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Quello che un lager racconta:
il viaggio di una studentessa a Dachau
(IL FOTORACCONTO)

STORIE - Seconda puntata del nostro reportage con il Liceo Artistico "Preziotti - Licini" di Fermo e Porto San Giorgio nelle parole (e nelle immagini) di Aurora Bevilacqua
venerdì 21 aprile 2017 - Ore 09:40
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di Aurora Bevilacqua (4° DI Liceo Artistico “Preziotti – Licini” di Fermo e Porto San Giorgio)

Un viaggio fra le emozioni: ecco ciò che hanno rappresentato questi quattro giorni a Monaco di Baviera per noi ragazzi della 4°DI.

Il primo giorno, venerdì 31 marzo, è stato intriso di storia e suggestioni; la mattina ci siamo diretti al campo di concentramento di Dachau. Sarebbe scontato dire che è stata una bella esperienza, perciò aggiungo che oltre ad essere bella è stata anche particolarmente toccante e riflessiva.

Appena oltrepassato il cancello con la celebre frase illusoria (utopica) “Il lavoro rende liberi”, ci siamo trovati davanti ad un enorme spazio vuoto; in genere la grandezza e la spaziosità danno senso di libertà, ma in questo caso la libertà è solo frutto di un’illusione. Dal terreno arido e da ciò che resta delle pareti circostanti affiorano ancora il terrore e le urla silenziose delle vittime che hanno subito quelle atroci torture …

La visita è stata povera di parole, era il silenzio a parlare. Quel silenzio assordante che ci ha accompagnato per tutto il percorso, era colmo della disperata sofferenza dei detenuti. Nonostante gli anni passati, è impressionante quanto il lager riesca a raccontare. Un’amara verità che ognuno di noi ha studiato o studia tra i banchi di scuola, ma una volta oltrepassato quel cancello ha tutto un altro aspetto, è come se tocchi con mano la storia, come se tornassi indietro nel tempo e vagabondassi invisibile tra le migliaia di anime intrappolate in quelle misere baracche. L’impressione è simile a quella di un fantasma che osserva silenzioso e inerme ciò che lo circonda; stare lì immobili a ripensare alle torture fisiche e psicologiche, la situazione di miseria sociale, lo sfruttamento estremo, le ingiustizie, le pene, le uccisioni di massa subite da persone del tutto innocenti, fanno intendere quanto l’uomo sia stato crudele e disumano.

La situazione è stata quasi surreale, una giornata primaverile, ciò che un tempo era luogo di morte e di tenebre, oggi è luce, speranza per un mondo che è sempre più offuscato dall’odio. Ad attestare la crudeltà dell’uomo passato, come mezzo presente per insegnare il rispetto, sancire la pace e non l’odio fra il popolo.

Da luogo di sterminio a luogo di memoria, su ciò che non dovrà più ripetersi nella storia. Un bagliore di speranza nella società odierna, affinché la memoria sia insegnamento. Nessun uomo è superiore da permettersi di decidere cosa fare della vita degli altri.

Questo percorso ha fatto riflettere molto: come era il passato? Come è il presente? Cosa è cambiato? Cosa è rimasto uguale? Come è l’uomo oggi? Cosa faremo per non ripetere più una strage del genere? In fondo la brutalità nell’uomo è esistita, esiste, esisterà?

   

 


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