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Camere di Commercio, Malaigia (Ln):
“No a quella unica, tradita la nostra fiducia”

ANCONA - La consigliera del Carroccio: "Dopo un anno, la tanto auspicata riforma si traduce in una ennesima e semplice operazione di taglio, che configura una regione sempre più Pesaro-centrica, penalizzando i territori del sud delle Marche, già fortemente in affanno in questo periodo estremamente difficile per cittadini ed imprese"
mercoledì 10 maggio 2017 - Ore 18:54
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Marzia Malaigia

Il gruppo regionale della Lega nord, con in testa la consigliera e vicepresidente del Consiglio, Marzia Malaigia, va  giù duro contro l’amministrazione sul nodo Camere di Commercio: “Nel maggio dello scorso anno, precisamente nella seduta 29 del consiglio regionale, la Lega nord aveva votato a favore di una mozione volta ad un processo di riordino delle funzioni delle Camere di Commercio, nell’ottica di una generale razionalizzazione e conseguente revisione della spesa pubblica, confidando nel fatto che sarebbe stata una reale riforma diretta ad ottimizzare i servizi per la promozione economica delle imprese. Sta di fatto che, dopo un anno, la tanto auspicata riforma si traduce in una ennesima e semplice operazione di taglio, che configura una regione sempre più Pesaro-centrica, penalizzando i territori del sud delle Marche, già fortemente in affanno in questo periodo estremamente difficile per cittadini ed imprese”, così si esprime Marzia Malaigia dopo essersi confrontata con diversi imprenditori del Fermano e Maceratese.
Il capogruppo Lega Nord, Sandro Zaffiri, aggiunge: “Eravamo sicuramente perplessi di fronte alla mozione, cosa che avevamo già espresso in sede di commissione, ma avevamo voluto offrire un segno di fiducia, e testualmente avevamo “sfidato” il governo regionale a dimostrarci che il progetto non doveva indicare una/due/tre camere di commercio, ma assumere l’impegno di una vera riforma, per un territorio con migliaia di piccole aziende che hanno bisogno e diritto di avere servizi. Già dallo scorso anno avevamo preannunciato che avremmo vigilato e così stiamo facendo, opponendoci alla scelta ricattatoria proposta dall’assessore Bora, di presentare ad Unioncamere nazionale una sola Camera di Commercio per le Marche, prevedendo un finanziamento nel bilancio regionale di 3 milioni di Euro, ma a condizione che diventi unica. Mentre sul territorio si discute, mentre gli enti che rappresentano le imprese si confrontano, l’assessore si permette di rimarcare la sua volontà con tono perentorio.
E’ evidente che ci sono tre territori, fermano, maceratese e piceno, che hanno espresso chiaramente la loro posizione in merito alla riforma in corso. I territori chiedono due Camere, quella Nord (Pesaro ed Ancona) e quella Sud (che dovrebbe comprendere le restanti province marchigiane). L’assessore Bora dovrebbe rispettare tali decisioni, poiché rappresentano tutte le categorie. Gli accorpamenti non sono sempre la soluzione organizzativa migliore. Lo dimostrano i fallimenti o le difficoltà dei grandi gruppi bancari, lo dimostrano la riforma fallimentare delle Province ed i percorsi di fusione dei Comuni basati solo su motivazioni finanziarie e in mancanza di proposte e progetti riformatori. Ecco che la posizione di subordinare i 3 milioni di euro di finanziamenti regionali da destinare alla Camera di commercio unica, risulta inaccettabile. Non è pensabile ragionare sempre nel modo del “se fai, ti do” come se le risorse finanziarie regionali fossero nella esclusiva disponibilità dell’assessore alle Attività Produttive.
Infine, il rispetto per gli imprenditori. L’assessore Bora na ha recentemente incontrati numerosi, gli ultimi a Fermo nel tavolo per lo Sviluppo guidato dalla Provincia di Fermo e tutti hanno confermato di volere due Camere di Commercio”. “Mi chiedo perché la Giunta del presidente Ceriscioli si interessi tanto di Camera di Commercio, forse un problema di bacini elettorali? E inoltre, l’assessore Bora lo sa che solo l’Umbria, regione ben più piccola delle Marche, va verso l’unica Camera di Commercio? Le Camere di Commercio si alimentano con i contributi delle imprese, la politica deve supportare, non aumentare le difficoltà e pensare di decidere al posto degli imprenditori. Parlare di aggregazione, soprattutto in un momento particolare come questo, significherebbe penalizzare ulteriormente i territori a sud delle Marche, già pesantemente messi alla prova dagli eventi sismici” conclude la Malaigia.


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