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“Recuperiamo il concetto di umanità”: sabato l’iniziativa antirazzista all’ex Mercato Coperto

FERMO – Il 25 marzo nuovo appuntamento del Comitato 5 Luglio insieme a numerose realtà del territorio provinciale
giovedì 23 marzo 2017 - Ore 13:56
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di Andrea Braconi

Fermo (“Che non è una città razzista ma non è immune a segni di ostilità nei confronti del diverso”) e l’intero territorio provinciale hanno la necessità di una presa di coscienza urgente rispetto al dilagare di una cultura xenofoba. Lo ha rimarcato Alessandro Fulimeni, coordinatore dello Sprar, in occasione della presentazione dell’iniziativa di sabato 25 marzo all’interno dell’ex Mercato Coperto.

“Presentiamo una giornata per noi molto importante, che crediamo sia anche di grosso spessore culturale. Sono 22 le realtà che hanno aderito e altre che lo stanno facendo anche in queste ore”.

Un’ulteriore iniziativa, che si inserisce nel cammino avviato dal Comitato 5 Luglio subito dopo la morte di Emmanuel Chidi Namdi.

“Abbiamo deciso di renderla riconducibile alla Giornata Mondiale contro il razzismo, che cade da più di 50 anni il 21 marzo e che ricorda l’uccisione in Sudafrica di 69 persone che manifestavano pacificamente contro l’apartheid. Il senso del nostro lavoro è anche di favorire su questi temi un grande coinvolgimento, a partire da tutte le risorse che esprime questo territorio. Dopo quanto accaduto lo scorso anno non bisogna far finta che il problema non esista ma, al contrario, è necessario affrontarlo. E ci siamo dati il compito prioritario di recuperare il concetto di accoglienza, di responsabilità collettiva e anche di disobbedienza civile. In questo periodo sono nate realtà molto interessanti, penso al collettivo Noisette e all’antenna che fa parte dei cosiddetti nodi regionali sull’anti discriminazione”.

E accogliere è anche il titolo scelto per l’iniziativa del 25 marzo, patrocinata dal Comune di Fermo. “È una parola oggi osteggiata, utilizzata con una fortissima strumentalizzazione, dalla quale traggono profitto sempre più partiti. Siamo convinti che occorra ripartire dal basso per costruire legami sociali che sono stati disgregati o che si sono interrotti. Da qui l’esigenza di un approfondimento di cosa significa accogliere e l’esercitare una solidarietà fattiva”.

Dal filosofo Mancini ad uno spettacolo teatrale che affronterà le tematiche dei confini e delle barriere, dal cibo portato dai richiedenti asilo alla musica: una giornata conviviale che, nelle intenzioni degli organizzatori, diventa un punto di arrivo ma anche un punto di partenza per sviluppare in maniera più forte il lavoro su questi temi. “Il nostro obiettivo – aggiunge Fulimeni – sarà anche quello di arrivare alla giornata del prossimo 5 luglio organizzando un grande momento che durerà tutta la giornata, con musica, discussioni e riflessioni.

“Abbiamo aderito alla manifestazione del 5 luglio – ha spiegato Daniela Cimini dell’associazione Aloe – perché è nella nostra mission, così come nel nostro giornalino abbiamo fatto un dossier raccogliendo testimonianze di persone che hanno conosciuto Emmanuel e la moglie per far capire che dietro quella morte c’erano due persone già inserite. La cosa fondamentale è fare rete, più siamo uniti più riusciamo a muovere le coscienze.”

“La nostra partecipazione è coerente con principi che sono alla base dell’azione del sindacato – ha rimarcato Maurizio Di Cosmo, segretario provinciale della Cgil -, ma ci interessa andare oltre: siamo convinti, infatti, che i problemi di questo Paese possano essere risolti attraverso l’immigrazione, che i temi del lavoro e dell’accoglienza organizzata possano essere insieme la chiave di volta per dare una soluzione ad una crisi che dura da tanti anni e che sta creando disgregazione sociale. Un obiettivo da avviare dopo il prossimo 5 luglio sarà anche quello di una contrattazione con enti locali e Regione, per vedere se è possibile darsi un miglior sistema di accoglienza, per rifugiati e per non rifugiati”.

