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Rischi idrogeologici nel Fermano,
Giacinti e Sciapichetti: “Programmare azioni efficaci e strutturali per la manutenzione del territorio”

CONSIGLIO REGIONALE - Giacinti, insieme all'assessore regionale Angelo Sciapichetti, tracciano quello che è lo stato attuale dell'assetto idrogeologico del Fermano e rilanciano un'attività programmatica su misura delle caratteristiche dei singoli bacini fluviali
martedì 14 marzo 2017 - Ore 19:27
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La strada lungo il fiume Ete Vivo

 

 

di Paolo Paoletti

Francesco Giacinti

Dall’Ete Morto alla situazione dell’Ete Vivo, passando per i fiume Tenna e Aso. Il dibattito sull’assetto idrogeologico del territorio fermano arriva nell’aula del consiglio regionale. “Già in passato – spiega il consigliere regionale Pd Francesco Giacinti  – avevo accompagnato il sindaco di Sant’Elpidio a Mare e l’assessore Clementi dall’allora referente regionale, oggi divenuto dirigente del Servizio Agricoltura, per fare il punto sulla situazione dell’Ete Morto. In tal senso si sta lavorando ora per attuare un progetto specifico”. Discorso simile per gli altri fiumi.

Giacinti, insieme all’assessore regionale Angelo Sciapichetti, tracciano quello che è lo stato attuale dell’assetto idrogeologico dei bacini fluviali del Fermano, anche in replica alle interrogazioni presentate dalla consigliera di Forza Italia Jessica Marcozzi, e rilanciano un’attività programmatica che non sia di carattere generalista, ma su misura di quelle che sono le caratteristiche dei singoli bacini fluviali.

“Si tratta di corsi d’acqua – spiegano Sciapichetti e Giacinti –  che per la maggior parte dell’anno sono di fatto in secca, caratterizzati da portate idriche modeste, che possono tuttavia diventare critiche a causa di brevi periodi di avversità atmosferiche, della durata di soli due o tre giorni, od addirittura anche di poche ore, con particolare riferimento al torrente Ete Vivo ed al torrente Ete Morto, nel caso di precipitazioni violente e concentrate. È pertanto evidente che tali corsi d’acqua della Provincia di Fermo costituiscono un forte elemento di rischio per il territorio, poiché possono diventare pericolosi a causa di periodi di avversità metereologiche brevi, imprevedibili e frequenti”. 

Giacinti e Sciapichetti ricordano a proposito che il solo Torrente Ete Vivo è stato interessato da almeno tre eventi alluvionali che si sono verificati il 2 giugno 2009, nel marzo 2010 ed il 1° marzo 2011: “E che si è potuto evitare il quarto unicamente ai lavori eseguiti in regime di somma urgenza nel 2011“.

Per i due esponenti rappresentanti del governo regionale: “L’Ete Vivo è particolarmente critico, in quanto

L’assessore Angelo Sciapichetti

nel tratto di foce attraversa aree urbane artigianali ed agricole popolate, ed è adiacente ad infrastrutture viarie molto percorse. L’Ete Morto presenta il punto più pericoloso in corrispondenza dell’abitato di Casette d’Ete e del campo sportivo più a valle, ed è anch’esso adiacente alla viabilità locale. L’Aso ed il Tenna hanno un andamento più naturale e lineare. Gli alvei, nei tratti di maggiore interesse ai fini della sicurezza, sono prevalentemente ghiaiosi, quasi ovunque non arginati, ed in alcuni tratti la quota di fondo coincide con quella dei terreni agricoli circostanti. La presenza di folte macchie di vegetazione sia in alveo che sulle sponde, causa la deviazione delle acque durante le piene, che erodono le aree coltivate prospicienti, con grave malcontento degli agricoltori e richieste di danni. Entrambi, nel tratto di foce, attraversano aree urbanizzate e costeggiano per lunghi tratti strade importanti per la mobilità sia locale che provinciale”.

