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Il Dolphin riemerge dalle acque,
Ciaffardoni: “Operazione complessa” (VIDEO)

PORTO SAN GIORGIO - Questa mattina sono iniziate le operazioni di recupero e di alaggio del caucco di 18 metri affondato nelle acque della banchina I del porto a fine maggio
martedì 20 giugno 2017 - Ore 16:16
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Il trasporto del Dolphin in cantiere

“Ogni recupero è complicato, questo lo è stato in particolar modo per le condizioni pessime in cui è ridotto lo scafo”, tira un sospiro di sollievo il sommozzatore e responsabile tecnico del porto, Basilio Ciaffardoni, togliendosi la muta da sub. Lui, infatti, questa mattina ha supervisionato, anche sott’acqua, le operazioni di recupero del Dolphin, il Caucco di 18 metri inabissatosi nelle acque del pontile I del porto a seuguito di un violento acquazzone che ha riempito l’imbarcazione d’acqua piovana (leggi l’articolo). Nella tarda mattinata di oggi sono partite le operazioni di recupero protrattesi fino al primo pomeriggio con l’alaggio del Dolphin e il deposito in cantiere. Fondamentale l’intervento del motopontone Magnum della ditta Mentucci di Senigallia che con la sua gru ha sollevato il Caucco. Tonnellate trattate come cristallo dal momento che, date le condizioni dello scafo, visibilmente deteriorato sotto i colpi del tempo, con l’aggravante dell’usura provocata dall’acqua, avrebbe potuto spezzarsi da un momento all’altro. Ma così, fortunatamente, non è stato. “Le condizioni dello scafo – aggiunge Ciaffardoni subito dopo essere uscito dall’acqua (lui, infatti, ha supervisionato le operazioni, anche da sott’acqua, passando le fasce sotto al Caucco) sono pessime ma grazie all’esperienza di tutto lo staff che ha partecipato al recupero, dagli ormeggiatori della Marina all’equipaggio del motopontone Magnum e al personale del cantiere, tutto è filato liscio. Certo non è stato facile”. Intervento complesso, fin dalle prime fasi, ossia quelle del passaggio delle fasce per alzare il Dolphin ed estrarlo dall’acqua. “Prima che sprofondasse anche nel fango, avevo passato delle catene particolari – racconta Ciaffardoni. Dopo quella violenta pioggia l’acqua, entrando da sopra, lo ha fatto sprofondare. Il primo recupero con il Magnum della Mentucci di Senigallia io l’ho effettuato nel 1992, al largo di Porto Recanati, a quindici metri di profondità. E anche oggi, con il pontone, la gru e lo staff, hanno tolto le castagne dal fuoco. In campo c’erano tutti professionisti. Abbiamo prima di tutto fatto spazio al pontone. Nei giorni scorsi abbiamo presentato alla Capitaneria di porto, che ha seguito passo passo le operazioni, sia il piano di recupero che quello della sicurezza. Tutti abbiamo lavorato all’unisono per raggiungere l’obiettivo. E così è stato”.

g.f.

 

Basilio Ciaffardoni

 

 


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