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Marta Bitti: “Le donne nel calcio
arricchiscono con i loro colori
l’universo maschile”

giovedì 8 giugno 2017 - Ore 09:01
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di Claudia Mazzaferro

C’è una cosa che faccio con tutte le mie interviste. Abbrevio, consapevole del mezzo. Marta Bitti è una piacevolissima eccezione. Volutamente questa intervista è, ça va sans dire, integrale. Probabilmente lunghissima. Ma ci sono pensieri che non possono essere arrestati nel loro divenire. La giovanissima responsabile della Comunicazione della Fermana F. C. si racconta per noi. E leggerla è un po’ come entrare nella sua mente e nel suo cuore. Fino alla fine. E vorrei che facessimo tutte tesoro delle sue parole “ho rivoluzionato la mia vita allineandola ai miei sogni”.

Esattamente quando hai scoperto di amare il calcio?

“Amo il calcio dalla nascita. Mio padre, che è stato uno dei più bravi calciatori dilettanti delle Marche, probabilmente mi ha trasmesso questa passione nel DNA. Scherzi a parte, sin da bambina seguivo volentieri le partite allo stadio e in tv e, non contenta, passavo pomeriggi interi a giocare con gli amici d’infanzia al campetto dietro casa. Un amore nato e cresciuto con me, in pratica, prima di diventare il mio lavoro. Sono da sempre innamorata di Roberto Baggio e grande tifosa di tutti gli esempi luminosi di questo sport, di cui mi occupo con dedizione da ormai oltre 10 anni. Mio fratello gioca nelle categorie dilettantistiche ed anche il mio compagno si occupa del mio stesso settore. Il calcio è nel mio passato, presente e futuro, insomma.”

Al 90mo si concretizzano speranze o si frantumano sogni?

“Chi ama lo sport sa che vittoria e sconfitta sono due facce della stessa medaglia. Si impara da subito a convivere con le emozioni che arrivano al triplice fischio. Si sa che da esse non bisogna mai lasciarsi dominare e che di solito, al netto di episodi e fortuna, sono sempre il coronamento del duro lavoro che c’è a monte. La gioia di ogni vittoria regala brividi indescrivibili, ricompensa dei sacrifici e cancella la fatica. In ogni sconfitta è invece sempre nascosta una preziosa lezione che non dovrebbe mai andare persa, ma anzi andrebbe approfondita e coltivata.”

Marta fuori dal pallone, chi è?

“Fuori dal pallone Marta è una giovane donna dalla personalità artistica. Originale e versatile, animale sociale, del segno dei Gemelli. Istintiva e celebrale, concreta e spirituale, antica e moderna al tempo stesso. Dalla duplice natura. Femminile nell’indole, maschile nell’approccio poco civettuolo. Innamorata di comunicazione, vintage, beauty e moda, appassionata di libri, macarons, film e riviste. Amante della qualità e del bello in ogni campo. Ambiziosa, testarda, curiosa, tenace e perfezionista. Spontanea, empatica, determinata ed ironica. Mai contro cuore, cultrice delle piccole cose. Una Alice nel Paese delle Meraviglie dolce ma tosta. Alla continua ricerca di oggetti, luoghi e persone che sappiano ogni giorno stupirla e del lato poetico di ogni situazione.”

Se ti dicono smetti di sognare, tu sogni di più. Cosa esattamente?

“Da inguaribile romantica, sogno un mondo senza ingiustizie e che premi il merito. Un mondo in cui la natura e i propri simili siano rispettati, in cui la cultura torni ad essere importante e in cui non siano stress e arrivismo a dominare su tutto. A livello personale, da eterna affamata di conoscenza, mi auguro che, pur poggiando su cardini fondamentali come famiglia e radici solide, il domani porti sempre con sé nuovi stimoli e affascinanti spunti di miglioramento. La felicità si moltiplica quando è condivisa, ed io non sono per nulla competitiva o invidiosa: mi piace lavorare singolarmente, ma è nel team, nell’aggregazione comune ad un sogno, che si ottengono le gioie maggiori, come dimostra la vittoria del campionato di quest’anno della Fermana.”

