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“La gente è stufa di un’Europa che pensa solo ai mercati”: IL DISCORSO DELLA PRESIDENTE CANIGOLA

FERMO - Il discorso integrale della presidente della Provincia in apertura delle celebrazioni per l'anniversario dei Trattati di Roma
sabato 25 marzo 2017 - Ore 12:49
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Innanzitutto un saluto ed un ringraziamento ai presenti che hanno avuto la sensibilità di accogliere il nostro invito, il prefetto di Fermo dottoressa Mara Di Lullo, il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro, il senatore Francesco Verducci, l’onorevole Paolo Petrini, l’assessore regionale Fabrizio Cesetti, il presidente della Camera di Commercio Graziano Di Battista, il rettore dell’Università Politecnica delle Marche prof. Sauro Longhi.

Un saluto ed un ringraziamento per l’attenzione che ci viene dimostrata ai Sindaci ed ai rappresentanti dei Comuni presenti: Comune di Porto Sant’Elpidio Presidente del Consiglio Vitaliano Romitelli e agli altri sindaci che vedo in sala Montegranaro, Moresco, Lapedona, Pedaso, Monte Vidon Combatte, Sant’Elpidio a Mare.

Saluto e ringrazio i rappresentanti delle Forze dell’ordine presenti: il dirigente del Commissariato di Polizia di Fermo, vicequestore aggiunto Leo Sciamanna; il comandante del Nucleo Operativo della Guardia di Finanza di Fermo, capitano Armando Parisi; il comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto San Giorgio, tenente di vascello Fabrizio Saverio Strusi.

Un ringraziamento particolare va a tutto il personale di questa Provincia che ha creduto portando avanti con forza le azioni dello Sportello Europe Direct per tutta l’area Marche Sud con la convinzione che solo un’attività di formazione e informazione delle giovani generazioni possa creare quell’Europa sognata e voluta nel Manifesto di Ventotène, ovvero Per un’Europa libera e unita, dai giovani di allora Altiero Spinelli , Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.

Ringrazio tutti i partner dello Europe Direct che hanno lavorato per mantenere attiva una realtà così importante nel nostro territorio.

Un saluto ed un ringraziamento speciale va chiaramente all’ambasciatore Vittorio Luigi Ferraris vice presidente del Centro Alti Studi Europei per aver accettato il nostro invito e collaborato nell’organizzazione di questa importante giornata.

Non posso non salutare gli studenti ed i docenti del Liceo Linguistico “Temistocle Calzecchi Onesti” di Fermo e le dirigenti scolastiche presenti, per il lavoro svolto nella conoscenza attiva dell’Europa sostenendo interessanti scambi culturali e scolastici.

Oggi 25 marzo 2017 ricorre il 60° anniversario dei cosiddetti “trattati di Roma”. I primi passi cioè che hanno costituito l’attuale Comunità Europea.

Dei tre trattati che rappresentano i pilastri portanti della nostra Unione europea due furono quelli firmati a Roma il 25 marzo 1947, il primo ha istituito la Comunità Economica Europea CEE, il secondo ha istituito la Comunità europea dell’energia atomica CEEA.

A 60 anni di distanza da quei primi trattati si sente sempre più l’esigenza di rinnovare e dare nuovo impulso allo spirito europeo, che possiamo tranquillamente dircelo negli ultimi anni, mesi sta attraversando uno dei momenti più complessi della sua storia.

Questo a causa della profonda crisi economico-finanziaria che ha colpito diversi Paesi dell’UE e che ha portato conflitti tra Paesi del Nord e Paesi del Sud con ripercussioni negative sulla stabilità dei bilanci e il debito pubblico, per le spinte centrifughe acuite anche dalla questione dei migranti e culminate nella cosiddetta Brexit decisa dal Regno Unito con un referendum lo scorso anno e non da ultimo per una diversa condivisione dei valori e del significato di “Unione Europea” e più in generale tra le politiche ed i poteri di Bruxelles e quelli dei governi nazionali.

