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“La riscossa dei terremotati”,
protestano le Marche e Amatrice

PORTO SANT'ELPIDIO- Indetta per il primo aprile una nuova manifestazione degli sfollati marchigiani a Roma, si uniranno anche quelli della città laziale. La decisione durante un'assemblea nel comune elpidiense per discutere dello spostamento dalle strutture della costa. Domani una delegazione incontrerà l'assessore regionale Pieroni
mercoledì 22 marzo 2017 - Ore 20:06
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L’assemblea a Porto Sant’Elpidio

Da sinistra Fulvio Santoni, Fulvio Santoni, Diego Camillozzi, Francesco Pastorella e Sante Elisei

 

di Monia Orazi

Uno striscione con scritto “La riscossa dei terremotati” apparirà nelle maggiori città italiane ed in alcuni centri del cratere il prossimo primo aprile, data della nuova manifestazione di protesta indetta a Roma. I dettagli sono stati definiti ieri sera, nel corso dell’incontro organizzato dal comitato “La terra trema noi no” al salone congressi della Croce verde di Porto Sant’Elpidio in cui si sono ritrovati oltre un centinaio di sfollati che al momento risiedono nei camping della città rivierasca. Sono 1800 coloro che sono rimasti senza una casa, che entro il prossimo trenta aprile dovranno lasciare le strutture in cui si trovano. E’ questa la preoccupazione maggiore espressa ieri sera da tante persone che sono volute intervenire pubblicamente per manifestare il proprio disagio. A moderare la serata sono stati Diego Camillozzi, Francesco Pastorella, Sante Elisei e Fulvio Santoni per il comitato, ospite speciale direttamente da Amatrice Roberto Serafini, che ha raccontato tutte le difficoltà di un presente pieno di incertezze. “Mi pagano per non lavorare, ma tutto sommato mi ritengo fortunato, ho tirato fuori persino il cane, insieme a mia moglie gestivo una profumeria. E’ tutto fermo, immobile. Dopo quasi sette mesi sono arrivati venticinque container mascherati da casette, assegnati tramite un sorteggio vergognoso. In trent’anni ho fatto tutto quello che potevo fare – ha detto – se restate uniti nessuno potrà mandarvi via. Questa manifestazione è la nostra ultima possibilità perché si sta discutendo il decreto. Non sarà di certo l’ultima perché i problemi sono tanti. Abbiamo organizzato in soli sei giorni la manifestazione del 25 gennaio, sui social è partito un fiume in piena, abbiamo ricevuto sostegno da ogni parte d’Italia. Dobbiamo lottare per lasciare qualcosa in futuro ai nostri figli”.

Il suo appello è stato condiviso dai componenti del comitato, i quali hanno sottolineato come secondo i contratti in essere gli albergatori siano obbligati ad ospitare gli sfollati almeno sino al trentuno dicembre. Sono stati espressi timori per l’arrivo in ritardo delle casette e la volontà di molti di non cambiare alloggio, sino a quando non arriveranno. E’ stato chiesto di fare presto, perché c’è il timore di uno spopolamento definitivo dei piccoli centri dell’entroterra devastati dal sisma. Domani mattina una delegazione di sfollati incontrerà ad Ancona l’assessore regionale al turismo Moreno Pieroni, che segue da tempo l’evolversi della situazione. Sinora sono state raccolte online oltre tredicimila firme ed oltre un migliaio su moduli cartacei, per dire no allo spostamento dalle attuali strutture. Ribadita la necessità di snellire le procedure burocratiche e di prevedere la zona franca nel territorio del cratere. Roberto Micheli del comitato Rivas ha sottolineato come sia indispensabile l’appoggio dei sindaci per sostenere le rivendicazioni dei terremotati.


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