facebook twitter rss

‘Non venite in Italia se potete,
non troverete solidarietà’
lettera choc di don Vinicio ai migranti

Il presidente della Comunità di Capodarco: "Rivolgo un messaggio a uomini e donne, dei paesi dell’Africa e del Medio Oriente che pensano di venire in Italia: non partire. Non troveranno solidarietà"
mercoledì 10 maggio 2017 - Ore 13:11
Print Friendly, PDF & Email

Don Vinicio Albanesi

di redazione CF

“Non venite in Italia, se potete”: don Albanesi scrive ai possibili migranti. Una missiva caustica quella del presidente della Comunità di Capodarco con cui quest’ultimo si rivolge agli uomini e alle donne di Africa e Medio Oriente: “Non troverete solidarietà. La maggior parte del nostro popolo – si legge nella lettera di don Vinicio pubblicata sul sito www.redattoresociale.it – non vi vuole e non vi ama. Vorrei che il nostro paese fosse più attento e organizzato. Oggi, purtroppo non è così. Siamo rimasti soli, con un’Europa sorda e cinica. Rivolgo un messaggio a voi uomini e donne, dei paesi dell’Africa e del Medio Oriente che pensate di venire in Italia di non partire. I motivi dell’invito sono molti e tragici – scrive don Albanesi – il rischio di pagare somme spropositate per arrivare in Libia e andare incontro a gravissimi problemi di sfruttamento è una certezza e non è una ipotesi. I racconti di quanti hanno tentato di imbarcarsi descrivono angherie, violenze, soprusi. La traversata del mare ha fatto negli ultimi anni migliaia di vittime. Si tratta ogni volta di un’avventura vera e propria, con il rischio della vita. Non valgono purtroppo sempre le missioni di salvataggio. Se riuscirete a mettere piede in Italia sarete sottoposti ad un’istruttoria per riconoscere lo stato dei rifugiati. Le commissioni proposte ascolteranno poco la descrizione delle vostre storie: saranno accolti coloro che provengono, secondo le convinzioni italiane, dai paesi in chiaro stato di guerra. Le domande che insisteranno su problemi umanitari saranno respinte. Non sarà possibile attivare ricorsi ai Tribunali italiani, eccetto la Cassazione. Se lo stato di rifugiati non sarà accolto, sarete rinchiusi in speciali centri allestiti nelle varie Regioni, in attesa di essere rimpatriati. Ma anche se a qualcuno sarà concesso il permesso di soggiorno, la sofferenza non terminerà. Non esiste nessun programma di accompagnamento al vostro inserimento. Potreste trovare qualche buona anima che vi aiuta, ma nessun proposta generale è stata pensata: residenza, casa, lavoro saranno nelle vostre mani. Non troverete solidarietà. La maggior parte del nostro popolo non vi vuole e non vi ama. Il clima nei vostri confronti è ostile: vi rimprovereranno di essere neri di pelle, di rubare lavoro, di essere pericolosi, di essere occasione di arricchimento per alcuni italiani. Vi resteranno briciole di lavori umili e mal pagati, con alloggi di fortuna. Non conteranno i vostri studi e i vostri mestieri, sarete tenuti lontani dalla vita della città. Per sopravvivere potrete essere costretti ad azioni illegali, comunque ai margini di una vita normale. Vi scrivo perché vi voglio bene e vorrei che il nostro paese fosse più attento e organizzato. Oggi, purtroppo non è così. La prima accoglienza di persone straniere risale a 40 anni fa, quando si attivò l’aiuto al popolo vietnamita. Poi abbiamo accolto un buon numero di albanesi e di afgani. Oggi l’ondata di persone richiedenti asilo che sbarcano sulle coste italiane è troppo alta: siamo rimasti soli, con un’Europa sorda e cinica. Né pensate di poter emigrare fuori dall’Italia. Le frontiere sono blindate e armate contro chi tenta di entrare clandestinamente. Mi rendo conto che se vivete a rischio della vita nel vostro paese non avete scelta: ma se qualcuno può resistere nella sua terra, non venga. Forse è meglio pensare a progetti che permettano livelli maggiori di cultura e di lavoro nelle vostre terre, con il nostro aiuto. L’amara costatazione deriva dall’esame degli aiuti: il denaro impiegato per i salvataggi in mare è sottratto ai progetti di cooperazione allo sviluppo. Gli impegni solenni assunti dai paesi d’Europa per destinare lo 0,7% del proprio Pil per gli aiuti internazionali è rimasto, eccetto tre o quattro paesi, lettera morta. La speranza di una vita migliore in Italia è troppo bassa per essere presa in seria considerazione”.

(fonte www.redattoresociale.it)


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page
Caricamento..



2 commenti

  1. 1
    Daniele Alici via Facebook il 10 maggio 2017 alle 14:02

    Già, prima cercate di sistemare gli italiani e poi se avanza… e dico se avanza ai ( rifugiati )

  2. 2
    Grazia Tombolini via Facebook il 10 maggio 2017 alle 14:02

    Ben detto!! Ci sono sette milioni di poveri in Italia da aiutare!!

Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti


Caricamento..
X