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Servigliano e l’evento sulla pace:
“Le scuole presidio di formazione civile e legalità”

INTERVISTA - Paolo Giunta La Spada, direttore scientifico della Casa della Memoria e docente del Montani, spiega l'iniziativa in programma venerdì mattina al Parco della Pace
mercoledì 10 maggio 2017 - Ore 18:57
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di Andrea Braconi

Venerdì 12 maggio un incontro dedicato al tema della pace, con inizio alle ore 10 al Parco della Pace davanti alla Casa della Memoria. Da giovedì 18 a domenica 21 maggio, tutte le mattina alle ore 8.30, l’appuntamento con le Freedom Trails, le Camminate della Libertà sui sentieri che percorsero nel 43/44 i fuggitivi angloamericani ospitati e salvati dai contadini marchigiani.

Saranno giorni intensi per Paolo Giunta La Spada, direttore scientifico della Casa della Memoria di Servigliano e docente dell’Istituto Tecnico “Montani” di Fermo, al quale abbiamo posto diverse domande sulle iniziative in essere.

Professore, che significato ha l’evento del 12 maggio?

“Perché possiamo e dobbiamo contrastare la rassegnazione al male, ad un mondo che sembra precipitare verso le dittature e la guerra, con un impegno di tutti noi per il dialogo e per la pace. La crisi ideologica e culturale che ha condotto nel secolo scorso a due guerre mondiali ha ripreso il sopravvento, sostenuta da una feroce globalizzazione e da un acuto vuoto di valori. Non si nutre la memoria storica, non si ha fiducia nel futuro. Si delega la democrazia ad una politica ridotta a spartizione. Ritornano ideologie fanatiche, vanno di moda gli uomini forti in ogni Paese. Ma si tratta di capire che non esiste solo il male, ma che esiste anche il bene e che si può agire per produrlo. E renderlo sempre più visibile. Nel nostro Paese esistono energie che hanno bisogno di riconoscersi per costruire un nuovo e più solido tessuto civile. La Casa della Memoria, da molti anni lavora sulla cosiddetta ‘visibilità del bene’: nella Resistenza civile contro il nazifascismo c’era la stessa voglia di umanità che possiamo affermare oggi. Nei Giusti che salvarono gli ebrei e i prigionieri alleati fuggiti dal campo di Servigliano c’è tutta l’operatività del bene, che si afferma contro il male in ogni epoca.”

Paolo Giunta La Spada

Servigliano si riconferma un luogo strategico per questo tipo di iniziative.

“È un luogo storico per eccellenza. Il campo di prigionia di Servigliano, con la ex-stazione ferroviaria, oggi Casa della Memoria, è un luogo dove si sono consumate le grandi tragedie italiane del Novecento: la prigionia dell’epoca della prima guerra mondiale; la prigionia della seconda guerra mondiale; la persecuzione, l’internamento e la deportazione degli ebrei nei campi di sterminio; la profuganza giuliano-dalmata. Il campo di Servigliano racchiude per intero l’identità del nostro territorio e svela quali conseguenze terribili rechino le guerre. Venerdì 12 maggio centinaia e centinaia di studenti, accompagnati dai loro docenti, saranno sul prato dell’ex-campo di prigionia e trasformeranno un luogo di detenzione, dolore e sofferenza in uno straordinario campus dove si parlerà di idee, di libertà e di pace.”

Chi interverrà?

“Ci saranno docenti, religiosi, laici, giornalisti e studiosi del calibro di Nazzareno Quinzi, di Religions for Peace e coordinatore del Tavolo Dialogo interreligioso e interculturale dell’Università per la pace. Manfredo Coen, presidente della Comunità Ebraica di Ancona. Asmae Dachan, teologa mussulmana e giornalista. Il pastore Amado Luis Giuliani, della Chiesa Battista delle Marche. Gunagrahi das, dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. Nicola Piccioni, delle Assemblee Spirituali Baha’i. Cristiano Grilli, rappresentante del Buddismo Soka Gakkai, Viviana De Marco, docente di Teologia sistematica ed Ecumenismo presso Istituto Teologico Marchigiano di Ancona e Fermo.

E naturalmente ci sarà lei.

“Nella duplice veste di docente dell’ITI ‘Montani’ di Fermo e di direttore scientifico della Casa della Memoria di Servigliano. Tutti i relatori hanno aderito da tempo ad una piattaforma di lavoro promossa dall’Università della Pace, un tavolo di confronto che si allargherà sempre di più, e coinvolgerà sempre di più il territorio ed ogni identità che si riconosce nei principi del confronto interculturale e interreligioso. Ci saranno quindi, e anche loro interverranno, altre personalità che aderiscono alla piattaforma.”

Nell’organizzazione dell’incontro avete partner molto importanti.

“Noi della Casa della Memoria di Servigliano, che da anni siamo impegnati nella ricerca storica e nella formazione, e l’Università per la pace delle Marche, che si è costituita ai sensi della Legge regionale 9/2002 su diritti umani, pace, cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale.

Ma anche il Comune di Servigliano, che gentilmente ci fornisce il palco e l’amplificazione con i microfoni.”

Saranno le scuole, quindi, le protagoniste della mattinata.

“Tutti sono invitati, ma l’incontro è un evento formativo soprattutto per gli studenti del nostro territorio. In questi giorni sto ricevendo adesioni da scuole di tutta la provincia di Fermo, e anche da scuole di tutta la Regione Marche. C’è da considerare che la metà di maggio, specie per le scuole superiori, è un periodo critico, ma stanno rispondendo in tanti all’invito. Saremo centinaia e centinaia. Sarà un bel momento di educazione alla pace: è importante che si parli del profondo e assoluto rispetto di ogni distinta fede religiosa, dei valori dell’umanità, del progetto di un mondo che possa essere pienamente rispettoso dei diritti di ognuno, nel rispetto dei valori fondanti della nostra Costituzione.”

La Casa della Memoria è un’associazione storica del territorio fermano. Come si colloca nella relazione con le scuole?

“C’è un’intesa formativa tra la Casa della Memoria e la scuola dove lavoro: l’Istituto Tecnico Tecnologico “Montani” di Fermo. Migliaia di studenti e docenti visitano Servigliano e l’ex-campo di prigionia perché si fa sempre più forte e marcata l’esigenza di esperienze di formazione. Docenti più preparati che conoscono la storia concreta del territorio saranno in grado di trasmettere una formazione civile più significativa e ricca agli allievi che abitano il medesimo territorio. Inoltre, il concetto di cittadinanza prevede delle conoscenze, competenze e abilità che ispirino i comportamenti personali e sociali, e non possano prescindere da uno studio attento e rigoroso dei valori coerenti con i principi della nostra Costituzione. Ogni scuola, ancor più del mestiere che insegna a ogni allievo, può e deve essere il massimo presidio di formazione civile e legalità.”

Professore, come si concilia il concetto di pace in un tempo segnato dal terrorismo?

“Contro i terroristi dobbiamo difenderci e dobbiamo farlo con la massima fermezza, ma il mondo è fatto di 7 miliardi e 200 milioni di persone. Gli atti barbarici dei terroristi non devono cambiare la nostra volontà di vivere in un mondo pienamente in pace. Non si può desiderare di incendiare tutti i boschi del pianeta per qualche albero malato.”


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