Sciapichetti e Giacinti che entrano nel merito dei lavori effettuati e allo stesso tempo rilanciano per il futuro: “A seguito delle eccezionali precipitazioni del marzo 2011, la Provincia attuò una prima fase di interventi di somma urgenza per la riparazione dei danni dell’alluvione ed una seconda, costituita da opere strutturali, da programmare e realizzare compatibilmente con le risorse disponibili. I tecnici del Genio Civile hanno individuato una serie di 30 interventi di somma urgenza per complessivi  9.452.230 Euro ed un fabbisogno generale per mettere in sicurezza il territorio dal rischio alluvione mediante opere strutturali da programmare e progettare, di circa 30 milioni di Euro. Nel caso specifico, con gli interventi ordinati si è proceduto esclusivamente alla riparazione dei danni dell’alluvione, ed a mettere i fiumi nelle condizioni di sicurezza minime per poter affrontare un prossimo e probabile evento calamitoso.”

Da qui le basi da porre per il futuro: “Il vero problema, ora – spiegano Giacinti e Sciapichetti –  resta quello di svolgere un’azione efficace e strutturale per la manutenzione del territorio, mediante adeguata programmazione. Il principale strumento per attuarla, rendendo possibili gli interventi necessari, era la legge 183/89, gestita dalle Autorità di Bacino, che entro ogni anno approvava gli schemi previsionali e programmatici, in pratica elenchi di progetti di opere da realizzare per la sicurezza del territorio. La 183, che pure aveva dato inizialmente buona prova, non è più stata finanziata seriamente dal Ministero dell’Ambiente da oltre 10 anni. La maggior parte degli Enti hanno bilanci ridottissimi che non permettono di effettuare gli interventi sui tratti di fiume che sarebbero di propria competenza”.

Alcuni detriti depositati lungo il letto del fiume Ete Morto

La possibile soluzione: “Nell’ambito del POR-FESR della Regione Marche 2014-2020, l’asse 5 prevede azioni per promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e gestione dei rischi. In particolare, l’Azione 15.2 parla nello specifico di manutenzione straordinaria del reticolo idraulico, delle reti di scolo e sollevamento acque, laminazione delle piene e stabilizzazione delle pendici, utilizzando, ove possibile, infrastrutture verdi. La scelta del POR è quindi quella di intervenire, con progetti pilota, sulle aste fluviali con foce nei centri abitati o che attraversano le zone industriali, al fine di ridurre la possibilità che si verifichino nuovi danni alle persone e alle attività produttive”.

Esponenti regionali che spiegano come ci sia già un modello: “Il Fiume Aso viene citato espressamente in quanto avente le caratteristiche di rischio. In questo contesto si colloca il progetto di 700.000 Euro  inviato ai soggetti regionali responsabili. Un progetto che ha l’obiettivo di individuare risposte integrate (ambientale, economico, sociale e politico-normativo), combinando il tema della riqualificazione e tutela delle dei corpi idrici superficiali e profondi attraverso accordi agroambientali d’area attivando tecniche di produzione a basso impatto a quella della mitigazione del rischio idraulico lungo il corso del fiume. L’analisi riguarda compiutamente l’intero tratto fluviale dell’Aso da Villa Pera alla foce, sia dal punto di vista geologico, idraulico, nonché botanico vegetazionale”.

I due esponenti regionali concludono spiegando come: “Tale analisi dovrebbe essere condotta anche per le altre tre aste fluviali, al fine di analizzare ed individuare le principali peculiarità e criticità dal punto di vista idraulico, geologico-geomorfologico, botanico-vegetazionale ed ambientale e sulla base di esse redigere progetti esecutivi di ampio respiro, magari da realizzare a stralci sulla base delle risorse reperibili. In tal modo si risolverebbero, con l’aiuto di ogni soggetto che ha la responsabilità di intervenire in merito, tutte le problematiche”.

 


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