“Chi vuole andare veloce, deve andare da solo”. Ma “chi vuole andare lontano deve andare con gli altri”. Ho preso in prestito queste parole perché ritengo che proprio in occasione dei sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma, dobbiamo avere maggiore consapevolezza che per salvare l’Europa dalla crescente disintegrazione, dalle forti difficoltà sociali ed ambientali, dalla regressione autoritaria, bisogna credere nei suoi valori e che è necessario procedere ad un cambiamento.

Diceva in una intervista Giuliano Amato che l’Europa è come un Ippogrifo – ripescando l’Ariosto e il suo strambo cavallo alato – è un essere ibrido, dall’andatura incerta e traballante, e tuttavia vola ed è in grado anche di raggiungere la luna.

A volte però salta subito agli occhi come in certi frangenti o procedimenti l’Europa si “blocchi definitivamente” proprio per l’impotenza della politica davanti a ciò che serve e che essa non è assolutamente in grado di fare.

Sono senza dubbio due percezioni dell’Europa assolutamente divergenti che non danno né sicurezza né certezza dell’agire.

Ma non dimentichiamo che l’Europa è il nostro destino. E solo l’Europa può offrire un futuro ai nostri piccoli Stati.

Noi europei, italiani, francesi, spagnoli, tedeschi, e greci dobbiamo essere in grado di stare dalla parte del futuro lavorando molto di più insieme.

L’integrazione bancaria, i fondi salva-Stati, il fiscal compact sono segni di un percorso che stiamo facendo ed una delle idee più importanti per rilanciare lo “spirito europeo” è senza alcun dubbio quella dell’integrazione politica in chiave federale.

Oggi purtroppo appare evidente a tutti che il contesto intergovernativo sia fragile lo si è visto con nitidezza in questa crisi economica, perché quel contesto non è stato in grado di fornire gli strumenti necessari a bilanciare le politiche di austerità, cosicché gli effetti recessivi di queste rimangono senza antidoti. Questo trasforma quello che era un tempo l’ideale dei visionari alla Spinelli in una necessità. Una necessità che non si può più rinviare a un futuro lontano.

Tutti finiscono per prendersela con l’Europa. E hanno ragione. Perché così dell’Europa percepiamo tutti solo gli aspetti negativi. Soprattutto la avvertiamo come un soggetto estraneo, come una tecnocrazia che viene da noi solo per chiederci sacrifici. Perché a ben vedere la maggioranza dei cittadini non è euroscettica ma eurocritica che è cosa ben diversa… la gente è stufa di una Europa che pensa solo ai mercati ed al rigore di bilancio…vuole più protezione più sicurezza (sociale ed economica) e crede che l’Europa possa e debba giocare un ruolo importante su questo terreno.

Perciò non è rinviabile una diversa Europa.

Conosciamo tutti le tante buone ragioni economiche dell’Europa unita. Il mercato unico, una politica di investimento comune, il compattamento fiscale, una Banca centrale che possa combattere con mani più libere, una politica monetaria che in anni di guerra valutaria non lasci le imprese con un euro tanto forte da minare la loro competitività. Sono tutte necessità che a chiunque lavori nell’economia e nella politica appaiono finanche ovvie. Ma non per questo dobbiamo smettere di ideare e migliorare i nostri strumenti che in questa crisi si sono rivelati non proprio all’altezza delle necessità dei cittadini.

Occorre forse guardare avanti con la lungimiranza di una politica che capisca che senza un’Europa davvero democratica arriveremo alla rivolta delle nostre opinioni pubbliche contro l’Europa stessa.

Jacques Delors sosteneva che «l’Europa procede con una maschera sul viso». Per anni infatti le elite hanno proceduto nell’integrazione europea nascondendo anche a se stesse le implicazioni di ciò che andavano facendo, per ridurre le resistenze, comprese le resistenze reciproche.

Oggi però è vero il contrario. Quella maschera sul viso è diventata un muro dietro il quale i cittadini europei vedono solo poteri occulti e tecnocrazie avide. Quella maschera va tolta.

C’è un grande patrimonio comune, fatto di conquiste e avanzamenti sul terreno dei diritti e della democrazia da salvaguardare e da potenziare. Oggi purtroppo si sta disperdendo insieme allo stato sociale, alle speranze e alle aspettative.

