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Cinzia Martellini, imprenditrice, si racconta: “La mia vera soddisfazione è la famiglia”

Imprenditrice, moglie, madre, donna impegnata, è tra le fondatrici de Il Porto - Associazione Culturale per la Famiglia
mercoledì 19 aprile 2017 - Ore 19:23
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di Claudia Mazzaferro

Tutto ha inizio dal tempo. Di Cinzia Martellini, imprenditrice, moglie, madre, donna impegnata, mi incuriosiva il tempo dedicato alla famiglia. Il tempo e la volontà di condividere l’esperienza. Il tempo, volutamente lento, trascorso tra donne, riappropriandosi del piacere di ritrovarsi nella vita quotidiana. Quella vera, fatta di empatia e di sguardi.

 

Un’associazione culturale dedicata alla famiglia. Come nasce e perché?

“Nasce da una chiacchierata. Tre donne fondatrici, io, mia sorella e una nostra amica.

Tre donne sposate e alle spalle la giusta esperienza. Ci siamo rese conto delle difficoltà che la famiglia, come istituzione, si trova oggi ad affrontare. Intendo problemi strutturali, non solo economici. Quindi, con passione e buona volontà, abbiamo fondato il Porto.”

 

Trasmette l’immagine di un rifugio. Di un luogo in cui ripararsi dalla tempesta.

“Il porto simboleggia un punto di riferimento, non necessariamente un rifugio. Un luogo in cui arrivare o da cui partire, dal quale possiamo attingere o in cui possiamo lasciare qualcosa che vogliamo condividere. E’ con questo spirito che abbiamo dato vita all’associazione. Un luogo e un tempo in cui ritrovarsi, confrontarsi, crescere insieme nelle diverse “stagioni dell’amore”, donne e uomini, veri protagonisti della famiglia.”

 

Quindi, famiglia a tutti i costi? Anche quando non esistono più le condizioni?

“Al di là degli eventi e delle libere scelte di ognuno, esiste una indiscussa centralità dell’individuo.

La famiglia resta l’elemento fondamentale della nostra attività di orientamento, ma intendiamo trasmettere anche l’importanza dei rapporti personali. Un esempio, quando una coppia si separa e si creano altri nuclei “allargati”, ci sono persone che rimangono coinvolte nelle nostre scelte e di queste stesse persone dovremmo sempre avere cura, anche se in modo diverso. Un filo d’amore che non dovrebbe spezzarsi, ma quando accade dovremmo essere capaci di mantenere delle buone relazioni personali, non destinarle all’autodistruzione.”

 

Il dialogo e il confronto prima di tutto. Quali sono le attività che proponete alle famiglie e alle coppie?

“Abbiamo scelto di seguire due filoni, uno più istituzionale e diciamo “serio”, basato sull’orientamento familiare, fatto di incontri durante i quali affrontiamo problematiche per aiutare le coppie. Ad esempio, come gestire il rapporto con i figli adolescenti, come avere cura della progettualità della coppia, come vivere le diverse fasi dell’amore. Un lavoro di gruppo che non risolve il caso specifico, ma fornisce una formazione. L’altro filone, invece, è sicuramente più ludico. Ovvero, corsi di pittura e cucina, gruppi di lettura, mostre, gite culturali e tutto quello che possiamo fare per prenderci cura della nostra anima e del nostro tempo. Per fare tutto questo ci avvaliamo di una struttura già esistente, OF orientamento familiare, che si trova a Milano e opera in tutte le regioni e ora, grazie a Il Porto, anche nelle Marche.”

 

Parliamo di Cinzia. Dove inizia la tua storia personale?

“Il mio percorso somiglia a quello di molte donne del nostro territorio. L’azienda di famiglia, le orme dei genitori da seguire, pochi grilli in testa. Il lavoro d’ufficio non era la mia aspirazione ma l’ho fatto e continuo a farlo bene. Mio padre non ammetteva scelte diverse dalle sue figlie.”

 

Cosa sognavi di fare?

“Volevo studiare per diventare farmacista. Ma non è stato possibile. Tra me e mio padre c’era una notevole differenza di età, non facile da colmare. Le mie coetanee non hanno avuto le stesse difficoltà. Autoritario, ci ha cresciute in azienda come fossimo figli maschi. Mi ha strutturata come si deve, insomma.”

 

Hai il rimpianto di non aver fatto cosa?

“Di non aver insistito con lui. Forse avrei potuto convincerlo e fare quello che mi piaceva. Tutto sommato, ti confesso, mi sento realizzata. Il lavoro per me è sempre stato un mezzo, la mia vera aspirazione è la famiglia. Per questo motivo quando ho avuto il secondo figlio, che oggi lavora in azienda con noi, ho smesso e sono rimasta a casa. Avevo bisogno di stare con i miei figli, di crescerli nella loro fase più delicata. Felice di averlo fatto. Quando sono tornata in ufficio, otto anni dopo, mi sono trovata di fronte una realtà completamente diversa. Da carta, penna e calcolatrice sono passata al computer. E’ stato bello ricominciare. Noi donne abbiamo capacità straordinarie.”

 

Quale di queste capacità lasceresti in dono ai tuoi figli?

“Vorrei fossero capaci di essere tante cose diverse. Ma credo che tra tutte sia l’umiltà a fare la differenza. Non dico di camminare a testa bassa, ma di essere umili, di essere capaci di ascoltare gli altri prima di loro stessi.”

 

E in una ipotetica 25.ma ora Cinzia cosa farebbe?

“Leggere leggere e ancora leggere.”

Il prossimo appuntamento per conoscere l’associazione il Porto è il 14 maggio alle 15.30 a Villa Maroni a Porto Sant’Elpidio. Il tema “Imparare dalla bellezza”, un percorso attraverso l’arte. Cinzia mi ha anticipato che seguirà un’uscita dai risvolti anche culinari! Mentre ci salutiamo le dedico uno sguardo di profonda stima. Una donna che si dedica agli altri ed è in pace con se stessa è una meraviglia della natura. A qualunque età.

Il Porto – Associazione Culturale per la Famiglia

Cinzia Martellini cell. 338 6533930

ilporto-onlus@hotmail.com


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