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Marcaccio: ”Alla Sangiorgese per
valorizzare il senso di appartenenza”

IL PERSONAGGIO - Allenatore con un bagaglio di esperienze tra Prime squadre e vivai, il tecnico residente a Porto San Giorgio, come già scritto nei nostri spazi, torna nel ruolo di anima principale del settore giovanile. Ecco i relativi progetti
domenica 14 maggio 2017 - Ore 17:35
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Matteo Marcaccio

PORTO SAN GIORGIO – Vice allenatore con un passato speso in alcune tra le piazze marchigiane più importanti. Tra le altre, eccolo nei lustri scorsi alle spalle di Peppe Malloni (Sangiustese) e Tiziano Giudici (U. S. Fermana), poi le esperienze dirette come prima guida tecnica a Monturano in Eccellenza, Castelfidardo in Promozione ed il successo recente nello stesso circuito ancora con i rossoblù maceratesi.

Quest’anno una prima parte di torneo, sempre in Promozione, sfociato con le repentine dimissioni in sella alla Futura 96. Con i vivai si riscontra l’esperienza, importante, con la Fermana Calcio 1920 al tempi collocata nel panorama nazionale, come vice alla Primavera e tecnico dei Giovanissimi. Nel merito anche una pagina di calcio scritta alla Beretti della Sambenedettese.

Questi è Matteo Marcaccio, sangiorgese doc e da poche ore tornato operativo all’ovile di casa come pilastro del relativo settore giovanile ed allenatore della selezione Juniores Regionale.

Marcaccio, approda al sodalizio della sua città con un progetto che la vede incentrato sui giovani. Con quali stimoli arriva?

“Sarà un percorso di prospettiva e quindi lungo, perciò difficile ma affascinante. Inizieremo a lavorare a breve tracciando il futuro basandoci su obiettivi nobili, facendo cioè crescere tutti i tesserati sangiorgesi fino a far arrivare il sodalizio come ai fasti di un tempo. Sono molto felice della fiducia riposta dai dirigenti in me, di questo ringrazio i vertici societari”.

Come mai ha deciso, per lo meno al momento, di lasciare i circuiti delle Prime squadre a vantaggio dei ragazzi?

“Avevo già riscontrato la voglia di giovani ai tempi delle rappresentative (Giovanissimi della FIGC di Fermo tre anni fa, ndr), anche se ho ricevuto richieste tra Promozione ed Eccellenza, valutando le offerte, ho riscontrato i profili e li ho classificati non consoni alla mia figura. Recentemente ho accettato qualche proposta troppo velocemente, non soppesando cioè fino in fondo ed in maniera approfondita tutti i risvolti del caso. Oggi nel calcio vedo un modo di fare più improvvisato che pianificato, basta pensare che molte volte un tecnico è chiamato a collaborare e tracciare una rotta con dirigenti poco credibili, nella maggior parte dei casi incompetenti. C’è davvero troppo pressappochismo nelle Prime squadre adesso. Tempo fa ho avuto la fortuna di vivere invece contesti limati stile orologio svizzero. Lavorare con i giovani, secondo me, è più gratificante perché si vive nel medio – lungo termine la crescita complessiva di un ragazzo. E’ capitata questa opportunità, che reputo calibrata, quindi non ho esitato”.

Quali saranno i punti di forza operativi, suoi e della società presieduta da Gualberto Vitali Rosati, per il vivaio rivierasco?

“Più di ogni altra cosa, senza dubbio, valorizzare il senso di appartenenza. Un bambino diventerà ragazzo, e dal punto di vista della crescita finale il top sarebbe quello di farlo sfociare maturo e per merito in Prima squadra con la Sangiorgese, una società nata nel 1922 e con un recente passato speso anche sui palcoscenici migliori delle Marche, vedi l’Eccellenza. Per vicissitudini societarie troppi anni questi colori sono stati ai margini del calcio nobile dilettantistico regionale, ecco dunque un progetto di rilancio che parte per arrivare lontano. Per senso di appartenenza inglobo tutte le figure possibili: societarie, staff, organigramma e gregari. Magari il sogno tecnico, per così dire, sarebbe quello di trovare altri soggetti con la buona carriera di Marco Pennacchietti, attuale timoniere della Nuova Sangiorgese, sbocciato addirittura tanto da meritare una carriera da professionista. Siamo determinati, e per tale significa avere la pazienza di poter lavorare in prospettiva, come tutti gli addetti ai lavori sanno un ciclo giovanile intero dura dieci anni, dai Piccoli Amici alla Juniores. I pieni frutti di un discorso serio, pianificato e organizzato si potranno valutare solo in questi termini”.

Paolo Gaudenzi


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