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Fileni lancia la sua campagna:
“Qui vendono la prima cosa che capita
e con i nostri soldi tagliano nastri”

PORTO SAN GIORGIO - Il candidato sindaco dei pentastellati attacca gli avversari e invita i cittadini ad un riflessione sugli errori del passato e del presente
mercoledì 24 maggio 2017 - Ore 20:01
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redazione CF

Ha iniziato il suo comizio in Piazza Matteotti elencato i fatti più recenti, a partire dalla famigerata convocazione della Commissione elettorale per la scelta degli scrutatori, con il Movimento Cinque Stelle che ha rifiutato di far nominare un proprio rappresentante ritenendo “inopportuno che i partiti scelgano chi debba controllare chi li vota”.

Altra questione la telefonata ricevuta da un’attivista per un sondaggio sull’elezione del sindaco di Porto San Giorgio e quella domanda secca: “Lei per chi vota, per Loira o per Agostini?”.

L’ironia per Giacomo Fileni, candidato sindaco dei pentastellati, è diventata una carta da giocare per scardinare, come dice lui, meccanismi incancreniti da gruppi di potere che negli anni hanno bloccato lo sviluppo della città.

Il ruolo del Consiglio comunale, svilito nel suo ruolo, con la Giunta che fagocita tutto, rendendo sostanzialmente inutile il dibattito politico. Per Fileni la necessità, quindi, è quello di invertire la rotta. Porta l’esempio proprio dei lavori per la realizzazione della nuova Piazza Matteotti, la mancata discussione e le risorse provenienti dalla vendita della quota del 49% dello partecipata San Giorgio Energie. E ne approfitta per rimarcare il rischio di una privatizzazione del mercato dell’energia, la mancanza di un rapporto diretto tra il cittadino e la società, come già accaduto in diverse parti d’Italia. “Il gas non è una merce da contrattare, è un servizio, è come l’acqua” ha aggiunto.

La viabilità della piazza resta però un altro nodo cruciale. “Serve un piano del traffico condiviso, perché qui manca una politica commerciale. Qui invece si vende la prima cosa che capita, poi si fanno opere pubbliche per tagliare nastri. È un concetto di città viziato e di corto raggio. E lo fanno con i nostro soldi”.

Cita il cantiere in Viale dei Pini, fermatosi per un mese per errori di progettazione, oggi ripartiti “con costi aggiuntivi”.

E affonda sulla situazione di una città che, a suo dire, ha accumulato troppi ritardi. “Porto San Giorgio è in svendita, ha poco valore e in crisi. E pensate che ci sono ben 3 candidati sindaco che vogliono vendere anche la sede comunale”.

Decise anche le critiche sulle modalità di progettazione delle opere pubbliche, sempre a circuito chiuso e “senza il coinvolgimento dei cittadini”.

“Se volete votare per la rassegnazione – ha aggiunto – avete imbarazzo della scelta, se volete scegliere chi ha scelto di non rassegnarsi c’è una sola lista. E siamo noi”.

Anche Antonella Capriotti, candidato sindaco dei Cinque Stelle nel 2012 e non entrata in Consiglio, è salita sul palco per arringare i presenti sul fatto che in questa città “non si ascoltano le istanze dei cittadini”. Ma in questi cinque anni, ha sottolineato, “noi abbiamo continuato a monitorare, controllare, leggere ed informarci. Facciamo un lavoro accurato sulle cose e ci teniamo ad essere piuttosto precisi”.

Tra i punti cardine del programma, la Capriotti spiega come “quello che consideriamo uno strumento, per combattere il clientelismo e dare più spazio ai cittadini, è la trasparenza”. E qui per i Cinque Stelle, sarà fondamentale la redazione e la pubblicazione del bilancio sociale, per capire la ricaduta delle opere pubbliche sulla città, così come l’introduzione del protocollo digitale.

In chiusura il candidato consigliere Francesco Maggi ha ribadito la necessità di intervenire al porto per risolvere gli annosi problemi che attanagliano l’approdo, su tutti quello dell’insabbiamento dei fondali.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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1 commento

  1. 1
    Enzo Cini via Facebook il 25 maggio 2017 alle 6:54

    Questi criticano il PD ,ma se vengono dalla stessa parte, al governo votano le stesse leggi,con una differenza che il PD era pieno così si son dovuti fare un partito.

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