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Giochi per la mente: come aiutare il cervello con tastiera e controller

Oltre a fungere da dimensione di condivisione e da trampolino di lancio per stringere nuove amicizie online e non, certi tipi di videogame possono essere impiegati per allenare il nostro cervello, per migliorarne in particolare il pensiero strategico e le prestazioni
venerdì 9 giugno 2017 - Ore 12:46
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Dai videogame ai giochi di carte: unire l’utile al dilettevole, si può. Ce lo dimostrano più studi che negli ultimi anni hanno scelto di occuparsi dei molteplici benefici che i giochi di strategia possono apportare alla nostra salute mentale.

Non c’è argomento più attuale di questo, se passiamo in rassegna i dati che ci giungono dagli esperti del settore: in Italia i videogiocatori sono circa 30 milioni, cifra che nel mondo supera il miliardo. Negli Stati Uniti – lo conferma Jane McGonigal – su 183 milioni di giocatori, circa cinque milioni trascorrono quaranta ore settimanali, giocando, dinanzi al pc.

Oltre a fungere da dimensione di condivisione e da trampolino di lancio per stringere nuove amicizie online e non, certi tipi di videogame possono essere impiegati per allenare il nostro cervello, per migliorarne in particolare il pensiero strategico e le prestazioni. Ad affermarlo sono alcuni scienziati della Queen Mary University of London e dello University College of London. Questi hanno pensato a reclutare 72 volontari, misurandone la flessibilità cognitiva, l’abilità di adattare il cervello a condurre una o più operazioni mentali insieme, riuscendo a formulare più soluzioni per risolverle.

L’insieme dei volontari è stato suddiviso in tre gruppi. Due di questi si sono allenati giocando a differenti versioni di un videogame di strategia in tempo reale – StarCraft – in cui i giocatori devono mettere a punto una tattica vincente per sconfiggere il nemico. Al terzo gruppo è toccato invece The Sims, un gioco di simulazione che non richiede specifica memoria, né strategia. I risultati della ricerca hanno rilevato come i due gruppi impegnati in StarCraft abbiano sviluppato abilità cognitive più veloci e performanti rispetto al gruppo di The Sims.

In questa direzione sembrano muoversi anche alcuni tipi di giochi di carte. Ne è un esempio il blackjack classico, la cui importante base matematica e statistica consente di seguire una strategia standard che ottimizza i risultati. Come indicano gli scienziati di un istituto di ricerca del Wisconsin, il coinvolgimento in attività mentali stimolanti – i giochi di carte appunto – è connesso in qualche modo a una buona memoria e a un massiccio volume del cervello, che invece è solito ridursi con l’avanzare dell’età.

I giochi di carte allenano la mente e la mantengono anche giovane. Lo stesso istituto di ricerca del Wisconsin ha analizzato 329 persone di sessant’anni e ha rintracciato una rilevante differenza tra chi gioca regolarmente a carte, e chi no: i giocatori hanno mostrato abilità cognitive più sviluppate rispetto ai non giocatori.

La Cina ci suggerisce dati ancor più incoraggianti. Uno studio condotto dal Politecnico di Chengdu ha osservato come la pratica costante di giochi di strategia, soprattutto videogame, possa considerevolmente accrescere il legame tra le aree cerebrali che sorvegliano il coordinamento tra mano e occhio, e le aree che regolano l’attenzione.

Dagli esiti di una risonanza magnetica eseguita su una trentina di giocatori neofiti e una trentina di giocatori navigati, è emerso, nei giocatori esperti, un livello di connettività molto elevato tra la regione cerebrale che regola l’attenzione e quella addetta ai processi di movimento. I praticanti più assidui di videogiochi d’azione sviluppano così una peculiare forma di attenzione selettiva sulle operazioni richieste e prestazioni oculo-motorie molto più coordinate rispetto a chi si dedica saltuariamente ai videogame.

È interessante notare, dal punto di vista neuroscientifico, come la pratica costante dei videogiochi comporti vere e proprie trasformazioni nella fisionomia cerebrale. Senza entrare troppo nello specifico, mutano alcune parti del cervelletto, della corteccia occipitale e dell’ippocampo. Ci basti solo pensare che ogni regione cerebrale che subisce un mutamento ha a che fare con una delle innumerevoli funzioni del videogioco. Un effetto, questo, che non si limita ad aumentare le prestazioni dei giovani giocatori, ma potrebbe aiutare a mantenere buone prestazioni senso-motorie degli anziani.

 

 

 

 

 

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