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L’Africa e l’umanità di Mario Dondero,
che avvicina Fermo al mondo

MOSTRA - Inaugurazione dell'esposizione con gli scatti dello scomparso fotoreporter in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato
martedì 20 giugno 2017 - Ore 18:42
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di Andrea Braconi e Alessandro Giacopetti

C’era anche lui tra quelle foto. C’era il suo amore per le persone. C’era il suo sguardo, sempre diverso, sempre vero. Una riflessione che, all’unisono, è riecheggiata di fronte agli scatti di Mario Dondero esposti nel Palazzo dei Priori per la mostra “Dalla culla dell’umanità” voluta dallo Sprar in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato e inaugurata nel pomeriggio alla presenza del vice sindaco Francesco Trasatti. Un’esposizione che sarà visitabile fino al 5 luglio, giorno in cui proprio a Fermo si terrà una manifestazione nazionale antirazzista.

Fondamentale, come in tutte le mostre con protagoniste le immagini di Dondero, il lavoro svolto dalla Fototeca provinciale di Fermo, diretta da Pacifico D’Ercoli, che ne cura l’imponente archivio.

“È stata una selezione fatta da Fernando Felicetti e da me – ha spiegato Laura Strappa, compagna di Dondero – a seguito del ritrovamento di moltissime pellicole dedicate all’Africa. Abbiamo pensato di proporla oggi, Giornata , perchè l’idea che mi è venuta in testa da proporre era considerare la vita delle persone in Africa che vivono la loro esistenza e che a causa di guerre, fame e riscaldamento climatico si spostano e che magari se potessero lo eviterebbero. Per l’occasione è stato realizzato un catalogo, che verrà distribuito nei prossimi giorni e chi vorrà potrà fare una donazione da destinare all’Archivio Mario Dondero”.

“Pochi giorni fa ho postato una foto pubblicata dal Corriere della Sera con alcuni ragazzi di colore che assistevano al dibattito in Senato sullo Ius Soli – ha raccontato Trasatti -. Nel mio commento ho scritto ‘ coraggio, non siete i soli ad essere scoraggiati’. Questo è un tema che ci attraversa sempre, quello di chi è in cerca di una vita migliore. È bello quindi cogliere il lavoro di Mario, in grado di avvicinare la comunità locale al mondo. E il senso di questa mostra, l’apertura oggi, i progetti portati avanti con lo Sprar devono andare avanti in questa direzione. Tutto parte dalla cultura, dal rapportarsi con la diversità. Mi piace pensare senza retorica che questo possa essere una finestra aperta sul mondo che Mario ha sempre avuto, per Fermo, per il nostro territorio e per quei messaggi di umanità che lui con la sua arte in una maniera così immediata riusciva a trasmettere”.

“Mario ci manca anche come anche come presenza critica – ha rimarcato Alessandro Fulimeni, responsabile dei progetti Sprar -. Nell’anteprima di questa mostra che Laura mi aveva mandato mi era sembrato di cogliere una dolcezza che davvero esprime tutto l’amore di Mario per l’umanità: un uomo disinteressato ai beni materiali, al prestigio, ma un uomo completamente immerso nel turbinio degli eventi del ‘900 e nelle battaglie del cambiamento sociale. E oggi è come se fosse qui con noi. Per noi è una mostra ricca di significati, con gli ospiti dei progetti Sprar protagonisti. Ci interessano le tematiche su cui Dondero ha sempre lavorato: l’incontro e la relazione. E nel suo lavoro l’incontro era un soffermarsi sull’altro, un riconoscimento. Ecco, noi di questo abbiamo bisogno: del riconoscimento di questi milioni di persone che fuggono, le cui grida di aiuto rimangono inascoltate. Credo che su questi temi ci sia un estremo bisogno di una vera informazione”.

Grande interesse ha suscitato l’intervento di Valerio Calzolaio, ex deputato e da sempre impegnato sul fronte delle dinamiche ambientali e delle migrazioni dei popoli. Calzolaio ha ripercorso la nascita della Giornata mondiale del Rifugiato, spiegano come dal rapporto dell’Unhcr presentato oggi si evidenzi come siano circa 17 milioni e 200 mila gli uomini, le donne ed i bambini (il 51% l’incidenza di questi ultimi) che, secondo i dati del 2016, ricadono sotto il mandato dell’Alto Commissariato per i Rifugiati.

Motivi religiosi, di razza, di sessualità, di identità politica o la presenza di un conflitto civile: queste le principali ragioni della fuga di intere comunità. E parlando delle persecuzioni religiose, Calzolaio ha ricordato quelle subite da Emmanuel e dalla la sua compagnia, alla base della loro scelta di fuggire dalla Nigeria.

“E quanti – ha aggiunto – non riescono neanche ad arrivare, muorendo prima. La situazione in Siria ha fatto crescere esponenzialmente il numero di richiedenti asilo. In questi 17 milioni ci sono quelli che sono riusciti ad arrivare ad un confine, hanno fatto una richiesta ufficiale e hanno avuto un riconoscimento. Poi ce ne sono 2,8 milioni in attesa di una risposta. Insieme fanno circa 26 milioni di persone. Ma le persone che si muovono sono 65 milioni, più altri che non rientrano in nessuna categoria, come le persone che sono in fuga da disastri naturali e che pur attraversando un confine non vengono conteggiati. Sono milioni quelli fuori dalle statistiche ufficiali”.

Sul futuro Calzolaio è categorico: “Mettetevi il cuore in pace, ne arriveranno milioni. Certo, abbiamo tutti una sana preoccupazione per la gestione di questo fenomeno, ma non c’è niente che possa bloccare questo flusso. Secondo l’Onu entro circa 30 anni in Africa diventeranno 2,4 miliardi di persone, mentre gli europei saranno 600 milioni. Queste situazioni vanno affrontate con intelligenza, mentre qui vedo che si continuano a creare paure finalizzate ad obiettivi elettorali. Questa giornata, invece, serve a ricordarci che ognuno di noi in alcuni momenti è stato in fuga e tutte le volte che ha trovato un sorriso o un accoglienza diversa si è sentito meglio, non peggio”.

 

  

 


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