattutto sono felici, rispetto magari a tanta altra gente che vive qui. Hanno fatto esperienze bruttissime, ma hanno ancora la forza di andare avanti. E secondo me questa è la prima cosa da premiare”.

Da Noisette, è arrivato anche un ringraziamento al Comitato 5 Luglio. “Li ringraziamo sia per l’aiuto che ci hanno dato in questi mesi, sia per averci aiutato a crescere iniziativa dopo iniziativa”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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