“Come Anpi abbiamo condiviso sin dall’inizio questo percorso e continuiamo coerentemente su questa linea – ha detto il presidente Carlo Bronzi -. Per quanto ci riguarda, c’è un forte richiamo ai principi della nostra Costituzione, il rispondere e il cercare di comunicare quotidianamente i valori sanciti dalla legge fondamentale dello Stato. E l’iniziativa del 25 marzo, come le successive, rispondono a questo significato di testimonianza”.

“Casacomune nasce come pratica di solidarietà concreta – ha rimarcato Enrico Martini – e di impegno nel campo di attività come, ad esempio, quella dell’accoglienza. Qui l’adesione è stata automatica e il fatto che molti membri facciamo parte del Comitato ha creato una vera e propria simbiosi”.

“Crediamo sia necessario un lavoro sia in Africa che qui – ha affermato Serena Morelli della CVM – con iniziative che cerchino di andare fuori dagli ambiti e si aprono alla cittadinanza. Importante è anche lavorare andando oltre la differenza, verso quel senso dell’accogliere che riprende quel concetto di umanità su cui lo stesso Mancini ha scritto più volte”.

“Tra i primi impegni del Comitato – ha ricordato Roberto Marcaccio di Emergency – c’era il contrastare questa zona grigia e la domanda sorta spontanea era come farlo. Ecco, questo è un modo per farci conoscere e contrastare questa situazione che purtroppo tocca anche Fermo. Io lavoro nelle scuole e sento i commenti dei ragazzi: per questo lavorare sui giovani è molto importante e Noisette è una bella conseguenza della creazione di questo comitato”.

“L’attività di Italia Nostra – ha precisato Gioacchino Fasino – deve avere anche questo sguardo sociale ad una nuova problematica e proprio per questo motivo vorremmo che si cominciasse a guardare e a toccare con mano la situazione di certi popoli”.

“Questo evento cade nella settimana di azione contro il razzismo – ha aggiunto il consigliere comunale Massimo Rossi – indetta dal Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. C’è la sensazione di andare un po’ controcorrente, perché c’è un tendenza a rimuovere o a minimizzare. Il politico che denuncia o condanna questi fatti non guadagna consenso. A Fermo, nonostante si continui a minimizzare e rimuovere, abbiamo vissuto un momento tragico legato al razzismo, come ha rilevato la stessa Magistratura. Non passa giorno che in questo Paese le persone vengano offese, picchiate o uccise per ragioni razziste. Sia chiaro: Fermo non è il buco nero del mondo, ma è inutile negare la verità e fare finta di nulla. La parola accoglienza sembra provocatoria, c’è sempre questa domanda su quante persone possiamo accogliere. Ma l’idea che si possa accettare che ci sono esseri umani dotati di ragione e sentimenti che possano annegare e morire perché non ce la facciamo e ci giriamo dall’altra parte, è qualcosa che genera violenza e morte dentro le nostre case. Poi non ci si deve stupire se la vita umana perde di valore. È il danno che produce il fatto che molti dicano che non si possa fare niente. Quindi per noi, e non solo per loro, dobbiamo recuperare proprio il concetto di accoglienza”.

A chiudere la serie di interventi Irene Virgili del CSOA Officina Trenino di Porto San Giorgio. “Questo è un comitato tra la gente ed è importante per la capacità informativa e di sensibilizzazione che ha, fondamentale per facilitare l’instaurarsi di un clima antirazzista. Personalmente ho provato molta indignazione guardando lo striscione al Seminario che metteva in contrapposizione terremotati e rifugiati. E sono proprio questi i motivi che vanno combattuti”.


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