Raccontaci cosa accade quando una donna fa squadra con gli uomini. Un cerchio difficile da far quadrare o il pezzo mancante di un puzzle?

“Le donne nel calcio arricchiscono con i loro colori l’universo maschile. Ce ne sono ad ogni livello di bravissime e complete, che analizzo e con cui mi relaziono volentieri, così come con i più meritevoli colleghi del sesso opposto. Al di là della loro avvenenza, le donne approfondiscono la preparazione per farsi trovare competenti anche sul piano dei contenuti, aggiungendo sensibilità e visione a temi solitamente appannaggio degli uomini. Sapersi far rispettare o ammirare in questo contesto è possibile ed esaltante. Quando un allenatore, un dirigente o un giocatore ti considerano parte del loro gruppo hai fatto centro. Quando riesci ad essere credibile e puntuale nell’informare, quando ottieni positivi riscontri nel veicolare mission e progetti del brand che rappresenti, puoi ritenerti soddisfatta. Il segreto è comunque non sentirsi mai arrivate, ma studiare ogni giorno per fare di più e meglio.”

Il lato più bello del calcio. E quello più oscuro che proprio non tolleri.

“Il lato che più amo nel calcio sono le storie che narra e che mi permette di vivere e raccontare. Brividi unici, ad ogni latitudine, categoria ed età. Condividere un obiettivo ed impegnarsi per raggiungerlo coltivando valori sani sono insegnamenti utili in campo e nella vita. Integrarsi in nuovi tessuti sociali, promulgare progetti aziendali, emozionali, sociali e sportivi, densi di contenuti e messaggi positivi, è il mio compito quotidiano, ciò che mi motiva e inorgoglisce. Ciò che invece non gradisco sono gli eccessi violenti di un certo tifo e le politiche poco cristalline (corruzione, doping, scommesse, truffe) da parte di singoli personaggi o all’interno dei club. Non contano sempre e solo soldi e risultati. Conta anche come si arriva a determinati traguardi. Dignità e sportività non debbono mai essere messe in discussione.”

José Mourinho o Antonio Conte?

“Da ogni allenatore si può imparare qualcosa. Per me il calcio è prima di tutto bellezza, armonia e divertimento, dunque le mie preferenze si orientano verso altri nomi. Di Conte apprezzo la caparbietà, la maniacale cultura del lavoro e la cura del minimo dettaglio. Di Mourinho studierei invece la personalità mediatica, la gestione della leadership e la capacità persuasiva.”

Una zona Cesarini che non dimenticherai mai?

“Ho deciso di cambiare il destino una sera di settembre di alcuni anni fa, proprio all’ultimo istante, quasi come un gol al 90′. Per ragioni contingenti, dopo la laurea in Comunicazione di Massa, l’impegno nel calcio era diventato un optional e non la priorità delle mie giornate, scandite dalle tante ore al lavoro in un bar o come educatrice dei ragazzi del mio paese, nonostante da diverso tempo fossi già segretaria e corrispondente giornalistica per la squadra locale. Ero gratificata, ma non pienamente soddisfatta. Per questo, saputo all’ultimo momento di un corso utile ad ampliare le mie relazioni e conoscenze, ho deciso di giocarmi le mie carte. In poche ore, in piena zona Cesarini, mi sono iscritta e dopo pochi giorni ho iniziato a frequentarlo, con grandi sacrifici. Ho rivoluzionato in positivo la mia vita, allineandola ai miei sogni.”

Il tuo futuro che sapore ha?

“Come ogni bambino che inizia a calciare un pallone in una qualsiasi parte del mondo, sogno un giorno di poter arrivare a portare il mio contributo in una squadra di Serie A, e, perché no, in Nazionale.”


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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1 commento

  1. 1
    Pippo Renato Monterotti via Facebook il 8 giugno 2017 alle 14:49

    Brava Marta il Tuo viso sorridente è l’immagine del calcio che tutti noi vorremmo.
    Onore a chi Ti ha Voluto vicino.
    E soprattutto a chi accetterà calcisticamente anche qualche tuo consiglio.
    Non porti mai rancore e sei stata sempre un valore aggiunto.

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