Purtroppo crescono sfiducia, paure ed insicurezza sociale. Si moltiplicano razzismi, nazionalismi reazionari, muri, frontiere e fili spinati. Anche se l’Olanda nelle elezioni della scorsa settimana è riuscita ad erigere una barricata all’euro scetticismo incalzante, un’altra Europa è assolutamente necessaria, urgente e possibile occorre quindi denunciare le politiche che mettono a rischio la sua esistenza, esigere istituzioni democratiche e sovranazionali effettivamente espressione di un mandato popolare e dotate di risorse adeguate, il rispetto dei diritti sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali, difendere ciò che di buono si è costruito, proporre alternative, batterci per realizzarle, anche nel Mediterraneo e oltre i confini dell’Unione, soprattutto puntare sul lavoro, fonte di sviluppo, di benessere e, soprattutto, di promozione della dignità dell’uomo.

Ripartiamo da qui, per costruire quel campo che, oltre le nostre differenze, nel nostro continente e in tutto il mondo, sappia essere all’altezza della sfida che abbiamo di fronte.

Continuiamo convintamente con le politiche dell’Erasmus così importanti e significative nella diffusione dell’idea di Europa e così formative nei confronti della professionalità e delle potenzialità lavorative delle nuove generazioni. Oggi in una giornata in cui la Città di Fermo e tutto il territorio piange la scomparsa di uno dei suoi giovani Giacomo Nicolai impegnato proprio nel progetto Erasmus, dobbiamo trovare comunque la forza di continuare a credere di quanto sia importante il miglioramento della qualità della conoscenza, del confronto tra le diversità, attraverso lo sviluppo della dimensione europea all’interno di qualsiasi disciplina di studio.

In conclusione, voglio ricordare che la Provincia di Fermo in questi anni fa parte dei circa 50 Centri Europe Direct selezionati in Italia dalla Commissione europea che permettono a cittadini, società civile, imprese e istituzioni di ottenere informazioni complete e consigli pratici  sui diritti sanciti dalla legislazione europea nonché sulle opportunità che derivano dalla partecipazione all’Unione europea.

I Centri Europe Direct contribuiscono attivamente a comunicare l’Europa ai cittadini ma anche a far presenti le istanze che questi ultimi rivolgono all’Europa, garantendo un doppio canale di comunicazione e un dibattito sempre più attivo.

Lo Europe Direct Fermo Marche Sud ha come obiettivo principale la promozione della cultura comunitaria sia sul territorio interprovinciale sia all’interno dei vari settori dell’Ente svolgendo alcune importanti attività: dal front-office di informazione e orientamento sulle opportunità europee per i giovani all’informazione sulle politiche, programmi, legislazione, diritti, finanziamenti comunitari, dalle attività di formazione su tematiche comunitarie agli incontri/progetti con le scuole e molto altro ancora.

E proprio in questa ottica verrà emesso tra qualche giorno un bando di concorso rivolto ai giovani tra i 18 ed i 30 anni per la realizzazione di un spot televisivo sul Tema “60 anni dai Trattati di Roma – L’Europa di ieri oggi e di domani” con la consapevolezza che proprio la conoscenza possa rendere più semplice il percorso di ripartenza di una nuova Europa.

Concludo il mio intervento con l’augurio che anche lo Europe Direct ci aiuti davvero a modificare la percezione di cittadinanza, riuscire a non sentirsi più soltanto cittadini italiani, spagnoli, francesi, tedeschi, greci, olandesi ma finalmente e sempre di più solo e soltanto cittadini europei.

Vorrei inoltre porgere l’ultimo saluto al prof. Giacomo Vagiaco (scomparso prematuramente ieri), professore di Economia dell’Università di Ancona, impegnato in politica, sindaco di Piacenza e convinto europeista estrapolando alcune sue parole sul “valore” della politica: “L’arte della politica – diceva – non significa saper usare le parole bensì saper fare”.

 

Moira Canigola, presidente della Provincia di Fermo


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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1 commento

  1. 1
    Enzo Cini via Facebook il 25 marzo 2017 alle 15:16

    Ma la provincia non era stata tolta dal PD! Come mai ancora intervengono nelle provincie da loro tolte.

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